Spettabili Autorità,
care e cari colleghi Sindaci ed Amministratori,
“Dietro ogni problema c’è un’opportunità”. Non può essere sintetizzata meglio che con le parole attribuite a Galileo Galilei, un grande pioniere della Storia, lo spirito che ha mosso i Sindaci cremaschi nel percorso che stiamo compiendo e di cui forse, nel mentre che ne tessiamo l’orditura quotidiana, non afferriamo ancora a pieno la portata.
Dinanzi alle grandi difficoltà degli Enti Locali e, in particolare, al problema generale del progressivo e inesorabile impoverimento dei Comuni sul piano nazionale, la cui stessa sopravvivenza è talvolta messa a rischio per le difficoltà finanziarie o di reclutamento del personale, o ancora per un’attribuzione di funzioni e di relativi oneri non sempre correttamente allocata sul piano istituzionale, questo territorio non si è abbandonato alla pur legittima lamentazione e all’accettazione passiva dell’inesorabile rischio di declino, ma ha colto con grande lungimiranza, coraggio politico ed amministrativo nonché uno sguardo realmente nuovo ed innovatore l’opportunità di una crescita, di un cambiamento migliorativo che passasse attraverso la ricerca di nuovi modelli e soluzioni inedite.
Il Cremasco ha seguito un’intuizione e ha coltivato il suo progetto: unire le strutture organizzative e la fornitura dei servizi ai Comuni, pur assicurando la potestà decisionale in capo ad ogni singola Amministrazione Comunale, ad ogni singolo Sindaco eletto direttamente dai propri cittadini. Anzi, garantendo proprio in tal modo ad ogni singolo Comune, specialmente ai più piccoli e più esposti al rischio di impoverimento e finanche di inazione, di rendere effettiva la propria capacità di indirizzo politico amministrativo, raggiungibili i propri obiettivi, attuabili i programmi che ci si impegna a realizzare nell’atto democratico supremo con il quale si chiede la fiducia degli elettori.
Dalla fragilità di tanti alla forza di tutti: questa, in radice, è l’ispirazione e la natura stessa dell’Area Omogenea Cremasca.
Un progetto adeguato al Cremasco, alla sua lunga storia di integrazione territoriale che discende dal pensiero fecondo delle classi politiche degli Anni ‘60 del secolo scorso, ma anche confacente alle odierne ambizioni di questa Città e di questo Territorio, che diventano una “Città-Territorio” progressivamente sempre più integrata, interconnessa e coesa, che non tollera le limitazioni di sistema o, meglio, che queste possano inficiare la qualità dei servizi ai cittadini e la stessa qualità della vita, laddove questa rappresenta invece un tratto distintivo riconosciuto e riconoscibile di questa nostra terra, da preservare e promuovere a dispetto di ogni difficoltà che i tempi impongono di vivere.
Un progetto che non vive in affascinanti astrazioni di ingegneria politica, ma nella quotidianità delle relazioni sociali della nostra gente. Che trae ossigeno, dimensione e significato nello spiccato senso di appartenenza territoriale consegnatoci dalle generazioni e nell’assetto organizzativo che la nostra comunità ha plasmato nel tempo, che passa, per citare alcuni tra i principali esempi, dalla presenza di una propria ASST, di un Ambito sociale in cui interagiscono tradizionalmente 48 Comuni, della presenza territoriale dei presìdi di tutte le Forze dell’Ordine, così come di un sistema scolastico superiore che è riferimento anche per pezzi importanti del milanese, del bresciano, del bergamasco e del lodigiano. A ben vedere, dalla stessa esistenza di una Diocesi di Crema, evidente tratto identitario consegnatoci nei secoli che oggi assume significati differenti rispetto ad altri tempi, anche per la geometria ridotta rispetto all’Ambito Cremasco istituzionalmente inteso, ma che non perde la forza che discende dalla tradizione. E, ovviamente, delle stesse società che oggi chiameremmo in house e di cui Consorzio.it è erede, prosecutore e interprete del dinamismo territoriale, sulla scorta dell’indirizzo dei Sindaci.
