“L’ultima volta che ci siamo incontrati è stato il 14 giugno, caro Enzo. Eravamo a Pomaia dove tanto ci tenevi ad andare per incontrare i fratelli e le sorelle monaci buddisti. Il 31 maggio avevamo realizzato un altro nostro sogno: una serata con Vinicio Capossela dove ti eri presentato con il tuo bastone da patriarca. Vi intervistavo io. Tu sentivi poco – a causa di quell’apparecchio che da qualche anno ti faceva compagnia – ma bastava ti dicessi Mare, Silezio e tu partivi lasciando tutti a bocca aperta. Avevamo già un altro appuntamento a ottobre. Quel giorno del 14 giugno poi, arrivato a tarda notte a Cellole – dormendo e scancherando in auto per la guida – ti eri soffermato a mangiare non so quante ciliegie prima di andare a letto. Eravamo tutti stanchi ma tu no…. sembravi rinato. Eri così. Rinascevi sempre e alla grande. Ti guardavo ogni volta e negli ultimi tempi ti facevo una carezza prima di andarmene dalla Madia perché sentivo che l’affetto degli amici ti faceva da balsamo. Non dimenticherò mai come abbiamo iniziato il nostro rapporto: una sera che non mi aspettavo mi scrissi perché era Sant’Alessio, e volevi raccontarmi chi era il mio santo. Così come non dimenticherò mai quelle telefonate che mi facevi quando nel 2018 avevo sofferto di depressione. Ho riso con te. Ho riso tanto. Ho imparato a far sedere alla mia tavola i giovani, i poveri così come tutti gli altri. Mi ha sempre detto che andavi più d’accordo con noi che crediamo di essere atei che con i bigotti. Era bellissimo sentirti parlare di viaggi: Ehi ciccio io in Marocco sono andato in vespa. Eri vero, autentico anche quando te la prendevi con Dio, con il meteo, quando non avevi voglia di fare una cosa o quando ti intestardivi a farne una. Un monaco che mi/c ha insegnato a essere uomo. Ti sono stato vicino quando c’è stata la scissione a Bose: eri indignato, arrabbiato ma mai ti ho sentito voler fare del male. Mai. Sei stato un padre, un fratello, un amico, un monaco, una guida, un vagabondo. Inutile dire che non ci mancherai perché non averti più con noi sarà una responsabilità per chi ti ha conosciuto. A te le mie lacrime come preghiera. Se servono”….
Così via social, il giornalista, scrittore, opinionista e viaggiatore Alex Corlazzoli ha ricordato padre Enzo Bianchi, fondatore della comunità di Bose e suo grande amico.
stefano mauri






