Dunas, da Casale Cremasco una guida per sapere tutto del Consorzio e della nuova tassa

Dunas, da Casale Cremasco una guida per sapere tutto del Consorzio e della nuova tassa

Abbiamo parlato tutta settimana del Dunas. Ma in tanti ci hanno chiesto di preciso cosa sia, quanto si paga, da dove venga e dove va. Pubblichiamo integralmente il testo di un documento prodotto dal comune di Casale Cremasco, uno dei 38 che ha ricorso al Tar contro la nuova tassa, che può essere considerato un agile guida per districarsi in questo argomento.


 

Presto anche tutti i cittadini del CREMASCO e di parte del LODIGIANO, come già avviene per quelli del cremonese e del basso bergamasco, avranno una NUOVA TASSA. Questo grazie all’azione del Consorzio di Bonifica DUNAS che, di concerto con la Regione Lombardia, invocando il R.D. 215 del 1933, ha esteso a tutto il territorio del comprensorio il pagamento del nuovo balzello. Il Dunas con questa nuova tassa preleverà dalle tasche dei cittadini cremaschi (distretto Adda-Serio), circa € 1.200.000,00 OGNI ANNO DA OGGI PER SEMPRE (oltre a pretesi arretrati per circa € 2.000.000,00).

COS’E’ IL ‘SUPER CONSORZIO’ DI BONIFICA DUNAS? La Regione Lombardia già dalla fine degli anni ‘80 ha ripartito il territorio di pianura in comprensori di bonifica al fine di individuare un interlocutore per la gestione delle attività di bonifica; successivamente ha riunito più consorzi di bonifica e creato alcuni “superconsorzi” dei quali uno è il DUNAS.

COSA SONO LE ATTIVITA’ DI BONIFICA? In origine nate per l’eliminazione delle paludi e limitate a tale attività, si sono poi evolute ed ampliate nel corso degli anni e riguardano oggi anche le attività di salvaguardia idrogeologica, difesa idraulica e tutela dell’ambiente.

MA COME SI CALCOLA LA TASSA? La legge originaria (e la logica) voleva che ci fosse prima un Piano di Bonifica (cioè un elenco di opere da realizzare per la bonifica di un territorio) e che sulla base di questo, fosse redatto un Piano di Classificazione (per il riparto delle spese di costruzione delle opere, equivalente alla ripartizione millesimale dei condomini) che andasse ad individuare una percentuale da applicare al valore catastale del bene per ottenere l’importo della tassa a carico di ciascun beneficiario.

QUINDI DOVREBBE PAGARE LA TASSA, SOLO CHI HA BENEFICI? Il principio della legge è sempre rimasto invariato, nonostante le attività siano aumentate: DEVE PAGARE SOLO CHI OTTIENE BENEFICIO DALLE ATTIVITÀ DEL CONSORZIO ed il beneficio deve essere diretto e specifico (quindi evidente e riferito al singolo immobile).

MA IL NOSTRO TERRITORIO OTTIENE BENEFICI DAL DUNAS? Mentre per alcune zone del basso cremonese e mantovano è evidente l’utilità di attività di bonifica (drenaggio delle acque in eccesso), è altrettanto evidente che nella parte alta della pianura cremonese e nella bassa bergamasca IL PROBLEMA NON ESISTE.

IL DUNAS PERO’, HA LE SUE TEORIE! Il DUNAS sostiene che TUTTI coloro che scaricano nei canali del Consorzio, anche in modo indiretto (anche a distanza di chilometri!) ricevono un beneficio e devono quindi contribuire. Cosi facendo, il DUNAS, applicando A TUTTI GLI IMMOBILI censiti a catasto (terreni, case, capannoni, etc.) i principi sopra esposti e giustificando a modo suo l’esistenza di un beneficio, vuole estendere a TUTTI, complice la Regione, una nuova tassa “patrimoniale”… a vita! Già questa impostazione non ci trova concordi, e poi il Dunas vuole tassare TUTTI… con la “curiosa” ECCEZIONE DELLA CITTÀ DI CREMONA e delle sue zone industriali (!), la quale è esclusa dal pagamento.

MA CHI DEVE DIMOSTRARE IL BENEFICIO? Procedendo secondo la successione indicata dalla legge originaria (prima il Consorzio fa il Piano di Bonifica e poi sviluppa il Piano di Classificazione) era il beneficiario, cioè il Cittadino, a dover eventualmente provare di non avere un beneficio (fatto già di per sé complesso, ma almeno in linea con la normativa). In mancanza del Piano di Bonifica, come per il Dunas, la legge nazionale prevede invece che SIA IL CONSORZIO A DOVER PROVARE DI FORNIRE UN BENEFICIO. Invece, complice una “leggina” regionale fatta su misura per il Dunas, saranno i cittadini che dovranno provare che non ricevono il beneficio dal Dunas!!!

COSA HA FATTO REGIONE LOMBARDIA? La Regione Lombardia, con un atto di discutibile legittimità, di sospetta tempestività (10 agosto 2016) e senza alcun pudore (visto che il Dunas è l’unico Consorzio che ne ha beneficiato!) ha stabilito nei fatti che il Consorzio anche se dotato del solo piano di Classifica (quindi senza Piano di Bonifica) possa emettere già per l’anno 2017 le cartelle esattoriali a carico dei presunti beneficiari e che sia dispensato dall’onere della prova del beneficio. QUINDI, HA FATTO RICADERE IN CAPO AI CITTADINI L’ONERE DI DIMOSTRARE DI NON AVERE IL BENEFICIO. Voi capite che sarebbe già difficile per un ‘esperto di bonifica’ provare questa cosa, figuriamoci per i Cittadini comuni. E Regione ha fatto tutto questo solo per consentire al Consorzio di incassare la tassa già dall’anno 2017 e arretrati (?!).

MA C’È DELL’ALTRO… MOLTO ALTRO! Attraverso una fuorviante propaganda il DUNAS ha spinto alcune Amministrazioni Comunali e alcuni privati ad affidare al Consorzio la gestione di rogge e reti irrigue: il risultato è stato l’aumento (raddoppio e più!) dei costi di gestione. E’ evidente allora il vero obiettivo: gestire l’acqua degli agricoltori! Questi, avendone assolutamente bisogno, si vedranno costretti a soggiacere a qualsiasi “prezzo” che il DUNAS vorrà stabilire attraverso una semplice delibera di consiglio di amministrazione, senza avere più alcun controllo locale della risorsa.

E IL TUO COMUNE COSA HA FATTO E COSA STA FACENDO? Da diversi anni alcuni Comuni, in collaborazione con i Presidenti delle Rogge, stanno cercando di tutelare i diritti dei propri cittadini dal Dunas. Però le richieste di collaborazione e dialogo da parte dei Sindaci, sia a livello politico che amministrativo, sono rimaste inascoltate e si è dovuto iniziare a contrastare il Dunas con atti amministrativi. Il primo Piano di Classificazione Dunas del 2015 siamo riusciti a bloccarlo: infatti a seguito di Osservazioni presentate dai Comuni e da circa 600 cittadini è stato revocato; tra l’altro senza dare motivazioni. Il secondo Piano di Classificazione 2016, invece, nonostante le Osservazioni dei Comuni e dei cittadini è stato adottato dal Dunas e approvato da Regione Lombardia nel dicembre scorso. Al fine di tutelare i cittadini di Casale Cremasco Vidolasco, l’amministrazione comunale assieme ad altri 37 Comuni ha presentato un ricorso al TAR contro la delibera regionale che ha approvato questa tassa al fine di eliminarla.

 

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