Il Cremasco esiste, è cosa viva.
Per questo motivo, questo progetto, non teme alcuna forza disgregante, né tanto meno taluni sguardi scettici e di sufficienza che non sono mancati nel corso del tempo e che invece oggi, giorno dopo giorno, si trasformano in qualcosa che se non assurge all’ammirazione – e non ve n’è la pretesa – certamente denota il rispetto per la caparbietà e l’innovazione messa in campo da Crema e dal Cremasco.
E’ un cammino che può vivere di accelerazioni, come stiamo imprimendo in questa fase di grande slancio ideale e progettuale, così come di fisiologici rallentamenti, ma sempre seguendo la medesima traiettoria, un orizzonte definito che questa città, questo territorio, questa nostra stessa comunità ha ben definito nella propria mente: il rafforzamento del Cremasco. Che non è ripiegamento identitario e ombelicale, né l’opa ostile nei confronti di alcuno, ma al contrario il presupposto per un rafforzamento anche della stessa Provincia di Cremona, articolata in aree omogenee che possano rappresentare gli ambiti territoriali ottimali per la messa a terra delle politiche, che possano anche intensificare tra esse le relazioni amministrative, come anzi è auspicabile nella logica di unitarietà nel pluralismo territoriale, ma anche aprendosi ad altre relazioni territoriali predilette che possano generare sviluppo e benessere in sinergia, a partire dal milanese e dal lodigiano.
Tutto questo, evidentemente, non sarebbe stato possibile né oggi lo sarebbe senza il presupposto di una seconda intuizione, che è poi diventata intima consapevolezza di tanti e, infine, discendente pratica quotidiana: la costruzione, intorno al progetto, dell’unione istituzionale dei Sindaci, rappresentanti delle proprie comunità e promotori dei relativi interessi ed aspirazioni prima ed oltre ogni appartenenza politica. Con queste ultime che rimangono legittime ed anzi necessarie ed insopprimibili nel dare rappresentanza alle differenziazioni ideali che vivificano ogni società democratica, ma che nel Cremasco, con ammirevole ed inusuale maturità, oggi non si trasformano in ciò che invece ad altri livelli lo spirito dei tempi sembra imporci come unico paradigma possibile, ovvero quello di una democrazia dell’alternanza perennemente conflittuale, reciprocamente caricaturale e delegittimante, con attori politici incapaci di ascolto e rielaborazione delle opinioni altrui anche proprio in quanto, a proposito di attori, sembrano più mossi dall’interpretazione di un ruolo in commedia che dalla ricerca più autentica del Bene Comune. Il quale invece, ne sono convinto, rappresenta quella scintilla di verace passione di chiunque dedichi una parte, piccola o grande, della propria vita alla politica ed al servizio dei cittadini, nonché un richiamo costante.
Credo risulti evidente quanto sia stata foriera di benefici e di risultati tangibili la capacità di trovare piattaforme comuni, progetti di sviluppo territoriale condivisi e di lunga prospettiva che siano messi al riparo dal rischio che l’alternanza democratica possa gettare il bambino con l’acqua sporca, imporre discontinuità che diventano fratture e costringere al fiato corto le politiche di sviluppo territoriale.
E credo, al contempo, che sia stato sottovalutato, cari colleghi Sindaci, il momento in cui, insieme, abbiamo scritto il documento consegnato ai candidati territoriali al Consiglio Regionale, recante l’umile definizione di “richieste e proposte dell’Area Omogenea ai candidati”, ma che in realtà rappresenta il Decalogo del Cremasco. Un documento di indirizzo frutto di una sintesi politica alta, che costituisce il riferimento universale per ogni amministratore cremasco. Perché si scrive, nero su bianco, che a prescindere dal fatto che in un dato tempo possa amministrare la Città, o i nostri paesi io, tu, lei o l’altro, qualsivoglia sia l’espressione politica di chi pro tempore veste la fascia tricolore, ciascuno deve lavorare su obiettivi chiari e definiti: una medicina ospedaliera e di territorio che funzionino; infrastrutture viarie e ferroviarie che riducano i tempi di percorrenza per i pendolari specialmente verso Milano e razionalizzino la rete locale; investimenti in un welfare inclusivo, così come nelle politiche della formazione volte a sostenere la crescita economica ed in politiche ambientali ed energetiche. Non titoli generici, come qui corre l’obbligo di sintetizzare, ma precisi obiettivi amministrativi. Certo oggi da aggiornare, a cominciare dal grande tema della casa e delle politiche abitative o alla ZIS della Cosmesi su cui vogliamo agire, come noto, il massimo del protagonismo.
