Generazione X, il carnaio della piscina che rafforza l’autostima

Generazione X, il carnaio della piscina che rafforza l’autostima

Domenica scorsa abbiamo deciso di trascorrere un lieto pomeriggio in piscina. Perchè ovviamente quella di casa è piccola e senza scivoli e non è che puoi proprio nuotare, al massimo puoi fare come la Pellegrini: due bracciate e un Pavesino.

Partiamo alla una e trenta e solo nell’arrivare al cancello ho sedici visioni da effetto fata morgana, mentre senza nessun effetto allucinogeno la temperatura esterna segna i 36 gradi. Scartiamo il primo parco acquatico, poiché dal parcheggio si capisce che l‘intera provincia ha deciso di passarci il dì di festa e ci appropinquiamo al centro natatorio sconosciuto di un paese vicino. Qui il parcheggio dà più speranze e alle 14,30 dopo aver pagato 32 euro entriamo per goderci questo fantastico pomeriggio in famiglia.

Ovviamente lettini e ombrelloni sono tutti occupati, ma il parco è grande e ben tenuto e stendiamo gli asciugamani per terra e all’ombra (determinante nella scelta del posto è stata la vicinanza sulle stuoie accanto di due gentili signore obese: così da risultare io, per istintivo paragone, un fuscello agli occhi dei passanti).

Si comincia: tutti e quattro in piscina. Le vasche sono tre e la meno piena ha l’aspetto della mia lavastoviglie la sera del 25 dicembre. Scegliamo la meno affollata e ci immergiamo in un brodo di una trentina di gradi, gomito a gomito con una famiglia esuberante e scavalcati da tuffatori di ogni età che per un attimo ho creduto di essere nel Tevere la sera di Capodanno del 2000.

Mentre galleggiavo, fingendo di essere sola in una piscina tropicale a picco sull’oceano, il barracuda che ho generato anni or sono si mette a strillare: “Mamma, sembri Marge Simpson” e di colpo tutti gli occhi si posano sulle mei extensions modello Panicucci raccolte a banana sotto la cuffia blu.

Pensando a come eliminarlo totalmente dal testamento, raggiungo l’asciugamano e me li vedo immediatamente trotterellare dietro tutti e tre. Ma chi mi aveva detto che single non era bello?
Poi in rapida successione questi eventi: mio marito stramazza sull’asciugamano due ore, mentre io trascinata dai bambini mi sdraio in una piscina laguna dove una dolce bambina con lieve accento della Val Brembana, mi sfregia ogni parte del corpo che emerge dalle acque con il suo salvagente Hello Kitty.

A seguire vengo convinta a salire sugli scivoli e alla seconda discesa con gambe a spazzaneve per frenare la velocità, sento che all’entrata in acqua tutti i muscoli della gamba destra si sono contratti e probabilmente per il resto della vita avró un arto più corto dell’altro.

Il lieto pomeriggio prosegue con un animata discussione con un armadio di un quintaletto e mezzo che accusa il mio dolce bambino (metamorfosi del barracuda di qualche riga fa) di aver investito la sua dolce fanciullina di un metro per mezzo quintaletto, che faceva immersioni nella vaschetta di arrivo. E dopo avergli detto quello per cui i miei figli sarebbero stati in punizione per tutta la stagione fredda, non faccio tempo a riprendermi che tali espressioni mi tocca rivolgerle anche ad una bagnina, la cui acidità puó essere spiegata solo dal fatto che, costretta a lavorare in bikini, mostrava un fisico più simile a una lottatrice di sumo che a Pamela Anderson.

Con un agilità degna dei miei anni migliori, balzo fuori dalla vasca issandomi sulle braccia (peccato che la parte sotto del costume non sia altrettanto agile e complice la forza di gravità resti una decina di centimetri sotto la soglia raccomandata) e me ne torno agli asciugamani. Ore 16:45 in coro svegliamo l’uomo ancora narcolettico e ce ne andiamo.

Ore 17,15 galleggiamo tutti e quattro felici nella tinozza di casa, in pratica siamo come sull’A1 il giorno dell’esodo, ma va bene così. E in un impeto di saggezza spiego ai miei figli  che nelle torride domeniche d’estate nei parchi acquatici, le uniche scivolate sicure sono quelle su un pomeriggio fantozziano.

Peró quel pomeriggio, in quella piscina frequentata da gente con l’indice di massa corporea di bisteccone Galeazzi, ha avuto il merito di rinforzarmi l’autostima: tant’è che dopo due settimane di dieta erbivora per cena mi concedo una bella Quattro Stagioni, seguita da nove litri d’acqua nelle due ore post prandiali.  E poi finalmente  a nanna, con la lietà certezza di una settimana ancora lavorativa, ma lontano da ogni luogo ricreativo vacanziero. E la chiamano estate.

Barbara Locatelli

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