Chiamata Urgente, finalmente su cd i brani storici della band cremasca

Chiamata Urgente, finalmente su cd i brani storici della band cremasca

Ad ascoltare gli 11 brani che compongono questo inaspettato regalo di Natale mi verrebbe voglia di prendere i sei storici componenti dei Chiamata Urgente e picchiarli. Intanto per aver dovuto aspettare di arrivare alla soglia dei 50 anni per avere un CD decente con i brani storici della band cremasca. E poi per non avere proseguito la loro storia quando era il momento. Ma ormai ho capito sono tutti loschi figuri strani Paolo Alpiani (fautore di questa uscita), Marco Bertolotti, Carlo Schira, Marco Giovanetti, Enrico Zaninelli e Andrea Marchesetti. Lo sono per l’amore/odio che da sempre manifestano per la loro creatura.

Ma è un classico del rutilante mondo del rocknrolle. Fai una cosa quando avevi vent’anni e ci rimani indissolubilmente legato e rifarla a 60 anni magari ti girano le balle, e magari anche sentirne parlare. Insomma è gente che fa altro, qualcuno suona ancora, tutti in qualche modo in verità. Ma sono architetti, insegnanti, veterinari, bancari e non so cosa altro.

Ha senso quindi nel 2019 ritirare fuori brani che hanno sulle spalle quasi 40 anni di storia? Ma io credo di si. Intanto perché questi brani non hanno mai avuto una vera forma. Fatto salvo per l’accoppiata 1973/Frammenti di realtà pubblicati sullo storico 45 giri del 1989 ormai materiale da collezionisti su DiscoGs i Chiamata Urgente non li avevano mai pubblicati.

Per assurdo alcuni dei brani che troviamo in questo CD avevano visto la luce su supporto fisico solo nella loro versione rivista e corretta nata a seguito della reunion per il trentennale del 2013 (da cui erano nati anche gli abbozzi per un paio di pezzi nuovi che un’altra volta nessuno ha sentito davvero).

Per questo viene voglia di prenderli e dagli una mano di botte. Perché oggi come allora e domani ancora questa sarà una operazione una tantum. Una manciata di copie fisiche e l’uscita sui siti di streaming musicale e download. Certo tu dici ma che dovrebbero fare nel 2020 sti sei ex ragazzi?

Beh intanto magari incidere un paio di pezzi nuovi già abbozzati qualche anno fa. Sarebbe un bel modo di tenere in vita questa storia così sghemba. Intanto sono arrivato al sesto paragrafo e non ho ancora scritto un tubo del disco. Sono 11 pezzi. La genesi di questa operazione ce l’ha raccontata Paolo. Ma riassumiamola. C’erano dei nastri delle incisioni in studio fatte dal gruppo tra il 1985/1989 che erano spariti. Sono riemersi e qualcosa è stato recuperato e digitalizzato e Paolo ha deciso di fare un regalo di Natale ai suoi sodali e agli altri che riusciranno ad acchiapparlo.

Ha coinvolto Anna Lopopolo che già aveva curato l’artwork del CD del 2013 per la realizzazione di una copertina davvero splendida, un gelido bianco e nero che descrive perfettamente il contenuto del disco. E poi ha fatto stampare una cinquantina di copie. Dentro ci sono in maniera antologica gli 11 brani che ha ritenuto più rappresentativi della storia del gruppo.

Il disco si apre con i quasi 7 minuti di Tempo, prima incisione della band. Una new wave che sfocia nel dark. Suoni plumbei, dannatamente anni ’80. I primi Cure a fare da luce nera di guida. Ore d’inverno è forse il brano debole del lotto. Un po’ lontano dal resto dei pezzi. A seguire Storia Breve. Con Qualcuno si arriva alla seconda perla del CD. Un pezzo che disegna perfettamente quello che erano suoni, melodie e ritmi di quegli anni. Se fosse un vinile gli ultimi due pezzi del lato sarebbero Generazioni e 1973. Il lato A del 45 giri del 1989 chiude un certo discorso.

Il lato B si apre con quello che era il lato B del 45 giri, Frammenti di realtà, che apre la seconda fase della storia dei Chiamata Urgente. Una registrazione più pulita. Via la dark, dentro l’idea che stava nascendo di un certo tipo di rock italiano. Quello dei Litfiba di Desaparecido. E l’accoppiata Mille e una notte e Jim Clark sono esplicite in questo senso. La chitarra di Mille e una notte pare una renzullata del primo periodo. Il testo e la melodia orientaleggiante evocano Istambul dei Litfiba degli esordi. Chiudono Ombre blu e la riflessiva e sognante, nonché splendida, L’Ultima ora.

Un disco da mandare a memoria, personalmente non ne ho bisogno almeno 6 degli 11 brani li conosco a memoria da qualche decennio. Un disco che fa sorgere più domande. Dove sarebbero arrivati se avessero incontrato un produttore, una casa discografica, qualcuno che mettesse sul serio le mani su ste perle grezze? Lo so inutile menarsela adesso. Fa anche girare le balle, a loro in primis credo. Però davvero potrebbero essere stati una delle band centrali della wave italica degli anni ’80. Invece sono e rimangono un fenomeno locale che chi ha la fortuna di avere amato ricorda e stima. E’ andata così. Però va bene che di tanto in tanto si torni a fare girare quelle canzoni.

emanuele mandelli

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