Clamoroso nella Città Giocattolo, un morbo colpisce i politici che parlano con le statue

Clamoroso nella Città Giocattolo, un morbo colpisce i politici che parlano con le statue

Ma che cazzo, ci mancava anche la gente che sbrocca”, la sindachessa scendeva le scale a chiocciola del municipio della Città Giocattolo sbraitando come sempre, ma la sua frase era detta anche con una punta di cinica ironia.

Da qualche giorno Super Milf e Rasputin stazionavano sotto i portici del famedio del comune e parlavano con una statua sperando che questa rispondesse. “Lo so che sei tu che mette in giro tutte le voci più terribili sul nostro operato”, gli stava raccontando super Milf, “basta ho deciso, non siamo più amici”, ribatteva Rasputin, sperando di smuovere la statua con la terribile minaccia.

Che cazzo facciamo”, aveva detto il Giovane Vecchio alla sindachessa, “li facciamo internare questi due? A me sembrano dei pazzi”, ma proprio mentre gli parlava anche la sindachessa aveva iniziato a guardare la statua con occhi lampeggianti rabbia, “maledetto, lo so che mi odi, mi hai anche costretto a comprarmi delle scarpe decenti”, sibilava a bassa voce.

In fondo era un periodo difficile anche per la sindachessa che continuava a sentire sul collo il fiato del Giovane Vecchio che anche se smentiva in continuazione di stare cercando di fargli le scarpe (anche se decenti) si comportava come se la cosa dovesse succedere da un momento all’altro, e poi ce l’aveva sempre appiccato al culo. Se l’era tolto dalle balle in settimana giusto per mandarlo a condurre la Commissione Ricerche minerarie e perdite di tempo.

L’intenzione di autorizzare lo scavo di un pozzo di petrolio proprio a fianco del Megasupermercato aveva quell’attimo inquietato la città. “Saremo mica in Texas?”, avevano protestato i Cri-Cri, “meglio che in Texas, potremmo avere la sufficienza energetica cittadina e diventare granducato”, aveva ribattuto la sindachessa in pieno delirio di onnipotenza, e già li forse ci si sarebbe dovuti fare qualche domanda. Intanto i tre se ne stavano come imbambolati sotto la statua a raccontare cose assurde.

Non bastava che non li ascoltassero i viventi”, aveva ironizzato il Largo passando di li, “adesso anche le statue, come se non avessimo nulla di più importante da pensare. In piazza ha chiuso un altro bar e fra un po’ io e la cricca non sapremo più dove prendere il caffè e fingere di prendere le decisioni riguardanti la vita cittadina”, nessuno aveva ascoltato quello che aveva detto.

Mirko Treviglio

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