Domande e risposte sul futuro della società cremasca servizi e patrimoni (per gli amici Scrp)

Domande e risposte sul futuro della società cremasca servizi e patrimoni (per gli amici Scrp)

Si cambia lo statuto di Scrp  e si discute del piano industriale della società, ma non si pone la madre di tutte le domande: il nuovo soggetto potrà sopravvivere economicamente? E’ impossibile rispondere d’emblée sì o no. E anche dopo lunga riflessione è difficile giungere ad una conclusione.

Quanto costerà ai soci la nuova Scrp? La domanda metterebbe alle corde anche Nostradamus.

I dipendenti sono professionalmente preparati a sostenere i compiti che li aspetta dopo il restyling societario?  Il dubbio è stato sollevato in maniera precisa e coraggiosa da Gianni Rossoni, sindaco di Offanengo, durante l’assemblea dei soci dell’8 febbraio scorso. Se la perplessità di Rossoni risultasse fondata quali prospettive si aprirebbero per gli attuali lavoratori?  Verranno rimpiazzati con figure professionalmente più adatte ai bisogni alla nuova mission di Scrp o saranno riqualificati? Se si optasse per la sostituzione del personale dove verrà ricollocato quello in sovrannumero? In Scrp lavorano quattordici persone, quantità compatibile con il futuro ruolo della società, oppure eccessiva? Qualora quattordici dipendenti risultassero troppi si ritornerebbe all’interrogativo precedente: gli esuberi come verrebbero reimpiegati?

Quanti dei soci attuali si avvarrà del diritto di recesso? Non è questione da poco. Più  comuni se ne andranno, più aumenteranno le spese per i restanti. E qui sta il cuore del problema: il rapporto costi/benefici per i singoli soci. Se il ruolo preminente della futura Scrp sarà di centrale unica di committenza (Cuc) con alcune funzioni ausiliarie, è lapalissiano che l’utilizzo di tali servizi non sarà omogeneo per tutti i soci. Si verificherebbe una sproporzione enorme tra la quantità e l’impegno finanziario degli appalti di Crema rispetto a quelli di un qualsiasi altro comunello di  mille, duemila, tremila abitanti.

L’esperienza di Scrp come centrale unica di committenza non è stata tra le più brillanti. Il ballo della gara per l’appalto di igiene ambientale è iniziato da oltre tre anni, ma la musica non è ancora finita. Scrp è ancora in pista. Una maratona danzante da fare impallidire quella tragica di Non si uccidono così anche i cavalli?,  regista Sydney Pollack, protagonista Jane Fonda. Senza contare la squadra di consulenti impiegati per allestirla. Un pool esterno da fare concorrenza al team impiegato dalla Nasa per progettare l’Apollo11 che portò  Neil Armstrong e Buzz Aldrin sulla luna.

E sorge il dubbio che le vicissitudini per la gara di igiene ambientale abbiano spinto alcuni comuni a rivolgersi a  Brescia e Lodi come centrale di committenza per l’appalto di illuminazione pubblica.

I piccoli comuni che vantaggio traggono ad avere Scrp come centrale unica d’appalto? Nessuno vieta che, per gare di una certa consistenza,  ricorrano ad altre centrali uniche di appalto collaudate e con tempi meno biblici per concludere il lavoro. Comunque per appalti di servizi e forniture i lillipuziani possono fare da sé fino a 40 mila, mentre per i lavori  è concesso loro di arrivare a 150 mila. Oltre serve la Centrale unica di committenza.  In una legislatura quanti appalti oltre tale soglia si imbatte un piccolo comune? Pochi. Pochissimi. In tre anni, al comune di Casale Cremasco Vidolasco, 1950 abitanti,  non è mai accaduto.

Quale sarà il destino della controllata Consorzio.it e dei suoi otto dipendenti? Quale interesse hanno i piccoli comuni a mantenerla in vita? Nessuno. Un esempio?   Il PagoPA, sistema per i pagamenti online e relativo tutti i comuni d’Italia. Poco più di un anno fa Consorzio.it si era offerto come partner tecnologico e aveva proposto  per i comuni fino a 2000 abitanti un costo annuo del servizio di 1500 euro che saliva 1800 euro per quelli tra 2001 e i 5000 abitanti.  Si arrivava a 2000 euro  per la fascia  5001- 8000 abitanti  e si raggiungevano i 2700 euro per quelli nel gruppo   8001-15000 abitanti. Si passava a 3500 euro per   comuni  compresi tra 15001 ai 25000.  Oltre i 25000 abitanti la tariffa era di  4500 euro.  In soldoni  ad un comune di  1500 abitanti il servizio sarebbe costato 1 euro per abitante. Ad uno di 3000  abitanti  0,6 euro.  Ad uno di 10000 abitanti 0,27 euro. A Crema, 34000 abitanti 0,13 euro. Con Cosorzio.it  il comune di 1500 abitanti avrebbe pagato – per abitante – sette volte e mezzo di più della città. Quello di 3000 abitanti 4 volte e mezzo di più. Quello di 10 mila, 2 volte di più.  Piccoli e mazziati.

La nuova Scrp potrà sopravvivere? Bella domanda, ma si eviti la fatica  per rispondere. Tempo perso.  Inutile anche l’Acutil fosforo al tempo dei nonni viagra del cervello.  Non rimane che attendere l’illuminazione dello Spirito Santo e,  per i piccoli comuni,  valutare il recesso.  Pagare per chi? Per vedersi imposto con diktat sovietico – come è avvenuto –  l’inserimento della pulizia dei mercati tra i servizi essenziali nella gara di igiene ambientale? No, grazie.

 

Antonio Grassi – Sindaco di Casale Cremasco Vidolasco

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