“Sull’ innominato, il libro di Monsignor Cesare Donini di Brignano Gera d’Adda, stampato a Treviglio dalla tipografia Messaggi nel 1936. Sullo sfondo del celebre lavoro del Manzoni (“I promessi sposi”) l’autore raccoglie importanti notizie sulla figura dell’Innominato (Francesco Bernardino Visconti, feudatario del borgo di Brignano d’Adda)… ampliandole con la storia del paese, i personaggi a lui legati, il suo palazzo. Parla anche del cremasco e in particolare di Bagnolo Cremasco la mia copia è intonsa interessante e raro. La madre ha vissuto a Crema ed è sepolta nella chiesetta di Santa Chiara”.
Così ha postato via social, recentemente, Franco Bianchessi, colonna portante della Pro Loco di Crema, ricercatore e collezionista di libri antichi. Detto ciò, come riportò, nel 2019, il quotidiano La Provincia, riportando alla luce, un vecchio pezzo del 1960: “I lettori dei Promessi Sposi ricoranno l’Innominato, l’emerito ribaldo che promise al suo degno amico don Rodrigo di tenergli bordone nel rapimento di Lucia. Pochi dei lettori dell’opera manzoniana sapranno però che quel singolare personaggio era un cremasco. Non di nascita perchè aveva avuto i natali a Brignano d’Adda, nel bergamasco, ma cremasco di sangue per parte di madre. L’atto di nascita di quello che doveva passare alla storia come l’Innominato, si trova nell’archivio della parrocchia di Brignano d’Adda e lo scoperse il parroco mons. Cesare Donini, defunto, il quale è autore di un libro dal titolo L’Innominato pubblicato nel 1936”. Tra le altre cose, nella sagrestia della parrocchia di Bagnolo, un quadro ritrae nella parte alta una Madonna e sotto una signora con un bambino e si vuole che la signora sia Paola Benzoni con il piccolo Francesco Bernardino. A che età e come morì l’Innominato non è noto, l’ultima traccia della sua presenza la si trova (secondo un libro di mons. Donini) in un documento del 1647, dopo di che nulla più si sa di lui. Luigi Dossena, altro grande storico e ricercatore cremasco, sostiene che … “Dopo aver passato una vita scellerata, a Treviglio nel 1619 , l’Innominato avrebbe incontrato il cardinal Federico Borromeo, intrattenendosi a lungo con lui: “Federico gli andò incontro con il volto sereno, trasparente di premure e con le braccia aperte, fece cenno al cappellano di uscire e rimasero a lungo in silenzio, non trovavano le parole, probabilmente non le cercavano. Sin quando Bernardino alzò gli occhi incrociando lo sguardo del cardinale, non erano più gli occhi del masnadiero: fu folgorato e convertito in una chiesa del trevigliasco. Gli ultimi anni della sua esistenza li passò pregando nei conventi cremaschi, fra i quali, come cita monsignor Angelo Zavaglio, nel convento dei Cappuccini dei Sabbioni. Morì presumibilmente nel 1647, all’età di 68 anni. Fonti: mons. Cesare Donini Sull’Innominato, 1937”. Bianchessi, nel suo post, cita la chiesa di Santa Chiara a Crema, nell’omonima via, laddove, nell’annesso convento, morì la Benzoni.
stefano mauri





