“Fino agli anni Cinquanta Crema aveva un centro storico praticamente integro ed era racchiusa da una cinta muraria quasi completa (salvo il tratto demolito dell’area Stalloni) ancora ben visibile dall’esterno ed in alcuni tratti percorribile anche sugli spalti.
Nel 1959 il primo sfregio: i Padri Comboniani demoliscono abusivamente un ampio tratto di mura nella zona dell’attuale Campo di Marte (che allora era in parte di loro proprietà) per costruire quell’orrendo parapetto con colonnette ancora oggi visibile. La Sovrintendenza intervenne con un’ingiunzione per bloccare i lavori ma i Padri Comboniani riuscirono ad uscire indenni dallo scandalo senza ripristinare l’abuso grazie all’intervento dell’  onorevole Patrini che su intercessione del sindaco Cabrini, inviò un telegramma a Roma, bloccando di fatto i vincoli posti dallo zelante Sovrintentende di allora, insabbiando il caso e dando il via libera di fatto alla speculazione edilizia che portò  a lottizzare gli spalti e la zona di rispetto inedificabile antistante le mura in barba alle severe prescrizioni delle Belle Arti. Anche nel centro storico, sempre ignorando i vincoli, nell’arco di pochi anni si demolirono il Palazzo Fadini in Via Mazzini (per fare posto al cinema Cremonesi), l’ex Macello e la ‘Ciudera’ in Piazza Garibaldi sostituiti dai condomini Platano (un condominio di sei piani in centro storico che suscitò polemiche a non finire) e Platanino , L’antica trattoria del Pozzo Vecchio tra via Mazzini e Via Civerchi, l’antico Albergo Agnello in via Cavour (demolito per costruire il primo supermercato di Crema, il “Multi”), per citare solo alcuni dei casi più eclatanti. Interi isolati rasi al suolo in nome della “modernità” in totale assenza di regole urbanistiche: per avere il primo Piano Regolatore di dovranno attendere oltre venti anni, infatti entrerà in vigore solo nel 1981 ma i danni ormai erano fatti.
Interessanti i carteggi e “l’autodichiarazione” che giustifica la rapida demolizione dell’ex Agnello perchè Crema rischia di perdere il suo primo supermercato!
Come sempre la documentazione proviene dall’Archivio Storico Comunale scovat con l’aiuto di Francesca Berardi e Gianpiero Carotti”.

 

Così via social ha postato l’appassionato, storico, ricercatore ed esploratore Alberto Tuzza, generoso Cremasco del Fare!

stefano mauri

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