Non è, cari colleghi e care colleghe, qualcosa di straordinario ciò che siamo riusciti a fare pur nel clima politico di questi anni? Non è ancor più straordinario che si parli ora, probabilmente come un unicum nazionale, del Cremasco come Comunità di Pianura, mutuando il modello delle Comunità montane, ovvero una forma organizzativa istituzionalmente ancora più forte per l’Area Omogenea? Non è eccezionale che Regione Lombardia e la stessa ANCI trovino interessante sperimentare proprio sul nostro territorio questo inedito modello organizzativo di gestione associata delle funzioni, capace di fare in modo non solo di generare economie di scala, ma che la qualità dei servizi pubblici possa essere la medesima, dal più piccolo dei nostri Comuni fino a Crema?
Se ciò è stato possibile lo si deve ad un impegno diffuso negli anni recenti, in cui è stato svolto un lavoro prezioso e corale. E va tutta la mia riconoscenza a chiunque abbia collaborato al rilancio di questo progetto durante il mio mandato amministrativo come Sindaco di Crema, un obiettivo di rango primario del mio agire, nella consapevolezza che Crema, senza il Cremasco, è più debole.
Grazie Presidente Rossoni. Esprimo questo sentimento certo di rappresentare tutti i Sindaci cremaschi, che l’hanno vista appassionarsi all’Area Omogenea cremasca con la freschezza e l’energia di una seconda giovinezza politica ed istituzionale.
Grazie alla Giunta dell’Area Omogenea che ci ha accompagnati con fattiva collaborazione nella definizione dei vari ambiti di intervento.
Grazie a tutti i Sindaci e le Sindache cremasche, che condividono nel quotidiano il progetto, alimentando quello spirito per cui nessuno si sente estraneo al destino dell’altro.
Alla Provincia di Cremona e al Presidente Mariani e alla sua Giunta, che hanno instradato un percorso verso la realizzazione di analoghe realtà organizzative nel cremonese e nel casalasco, così come a Regione Lombardia e ai Consiglieri Regionali Piloni e Vitari che, insieme, a dispetto delle appartenenze, presidiano con attenzione i passaggi volti al riconoscimento formale della comunità di pianura, ovvero di ciò che sarebbe la conclusiva svolta nel percorso che stiamo compiendo.
E infine i parlamentari del territorio, che non fanno mancare il proprio sostegno quando interpellati.
Unità, coralità, adesione concreta allo sviluppo del nostro progetto. Sono i pilastri del nostro agire.
E’ con questo spirito e con l’obiettivo di portare a compimento questo percorso istituzionale, care e cari colleghi, che nell’atto di procedere al rinnovo delle cariche dell’area omogenea la mia convinta proposta, che sottopongo alla vostra squisita attenzione, non possa che orientarsi verso un rinnovato impegno del Presidente, Gianni Rossoni.
Le diverse appartenenze sono note, ma credo che altrettanto lo sia diventata la capacità di Crema e del Cremasco, in questo assetto, di crescere insieme e di raggiungere obiettivi veramente importanti, alcuni dei quali, con ogni probabilità, oggi non vedremmo alla nostra portata se avessi operato scelte differenti nel passato. E se ne operassi oggi.
Crema c’è, io ci sarò. Ancora ed ancora di più. Con tutta la forza e la convinzione di cui sono capace. Non è certo un disimpegno, ma al contrario la voglia di continuare a mantenere unito e forte questo territorio. La voglia di tenerci per mano e di proseguire questo nostro cammino.
