Dove va la politica cremasca dopo i risultati del Referendum. Nomi, ipotesi e suggestioni

Dove va la politica cremasca dopo i risultati del Referendum. Nomi, ipotesi e suggestioni

Come è andato il Referendum lo sapete, da ieri sera. Il No, come si sospettava, vice. Magari non si credeva così ampiamente. Renzi leva le ancore da palazzo Chigi. I mercati stamattina probabilmente inizieranno a maltrattarci. Questa snervante campagna elettorale è finita e adesso si inizierà a pensare alle prossime scadenze. Non vogliamo fare una analisi sul voto, quella la leggerete da altre parti sui siti seri.  Ma parlare di Crema.

Si perché la vita politica locale era un po’ bloccata in attesa dei risultati di questa consultazione. Soprattutto crediamo che passato il Referendum, e con questi risultati, in capo a poco si sbloccheranno parecchie situazioni. Soprattutto secondo noi entro fine anno si delineeranno i nastri di partenza per le elezioni del sindaco della primavera 2017.

Finalmente sapremo che nomi andranno ad affiancarsi a quello di Stefania Bonaldi che da mei è sulla linea dello start senza che nessuno la raggiunga. Cosa ci dice la consultazione referendaria? Che il centro destra non è morto, che il M5s è la forza più vitale e “pericolosa”, che la sinistra radicale e una parte del Pd sono rimaste a galla.

Intanto sarà da vedere nel Pd, anche cremasco, cosa succederà ora che Renzi si tira fuori dai giochi. I bersaniani storici che avevano sostenuto il Matteo da Firenze sul si, a dispetto di quello che quell’ala Dem del Pd sosteneva sul No, adesso che faranno? Stamattina su Facebook Agostino Alloni, che non ha mai amato Renzi, e non ne ha mai fatto mistero, pur schierandosi per il Si (anche per il discorso Ara vasta), scrive: “Renzi adesso mi è simpatico. Fino a qualche settimana fa non l’arei mai detto. Poveri Italiani”.

L’altro storico bersaniano Matteo Piloni aveva azzardato una analisi più articolata nella notte: “Un voto chiaramente politico. Una sconfitta netta. E chi ha perso si è dimesso. Un segnale importante di coerenza. Ora chi ha vinto ha la responsabilità della proposta a partire dalla legge elettorale. Per il paese dal mio punto di vista si tratta di un’occasione mancata, mentre nel Pd si apre una fase importante che affronteremo con la passione e la determinazione di sempre. Avanti”.

Certo pare un po’ che ci sia la logica e la poetica della sconfitta, avanti e determinati e lo sconfitto che era mal sopportato oggi diventa quasi simpatico. Questa cosa indebolirà la Bonaldi in vista del 2017? Non crediamo. La Stefy oramai ha una dimensione sua (amata o odiata che sia) poco legata alla politica nazionale.

Il centro destra invece adesso non ha più scuse. Adesso tocca tirare fuori il nome. Sicuramente i giovani emersi proprio grazie a questa campagna referendaria si faranno sentire come voci d’improvviso presenti e autorevoli. Li abbiamo presentati un po’ nel corso di questi mesi. Sono i vari Mauro Tenca, Daniel Bressan… Nuove leve che magari non potranno essere il nome candidato ma che già si prospettano come detentori di voti importanti.

Ora le varie anime del centro destra cremasco se vogliono avere una speranza devono trovare una coesione e tirare fuori questo nome che metta d’accordo tutti. Ma tutti. Dagli Agazzi scalpitanti, ai Salini ritornanti, ai Beretta inaffondabili ai Donida finalmente decifrabili.

E i 5 stelle? Chi lo sa. Alla faccia della politica dello streming a Crema se ne stanno quieti e di nomi nuovi non ne circolano. Danilo Toninelli è un big che se si votasse domani e i 5 stelle andassero al governo probabilmente sarebbe tipo ministro delle riforme, Alessandro Boldi e Christian Di Feo invece sono stati ottimi gregari ma nessuno dei due è diventato volto di rottura, complice anche la poca presenza in città (per questioni di residenza e lavoro). Chi tireranno fuori dal cappello i pentastellati?

Ultime considerazioni per la sinistra radicale. Si, Sel, quelli li insomma, erano per il No e Bordo si è speso molto e rimane un nome importante. A sto punto bisogna vedere cosa succede per il proseguo della legislatura. Anche se Si rimarrà a fianco della Bonaldi e quindi non serve un candidato sindaco. Ma Bordo doveva essere il vice sindaco anni fa. Chi lo sa se Franco finita l’esperienza romana non decida di tornare in riva al Serio? Capace e valido lo è di certo.

Rifo? Ecco loro sono sempre più indecifrabili. Anche loro per io No, compreso l’assessore Vailati, che ha fatto sapere con una battuta su Facebook che aveva detto No, continuano imperterriti a rimanere li. In giunta ma fuori dai giochi. Non si capisce più nemmeno chi siano gli uomini di punta del partito. Rocco Albano e Andrea Serena? I vecchi Beppe Bettenzoli e Mario Lottaroli? Anche loro devono darsi una mossa ora e decidere cosa faranno da grandi.

Emanuele Mandelli

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