Corpo di mille balene, servirebbe un goccetto di rum

Corpo di mille balene, servirebbe un goccetto di rum

Le vesti dei mercanti trasudano di ori tesori immani portano le stive si affacciano alle rive le colorate vele fragranti di garofano e di pepe; la canzone è Asia, un classico di Guccini che racconta i viaggi di Marco Polo. Ma non solo garofano e pepe nelle stive del viaggiatore e mercante italiano che nel 1300 viaggio avanti e indietro con l’oriente riportando in Europa i loro prodotti. Tra questi c’era anche quello che Marco Polo definì: un ottimo vino di zucchero. Un prodotto che aveva già migliaia di anni di storia e si chiamava brum. Lo facevano in Iran quando scoprirono che lo scarto della lavorazione della canna da zucchero fermentando produceva qualcosa che alle Barbados chiamavano Kill-Divil, ammazza diavolo. Una bevanda che nel 1651 in un documento veniva definita come: “il maggiore intossicante prodotto sull’isola”, il Rumbollion.

Il nome già prendeva dalla parola inglese rumble, gorgogliare, o da quella francese boil, bollire. Una bevanda che si diffuse più nelle colonie statunitensi che in Europa. Tanto che nel 1664 a Staten Island fu fondata la prima distilleria di quello che è il moderno Rum. E piaceva agli americani, assai, durante la guerra di indipendenza ogni americano consumava in media 3 galloni imperiali di rum all’anno. Ergo 13 litri e mezzo. Ogni uomo, donna e bambino.

Divenne moneta di scambio, come l’oro, internazionale. Unos cambio circolare di rum e schiavi con l’Africa. tanto redditizio che l’interruzione del commercio dettata nel 1764 dal cosiddetto Sugar Act causò la rivoluzione americana. Ma al primo presidente degli states il Rum piaceva. Tanto che utilizzò una botte di rum delle Barabados come predellino per il suo discorso di insediamento nel 1789. Ma negli stati uniti stavano per scoprire il whisky. Il rum sarebbe diventato presto una roba da pirati.

Ci pensò Stevenson nel suo libro L’isola del tesoro e rinfocolare le leggenda che nei caraibi i pirati s’ammazzassero di rum. Siamo nel 1883. La leggenda dice che prima di assaltare le navi i pirati dai caraibi bevessero una mistura di rum e polvere da sparo. E poi cannonate. Ma anche la marina reale inglese contribuì a far diventare il rum la bevanda deli marinai quando cambiò la razione quotidiana di brandy con una bella pinta di rum. Ma siccome i marinai si sbronzavano troppo ad un certo punto iniziarono a distribuire il rum annacquato col limone, inventando di fatto il Grog.

La razione di rum ai marinai inglesi venne data fino al 31 luglio del 1970. Veniva chiamata un tot, visto che non era mai precisa Da qui il modo di dire. Il rim viene anche chiamato Sangue di Nelson. C’è una spiegazione. Quando l’ammiraglio Horatio Nelson venne ammazzato al termine della battaglia di Trafalgar nel 1805 per poterlo conservare fino al ritorno in patria per i funerali lo misero sotto spirito in una botte di rum. Ma quando arrivarono in porto la botte era vuota. I marinai l’avevano forata bevendo il rum. Ma anche il sangue di Nelson. Da qui il nome. A migliorare il rum e a renderlo quello che conosciamo oggi furono gli spagnoli dopo la metà del XIX secolo. Fino ad allora il liquore era considerato una bevanda forte per popolazioni povere. La commissione reale spagnola allora istituì un concorso a premi per chi ne avesse migliorato lo stile di distillazione, in Europa il liquori erano tutti a doppia distillazione.

Il concorso lo vinse il catalano Don Facundo Bacardi y Massó che era arrivato in Spagna da Cuba nel 1843. Fece tutta una serie di esperimenti di tecniche di distillazione con filtraggio al carbone vegetale. Si inventò la coltivazione di differenti ceppi di lievito e l’invecchiamento con botti di quercia americana. Da qui la nascita di un rum leggero più dolce e gradevole. Da allora Bacardi è un sinonimo di rum. Don facundo infatti nel 1862 fonda la Bacardí y Compañía sfondando sul mercato americano e sud americano, riportando di fatto a casa una bevanda del tutto diversa da quella che durante il colonialismo americano veniva usata dai coloni europei anche come medicinale, si credeva infatti che questa bevanda potesse curare polmoniti ed altre patologie, all’epoca, incurabili.

Anche in francia il rum è una cosa seria. Nel 1996 il rum agricolo della martinica, colonia fgrancese. Ha una sua denominiazione: la AOC Marinique. La Martinica è ancora oggi l’unica isola ad avere un marchio di origine. AOC è quindi solo il rum estratto della distillazione di succo fresco di canna da zucchero, e con la menzione “Rhum agricole” (Rhum agricolo). Rappresenta un territorio di produzione, una piantagione di canna da zucchero, un tipo di canna da zucchero, un processo di estrazione del succo, di fermentazione, di distillazione e di stoccaggio. I Rhum che si rivendicano AOC Martinica non possono essere commercializzati senza il certificato del INAO (National Institute of origin Accreditation).

Emanuele Mandelli

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