Care colleghe, cari colleghi: è tempo di andare avanti, insieme.
“Dietro ogni problema c’è un’opportunità”. Non può essere sintetizzata meglio che con le parole attribuite a Galileo Galilei, un grande pioniere della Storia, lo spirito che ha mosso i Sindaci cremaschi nel percorso che stiamo compiendo e di cui forse, nel mentre che ne tessiamo l’orditura quotidiana, non afferriamo ancora a pieno la portata.
Dinanzi alle grandi difficoltà degli Enti Locali e, in particolare, al problema generale del progressivo e inesorabile impoverimento dei Comuni sul piano nazionale, la cui stessa sopravvivenza è talvolta messa a rischio per le difficoltà finanziarie o di reclutamento del personale, o ancora per un’attribuzione di funzioni e di relativi oneri non sempre correttamente allocata sul piano istituzionale, questo territorio non si è abbandonato alla pur legittima lamentazione e all’accettazione passiva dell’inesorabile rischio di declino, ma ha colto con grande lungimiranza, coraggio politico ed amministrativo nonché uno sguardo realmente nuovo ed innovatore l’opportunità di una crescita, di un cambiamento migliorativo che passasse attraverso la ricerca di nuovi modelli e soluzioni inedite.
Il Cremasco ha seguito un’intuizione e ha coltivato il suo progetto: unire le strutture organizzative e la fornitura dei servizi ai Comuni, pur assicurando la potestà decisionale in capo ad ogni singola Amministrazione Comunale, ad ogni singolo Sindaco eletto direttamente dai propri cittadini. Anzi, garantendo proprio in tal modo ad ogni singolo Comune, specialmente ai più piccoli e più esposti al rischio di impoverimento e finanche di inazione, di rendere effettiva la propria capacità di indirizzo politico amministrativo, raggiungibili i propri obiettivi, attuabili i programmi che ci si impegna a realizzare nell’atto democratico supremo con il quale si chiede la fiducia degli elettori.
Dalla fragilità di tanti alla forza di tutti: questa, in radice, è l’ispirazione e la natura stessa dell’Area Omogenea Cremasca.
Un progetto adeguato al Cremasco, alla sua lunga storia di integrazione territoriale che discende dal pensiero fecondo delle classi politiche degli Anni ‘60 del secolo scorso, ma anche confacente alle odierne ambizioni di questa Città e di questo Territorio, che diventano una “Città-Territorio” progressivamente sempre più integrata, interconnessa e coesa, che non tollera le limitazioni di sistema o, meglio, che queste possano inficiare la qualità dei servizi ai cittadini e la stessa qualità della vita, laddove questa rappresenta invece un tratto distintivo riconosciuto e riconoscibile di questa nostra terra, da preservare e promuovere a dispetto di ogni difficoltà che i tempi impongono di vivere.
Un progetto che non vive in affascinanti astrazioni di ingegneria politica, ma nella quotidianità delle relazioni sociali della nostra gente. Che trae ossigeno, dimensione e significato nello spiccato senso di appartenenza territoriale consegnatoci dalle generazioni e nell’assetto organizzativo che la nostra comunità ha plasmato nel tempo, che passa, per citare alcuni tra i principali esempi, dalla presenza di una propria ASST, di un Ambito sociale in cui interagiscono tradizionalmente 48 Comuni, della presenza territoriale dei presìdi di tutte le Forze dell’Ordine, così come di un sistema scolastico superiore che è riferimento anche per pezzi importanti del milanese, del bresciano, del bergamasco e del lodigiano. A ben vedere, dalla stessa esistenza di una Diocesi di Crema, evidente tratto identitario consegnatoci nei secoli che oggi assume significati differenti rispetto ad altri tempi, anche per la geometria ridotta rispetto all’Ambito Cremasco istituzionalmente inteso, ma che non perde la forza che discende dalla tradizione. E, ovviamente, delle stesse società che oggi chiameremmo in house e di cui Consorzio.it è erede, prosecutore e interprete del dinamismo territoriale, sulla scorta dell’indirizzo dei Sindaci.
Il Cremasco esiste, è cosa viva.
