Gentilissimo direttore,
Le elaborazioni sui dati del Ministero dell’Interno (fonte Youtrend) parlano chiaro:
– nonostante una minore affluenza rispetto alle politiche del 2022 il fronte del NO ha incassato ben 15,1 milioni di voti, ovvero 3,9 milioni in più rispetto a quanto raccolto dalle liste di PD, M5S e AVS alle politiche del 2022;
– parallelamente, il fronte del SÌ è crollato, perdendo 2,4 milioni di voti rispetto alla base dei partiti di centrodestra e cosiddetti riformisti, segnando una prima vera sconfitta per la destra di Giorgia Meloni.
In questo scenario di mutamento profondo, appare ancora più curioso l’atteggiamento del Sindaco di Crema, Fabio Bergamaschi. Al di là della dichiarazione soddisfatta all’esito dello scrutinio, durante tutta la campagna referendaria, il primo cittadino ha scelto la via del silenzio, evitando accuratamente di esporsi a sostegno delle ragioni del NO. Perché questa latitanza? La sensazione è che Bergamaschi preferisca non disturbare quei settori “riformisti” del PD locale che guardano con insistenza verso Forza Italia. Una strategia del “piede in due scarpe” che mortifica la battaglia politica in nome di equilibri di potere territoriali. Il PD della provincia di Cremona sembra ancora senza coraggio, ostaggio di logiche centriste che schiacciano l’occhio alla destra, ignorando la spinta che arriva dai cittadini.
Ora è necessario far sì che la politica, tutta, non disperda questa grande partecipazione – non ai massimi livelli, ma molto alta per un referendum tecnico come questo – soprattutto dei giovani e giovanissimi. Quando si parla di temi, anche se tecnici, c’è fermento. Quando si parla di logiche spartitorie tra le segreterie partitiche prevale invece la noia e il disinteresse.





