Danone, e se gli operai si comprassero l’azienda? La proposta di Sussurrandom

Danone, e se gli operai si comprassero l’azienda? La proposta di Sussurrandom

Parliamo di decadenza del territorio. Uno dei grossi problemi, lo sappiamo, è il lavoro. Parliamo di Danone. L’azienda ha annunciato che chiuderà l’unità produttiva di Casale Cremasco entro il 2015. è scattato il classico allarme sociale. Circa cento lavoratori che non sanno che futuro avranno.  Un lungo calvario di casse integrazioni, mobilità, chi è fortunato scivolo alla pensione. Sindacati Vs proprietà, il sindaco di Casale Cremasco Antonio Grassi in allarme. Già e poi?

Raccontiamo una storia, una storia bella, una cosa accaduta a Reggio Emilia. L’imprenditore Emilio Arbizzi decide di cedere la sua azienda ai dipendenti. Questi hanno formato una cooperativa, ci hanno messo dei soldi, piuttosto che svendere a qualche multinazionale o chiudere si cede il passo. Già che bella storia.

Ma che c’entra la Danone? Facciamo qualche riflessione. I francesi hanno deciso di de localizzare quella produzione e tagliare delle aziende. Ma per quel che sappiamo tutti i macchinari di casale sono perfetti e funzionanti, c’è un indotto, ergo i tanti agricoltori che conferiscono il latte per la produzione e che sarebbero costretti a calare produzione o che so a svendere ad altre realtà locali, c’è il know how, ci sono le esperienze. E che c’entra?

Facciamo due conti spannometrici. Cento dipendenti, vuoi che abbiano 30.000 mila euro di Tfr da portare a casa? Fanno tre milioni di euro. Vuoi che lo stato nei prossimi due anni deva mettere altrettanti milioni di euro per gli ammortizzatori sociali?  Se magari tipo la Regione ha qualcosa da mettere? Il comune? Un fondo di private equity? Qualche banca locale?

Insomma se si trovassero i soldini per dire ai francesi, signori questa azienda la rileviamo noi, siete liberi. Si crea un bel marchio locale di produzione, ci si accorda con agricoltori, consorzi locali, distributori di presidi slow food. Insomma si fa impresa senza fare assistenzialismo e i dipendenti si troverebbero ad essere diciamo soci al 33 per cento. Impresa loro.

E’ una cazzata? Noi crediamo di no.

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