Per questo motivo, questo progetto, non teme alcuna forza disgregante, né tanto meno taluni sguardi scettici e di sufficienza che non sono mancati nel corso del tempo e che invece oggi, giorno dopo giorno, si trasformano in qualcosa che se non assurge all’ammirazione – e non ve n’è la pretesa – certamente denota il rispetto per la caparbietà e l’innovazione messa in campo da Crema e dal Cremasco.
E’ un cammino che può vivere di accelerazioni, come stiamo imprimendo in questa fase di grande slancio ideale e progettuale, così come di fisiologici rallentamenti, ma sempre seguendo la medesima traiettoria, un orizzonte definito che questa città, questo territorio, questa nostra stessa comunità ha ben definito nella propria mente: il rafforzamento del Cremasco. Che non è ripiegamento identitario e ombelicale, né l’opa ostile nei confronti di alcuno, ma al contrario il presupposto per un rafforzamento anche della stessa Provincia di Cremona, articolata in aree omogenee che possano rappresentare gli ambiti territoriali ottimali per la messa a terra delle politiche, che possano anche intensificare tra esse le relazioni amministrative, come anzi è auspicabile nella logica di unitarietà nel pluralismo territoriale, ma anche aprendosi ad altre relazioni territoriali predilette che possano generare sviluppo e benessere in sinergia, a partire dal milanese e dal lodigiano.
Tutto questo, evidentemente, non sarebbe stato possibile né oggi lo sarebbe senza il presupposto di una seconda intuizione, che è poi diventata intima consapevolezza di tanti e, infine, discendente pratica quotidiana: la costruzione, intorno al progetto, dell’unione istituzionale dei Sindaci, rappresentanti delle proprie comunità e promotori dei relativi interessi ed aspirazioni prima ed oltre ogni appartenenza politica. Con queste ultime che rimangono legittime ed anzi necessarie ed insopprimibili nel dare rappresentanza alle differenziazioni ideali che vivificano ogni società democratica, ma che nel Cremasco, con ammirevole ed inusuale maturità, oggi non si trasformano in ciò che invece ad altri livelli lo spirito dei tempi sembra imporci come unico paradigma possibile, ovvero quello di una democrazia dell’alternanza perennemente conflittuale, reciprocamente caricaturale e delegittimante, con attori politici incapaci di ascolto e rielaborazione delle opinioni altrui anche proprio in quanto, a proposito di attori, sembrano più mossi dall’interpretazione di un ruolo in commedia che dalla ricerca più autentica del Bene Comune. Il quale invece, ne sono convinto, rappresenta quella scintilla di verace passione di chiunque dedichi una parte, piccola o grande, della propria vita alla politica ed al servizio dei cittadini, nonché un richiamo costante.
Credo risulti evidente quanto sia stata foriera di benefici e di risultati tangibili la capacità di trovare piattaforme comuni, progetti di sviluppo territoriale condivisi e di lunga prospettiva che siano messi al riparo dal rischio che l’alternanza democratica possa gettare il bambino con l’acqua sporca, imporre discontinuità che diventano fratture e costringere al fiato corto le politiche di sviluppo territoriale.
E credo, al contempo, che sia stato sottovalutato, cari colleghi Sindaci, il momento in cui, insieme, abbiamo scritto il documento consegnato ai candidati territoriali al Consiglio Regionale, recante l’umile definizione di “richieste e proposte dell’Area Omogenea ai candidati”, ma che in realtà rappresenta il Decalogo del Cremasco. Un documento di indirizzo frutto di una sintesi politica alta, che costituisce il riferimento universale per ogni amministratore cremasco. Perché si scrive, nero su bianco, che a prescindere dal fatto che in un dato tempo possa amministrare la Città, o i nostri paesi io, tu, lei o l’altro, qualsivoglia sia l’espressione politica di chi pro tempore veste la fascia tricolore, ciascuno deve lavorare su obiettivi chiari e definiti: una medicina ospedaliera e di territorio che funzionino; infrastrutture viarie e ferroviarie che riducano i tempi di percorrenza per i pendolari specialmente verso Milano e razionalizzino la rete locale; investimenti in un welfare inclusivo, così come nelle politiche della formazione volte a sostenere la crescita economica ed in politiche ambientali ed energetiche. Non titoli generici, come qui corre l’obbligo di sintetizzare, ma precisi obiettivi amministrativi. Certo oggi da aggiornare, a cominciare dal grande tema della casa e delle politiche abitative o alla ZIS della Cosmesi su cui vogliamo agire, come noto, il massimo del protagonismo.
