Così … Flaminio Cozzaglio, Blogger controcorrente e romantico interista, dal suo blog, nei giorni scorsi ha (giustamente) celebrato i vignaioli Caleffi. Chapeau…

Così … Flaminio Cozzaglio, Blogger controcorrente e romantico interista, dal suo blog, nei giorni scorsi ha (giustamente) celebrato i vignaioli Caleffi. Chapeau…

“I VIGNAIOLI CALEFFI

Un mio caro amico, Pino Ratto di Roccagrimalda, diceva: fare il vino buono ci vuol mica tanto, basta rispettare le regole fondamentali. La prima e fondamentale è in vigna, se esageri lì il resto è inutile, come spiega Davide Caleffi, sindaco di Spineda, a Mondo Padano il 23 novembre:

–La nostra resa per ettaro è molto limitata, 70, massimo 90 quintali di uva– Per rendere l’idea, il disciplinare del Barolo, vigneti in collina, ne permette 80; i vari disciplinari del Lambrusco attorno ai 200! Chiaro il progetto dei fratelli Caleffi: vini di altissima qualità anche in pianura, perfino col vino immagine dell’allegria, il Lambrusco, che i fratelli declinano in tre versioni, dal rosato allo spalluto con ampia presenza di ancellotta. Accompagnati dalla Malvasia e da un Cabernet Sauvignon che mai avrei immaginato a Spineda!

Qualità; l’insegna: “vogliamo crescere”; la rivincita dell’Agricoltura di pianura: mais e latte, anonimi, ai mercati generali, purtroppo; le buone bottiglie con l’insegna del vignaiolo direttamente al buon bevitore.

E per concludere, ho fiducia della mia lunga esperienza, oggi è un delitto ma quando ero bambino io il vino si assaggiava eccome: i Caleffi, in cantina, danno quel minimo per impedire al vino di ammalarsi”.

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