Clamoroso a Madignano: lo sapevate che una volta, da quelle parti del Granducato del Tortello si faceva vino?

Clamoroso a Madignano: lo sapevate che una volta, da quelle parti del Granducato del Tortello si faceva vino?

Articolo del Cavalier Riccardo Ghidotti

Onore all’Italia, brindiamo con il “Cremasco di Madignano”!

Chissà quale stupore ha sorpreso il sindaco di Madignano Luigi Griffini quando, nel settembre del 1875 a Parigi durante un pranzo offerto all’Eliseo, stapparono una bottiglia di vino bianco con scritto sull’etichetta “Cremasco di Madignano”. Alla delegazione parlamentare italiana invitata, partecipò anche l’avvocato Griffini, patriota risorgimentale. Era stato eletto alla Camera dei Deputati il 30 maggio 1869, quando ancora la Capitale del Regno era Firenze, riconfermato nel ballottaggio del 27 novembre 1870, a poco più di due mesi dalla breccia di Porta Pia. Il trasferimento della capitale a Roma era avvenuto nel febbraio del 1871, ma fu solo nell’autunno di quell’anno che il Parlamento del Regno venne ospitato a Montecitorio dove ancor oggi ha sede la Camera dei deputati. Grazie al suo interessamento, e soprattutto per agevolare gli spostamenti dell’onorevole sindaco, fu disposta la fermata con propria stazione di Madignano sulla “strada ferrata” Cremona-Treviglio appena inaugurata nel 1862. La fermata di Madignano fu soppressa ai primi del ‘900, dopo che il 10 marzo 1899 morì Luigi Griffini, divenuto Senatore del Regno fin dal 1887. Val bene annotare che per tutto il secolo XX Madignano non ha avuto la fermata del treno, almeno fino al 1996 allorquando fu automatizzata una fermata per buon agio dei madignanesi pendolari.

Ma veniamo al nostro brindisi.

Le bottiglie con la M coronata di buon vino cremasco, venivano esportate dall’azienda vitivinicola del conte Antonio Martinengo che sulla strada sterrata della Comparina aveva la sua sede, con tanto di casa padronale blasonata adiacente il Serio Morto.

Un tempo sul nostro territorio prosperava la vite e la produzione vinicola era abbondante. Aveva trovato qui un habitat favorevole il vitigno Cabernet a bacca rossa e Cabernet-Selvaggio a bacca bianca. Da annotazioni di esperti di fine ‘800 sappiamo che il vino madignanese era in genere di modesta gradazione alcolica, con l’uva coltivata a Madignano, abbinata con taglio successivo ad altre uve, si poteva ottenere un vino prelibato. Per questo si spiega come il vino madignanese fosse assai apprezzato anche fuori dai ristretti confini cremaschi. Ne scrive con orgoglio patrio il nostro compaesano mons. Francesco Piantelli nel suo mirabile “Folclore Cremasco”.

Inoltre la nostra zona ebbe nella seconda metà del XIX secolo una stimata nomea. Era vista con attenzione da tutti i viticoltori italiani e europei. Grazie al nostro Griffini, che pure possedeva ampi appezzamenti dedicati alla coltivazione della vite, così come quelli del citato conte Martinengo, il cremasco divenne zona sperimentale contro la filossera. Si attivarono studi scientifici e agrari che produssero un percorso significativo per debellare questo flagello che minacciava l’economia di tante famiglie di agricoltori. Per questo sia in Parlamento prima e al Senato poi, Luigi Griffini assunse cariche nazionali fino alla più alta carica di Presidente del Consiglio superiore dell’agricoltura.

La viticoltura è ormai scomparsa nel nostro paese di Madignano, restano ricordi nell’etimo locale del “ciòs da l’öa bianca” (campo cintato dell’uva bianca) o ancora “ciòs” “ciusì” “ciusù”, toponimi sopravvissuti in dialetto cremasco che identificano la zona verso la cascina Corfù.

E per quanto riguarda la bottiglia, ormai vuota, da me ritrovata nel 1972 nella cantina del “priur” Carlo Zucca – poi personalmente donata al Museo Mulino di Sopra – resta come un cimelio, un trofeo dei tempi passati.

A ricordare il protagonista del sorprendente brindisi parigino, oggi a Madignano è intitolato al Griffini un vicolo, dove il suo palazzo di abitazione si erge possente.

E il vino? Ci stanno pensando gli alunni dell’Istituto Agrario “Stanga” di Crema. Dalla vendemmia 2016 il vino cremasco ripianterà radici. Proprio sulla scia della vite antica di Madignano, distrutta dall’ epidemia di filossera. Si prefiggono, sotto la magistrale guida del prof. Basilio Monaci, di ricalcare l’impresa del conte Antonio Martinengo che per un secolo e mezzo, a partire dalla metà del 1700, produceva e commercializzava il prelibato vino cremasco. Si chiamerà Bianco della Gallotta e Rosso della Gallotta, con buona pace di Bacco.

RICCARDO GHIDOTTI

Prossimo racconto:
“Orghèn da Madignà” non è solo un proverbio cremasco.

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