Chi sono i “brusacristi”? Ce lo spiega il sindaco eretico, del Tortello Cremasco, Damiano Cattaneo, Borgomastro di Capralba

Chi sono i “brusacristi”? Ce lo spiega il sindaco eretico, del Tortello Cremasco, Damiano Cattaneo, Borgomastro di Capralba

Una pagina di storia per Crema

Ecco il motivo del soprannome ‘I brusacristi’. Era una notte come questa, un po’ più fredda…

Era il marzo del 1448.
Fu proclamato a Crema un falso bando a nome di Filippo Maria Visconti, signore di Milano, col quale si ingiungeva a tutti gli uomini capaci di armi, dai 15 ai 60 anni, di recarsi fuori Porta Ombriano, dove avrebbe avuto luogo una operazione di censimento, in preparazione per eventuali difese. I ghibellini avevano segretamente passata parola fra loro che a un dato segno rientrassero in città. Tutti si recarono al luogo indicato; ed ecco ad un certo punto il segnale: in fretta i ghibellini rifuggirono entro le mura e alzarono i ponti levatoi. I guelfi ignari se ne avvidero troppo tardi e gridarono al tradimento.

Dopo questa bravata, i ghibellini temendo che tutti quelli esclusi, mossi dalla disperazione, tentassero, benchè disarmati, qualche gran colpo per riprendersi la città, disposero forti contingenti di guardia alle porte e alle mura, che dovessero vigilare tutta la notte. Anche la piazza del Duomo era presidiata da gruppi di soldati.

Di marzo la notte era molto fredda. La guarnigione della piazza riparò in Duomo, e vi accese un gran fuoco nel mezzo. Qui, dopo molte risa e ragionamenti fatti della burla usata ai guelfi, Giovanni degli Alchini, mirando il crocifisso (che per avere il capo piegato verso la spalla destra gli richiamava un gesto particolare dei guelfi) disse: “Eccone qua un altro di questi guelfi: ma non vi starà più”; e salito sopra gli scanni del coro e sopra l’inferriata, divelse la sacra immagine e corse a gettarla nel fuoco.

L’orrendo sacrilegio suscitò subito la reazione di molti. Ne nacque un grande alterco, ma il crocifisso che già cominciava ad essere intaccato dalle fiamme, fu in tempo sottratto al rogo.

Una tradizione costante in mezzo a noi riferisce un particolare prodigioso che non è registrato nelle cronache scritte ma che sembrerebbe confermato dallo stato della sacra immagine che si può osservare anche oggi.

Il crocifisso toccato dalle fiamme avrebbe ritratto i piedi, sollevando anche il chiodo. L’immagine infatti ha i piedi notevolmente sollevati dal piano della croce, dove normalmente dovrebbero poggiare, e il chiodo, benchè assai lungo, sembra strappato a forza dalla sede.

Il crocifisso cominciò da allora ad essere oggetto di specialissima venerazione, sia per senso di comune ammenda, sia per fiducia nell’arcana potenza attribuita dal prodigio delle fiamme, sia per trovare in esso motivo di conforto e di pacificazione in mezzo a tempeste di odio e di guerra.

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