Come l’affaire San Domenico ha evidenziato tutte le spaccature della politica nostrana (intanto gli abbonamenti calano)

Come l’affaire San Domenico ha evidenziato tutte le spaccature della politica nostrana (intanto gli abbonamenti calano)

In tutto sto casino finalmente domenica si alza il sipario della stagione del teatro San Domenico. Uno spettacolo sulla follia e la fatica di esistere. No vabbeh… ma allora lo fanno apposta. Pare perfettamente calzante alla schizofrenia che circonda il teatro cittadino da quando è scoppiato il bubbone del bilancio non approvato per i due voti contrari del consigliere in quota a Rifondazione Comunista, Fausto Lazzari e di quello in quota al Movimento 5 Stelle, Domenico Baronio.

Lazzari poi si era dimesso, dico si era perché le dimissioni dopo 23 giorni non sono state confermate e poi adesso, stando all’ultimissimo comunicato del M5s, Lazzari sarebbe stato cacciato dal Cda, non si sa come, la situazione è fluida. Una vicenda surreale, come ha pure scritto la Bonaldi sul suo profilo Facebook, dove da settimane è quieta e poco polemica, pubblica più che altro immagini dalle manifestazioni a cui partecipa. Comunicati e contro comunicati si sono poi sprecati.

Si sono evidenziate una spaccatura notevole tra Sel e Rifondazione, con Bordo che poi attacca a testa bassa anche Domenico Baronio che minaccia querele e il M5s che rincara la dose sostenendo che Sel punta solo a piazzare nel Cda un suo rappresentante. Rifondazione dal canto suo si è pure spaccata all’interno, con Stanghellini su posizioni diverse dal resto del partito che ha sempre difeso Lazzari, dimissioni o non dimissioni, cercando di spiegare pure perché le ha date e poi ritirate.

Della spaccatura dentro ai rifondaroli vorremmo parlare di più, perché sappiamo che è più profonda e composita di quanto sembri all’esterno, con tanto di un membro storico sul punto di andarsene dal circolo cittadino (o gia ito, dice qualcuno addentro a rifo). Così come vorremmo parlare un po’ di più di cosa faranno nei prossimi 6 mesi per cercare di riconquistare una verginità in vista delle elezioni.

Pare una follia. La Bonaldi va come un treno e ha confermato di ricandidarsi. Ma con chi? Non si sa. Rifo va e viene, Sel si scioglie… Uguale dall’altra parte fa Forza Italia settata su tre parti che vanno a tre velocità diverse e paiono puntare obiettivi diversi. Mi ha fatto sorridere che il comunicato sul San Domenico di poche ore fa sia firmato Gruppo consiliare di Forza Italia (ovvero Beretta e Ancorotti…) e Forza Italia (i Donida boys?).

Ora, tornando al San Domenico, in città circola una voce pure sul calo di abbonamenti per la stagione in partenza. La campagna abbonamenti ha chiuso il 24 ottobre. Sapere il numero preciso di abbonamenti fatti pare un po’ una cosa da Santo Graal. I 5 stelle lo hanno chiesto esplicitamente nella interpellanza sul teatro di cui abbiamo parlato. Nelle scorse stagioni erano 150/160, un numero già esiguo a nostro modo di vedere.

Se sono calati come ci dicono (ci hanno fatto una stima percentuale ma per ora la teniamo per noi) bisogna vedere di quanto sono calati e poi fare delle considerazioni sulla qualità della stagione e sull’interesse che i cremaschi nutrono verso di essa. La stagione del San Domenico, essendo espressione di una Fondazione, non ha mai avuto una dimensione artistica precisissima. E’ per forza di cose figlia del tempo e delle persone che guidano la fondazione in quel momento. Ci sono state quelle precisine e corrette della Orini, quelle un po’ alternative di Cabini, quelle più spicce di Marotta. Ci perdonino gli interessati per la brutale semplificazione del concetto.

Ora con Strada e con questa serie di problemi incrociati pare siano uscite tutte le menate che negli anni erano restate sottotraccia. Ma intanto con questo problema del bilancio non approvato, ci chiediamo, cosa succede al teatro? Nel senso, stagione fissata e in partenza a parte, non è che mi si congela tutto attorno al caos politico e la cultura se ne va a farsi benedire?

Di certo, se fosse confermata la voce sul calo di abbonamenti, vorrebbe dire che i cremaschi hanno subodorato la cosa sentendo attorno al teatro un’aria più da bega politica che culturale. E non va di certo bene. Il fatto che il San Domenico sia diventato il terreno di scontro più violento del periodo non gli fa di certo del bene.

Certo forse è stato invece un collettore che ha velocizzato il manifestarsi di situazioni che altrimenti sarebbero rimaste magari ancora sommerse. In prima battuta la sinistra radicale cremasca ha visuali differenti. Storici compagni di partito non si nasano (per dirla dialettale) per nulla. In seconda battuta l’operazione fatta dal M5s è rimasta sul gozzo a molti. Ricordiamo che avevano spiazzato tutti facendo campagna a se. Invece che coordinarsi con le minoranze come gli altri si attendevano hanno presentato un loro candidato che ha fatto fuori guarda un po’ Gianmario Donida, che gli altri volevano riconfermare, anche grazie ai voti del Pd. E molti urlarono all’inciucio.

Alla luce dei fatti il Cda Strada, che si disse uomo politico del Pd, è in difficoltà proprio per il voto contrario (anche di) Baronio. Probabilmente un candidato delle opposizioni più levigato avrebbe votato il bilancio. Boh, stiamo ipotizzando neh. Ma fino ad oggi era stato così. Di certo il fatto che Donida si sia trovato con del tempo libero ha contribuito anche all’accelerazione dell’evidenziazione delle varie anime di Forza Italia, come abbiamo analizzato un po’ oggi.

Insomma questo San Domenico pare ad oggi essere il catalizzatore e la madre di ogni bega politica che interessa la Città Giocattolo.

Emanuele Mandelli

(Visited 28 times, 4 visits today)