Non è, cari colleghi e care colleghe, qualcosa di straordinario ciò che siamo riusciti a fare pur nel clima politico di questi anni? Non è ancor più straordinario che si parli ora, probabilmente come un unicum nazionale, del Cremasco come Comunità di Pianura, mutuando il modello delle Comunità montane, ovvero una forma organizzativa istituzionalmente ancora più forte per l’Area Omogenea? Non è eccezionale che Regione Lombardia e la stessa ANCI trovino interessante sperimentare proprio sul nostro territorio questo inedito modello organizzativo di gestione associata delle funzioni, capace di fare in modo non solo di generare economie di scala, ma che la qualità dei servizi pubblici possa essere la medesima, dal più piccolo dei nostri Comuni fino a Crema?
Se ciò è stato possibile lo si deve ad un impegno diffuso negli anni recenti, in cui è stato svolto un lavoro prezioso e corale. E va tutta la mia riconoscenza a chiunque abbia collaborato al rilancio di questo progetto durante il mio mandato amministrativo come Sindaco di Crema, un obiettivo di rango primario del mio agire, nella consapevolezza che Crema, senza il Cremasco, è più debole.
Grazie Presidente Rossoni. Esprimo questo sentimento certo di rappresentare tutti i Sindaci cremaschi, che l’hanno vista appassionarsi all’Area Omogenea cremasca con la freschezza e l’energia di una seconda giovinezza politica ed istituzionale.
Grazie alla Giunta dell’Area Omogenea che ci ha accompagnati con fattiva collaborazione nella definizione dei vari ambiti di intervento.
Grazie a tutti i Sindaci e le Sindache cremasche, che condividono nel quotidiano il progetto, alimentando quello spirito per cui nessuno si sente estraneo al destino dell’altro.
Alla Provincia di Cremona e al Presidente Mariani e alla sua Giunta, che hanno instradato un percorso verso la realizzazione di analoghe realtà organizzative nel cremonese e nel casalasco, così come a Regione Lombardia e ai Consiglieri Regionali Piloni e Vitari che, insieme, a dispetto delle appartenenze, presidiano con attenzione i passaggi volti al riconoscimento formale della comunità di pianura, ovvero di ciò che sarebbe la conclusiva svolta nel percorso che stiamo compiendo.
E infine i parlamentari del territorio, che non fanno mancare il proprio sostegno quando interpellati.
Unità, coralità, adesione concreta allo sviluppo del nostro progetto. Sono i pilastri del nostro agire.
E’ con questo spirito e con l’obiettivo di portare a compimento questo percorso istituzionale, care e cari colleghi, che nell’atto di procedere al rinnovo delle cariche dell’area omogenea la mia convinta proposta, che sottopongo alla vostra squisita attenzione, non possa che orientarsi verso un rinnovato impegno del Presidente, Gianni Rossoni.
Le diverse appartenenze sono note, ma credo che altrettanto lo sia diventata la capacità di Crema e del Cremasco, in questo assetto, di crescere insieme e di raggiungere obiettivi veramente importanti, alcuni dei quali, con ogni probabilità, oggi non vedremmo alla nostra portata se avessi operato scelte differenti nel passato. E se ne operassi oggi.
Crema c’è, io ci sarò. Ancora ed ancora di più. Con tutta la forza e la convinzione di cui sono capace. Non è certo un disimpegno, ma al contrario la voglia di continuare a mantenere unito e forte questo territorio. La voglia di tenerci per mano e di proseguire questo nostro cammino.
Care colleghe, cari colleghi: è tempo di andare avanti, insieme.
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