Eh già, a 74 anni, con quasi 50 anni di carriera alle spalle, il rocker – poeta di Zocca va sempre forte ed è il più forte di tutti e di sempre. E così, nei giorni scorsi, alla stampa aveva spiegato il suo tour di questo 2026 particolarissimo: “Questo sarà un concerto molto provocatorio, molto ironico, con una grande ironia feroce, per sdrammatizzare un po’ e anche esorcizzare questo momento storico e buio, nel quale violenza, odio e paura sono all’ordine del giorno. Siamo cresciuti pensando di essere un po’ anche noi americani, invece no. Noi siamo italiani, non possiamo stare a sparare in giro, invece loro possono sparare agli indiani. Non è questione di essere quello più forte o più prepotente ma è stato un errore pensare di esserlo stati. Gli anni Ottanta erano gli anni in cui tutti giravamo e pensavamo di esserlo, con i jeans e quella roba lì. Ma non solo gli anni Ottanta: anche gli anni Cinquanta e Sessanta. Noi siamo cresciuti con la cultura americana che ci ha impregnato di tutto, dal rock ai musical, dalla Coca-Cola a Madonna. Ci siamo bruscamente risvegliati da questo sogno del dopoguerra e abbiamo visto che noi non siamo mica americani. Quindi benissimo: siamo italiani. È una scaletta per i buongustai di Vasco Rossi, quelli che conoscono tutto sin dall’inizio. Ci sono canzoni che non si sentivano da tanto tempo e altre che addirittura non erano mai state fatte. Tutto questo per portare un po’ di gioia, perché noi artisti portiamo un po’ di gioia”. In effetti, questo tour piace un sacco ai “puristi” di Vasco, (non a caso il musicologo e sanremologo Emanuele Mandelli apprezza le canzoni in ballo), con una raffica di brani che hanno costruito il mito del Blasco: da ‘Vado al massimo’, assente dal vivo da tantissimi anni e riproposta in una versione punk e più tirata, passando per ‘Ormai è tardi’, ‘Alibi’ e ‘Sono ancora in coma’. E su ‘Fegato, fegato spappolato’ il Kom non le manda a dire: “Il potere è una droga e tutti quelli del governo sono dei drogati”.
stefano mauri





