Graziano Pavesi, al suo GastroPub Tarantasio di Crespiatica, appassionatamente ha pure il “Borgo Adda”, l’Amaro di Lodi  

Graziano Pavesi, al suo GastroPub Tarantasio di Crespiatica, appassionatamente ha pure il “Borgo Adda”, l’Amaro di Lodi  

Ortica, sambuco e tarassaco. È dall’unione di questi prodotti che caratterizzano le rive dell’Adda, il fiume che attraversa Lodi, che nasce “Borgo Adda”, il primo amaro della città. L’idea è di Omar Lamparelli, 33 anni, che nella sua vita lavorativa non si è mai occupato della produzione di distillati, ma che nel tempo ha maturato una grande passione per gli alcolici e, soprattutto, per la pesca di fiume. “Ho fatto ricerca e studi per circa due anni prima di riuscire a tirar fuori la ricetta — racconta Lamparelli —. È stata un’attività lunga, fatta solo per arrivare a unire una serie di essenze che sono tipiche del nostro territorio. Una città come Lodi non poteva non avere una bevanda caratteristica. Da alcuni amici ristoratori ho saputo che i turisti che vengono a visitare la città durante l’anno, chiedono spesso e volentieri di assaggiare qualcosa di tipico della zona. Ecco, Borgo Adda potrebbe andare a colmare un vuoto che al momento esiste. Per questo abbiamo scelto una botanica che rappresenta il nostro fiume. Abbiamo utilizzato prodotti presenti lungo il fiume: l’ortica, molto diffusa, ma anche il sambuco, le cui bacche si utilizzavano come esca per pescare nel fiume, e il tarassaco, presente in numerosi fossati della nostra zona”. Per la scelta del nome non ci sono stati dubbi: un omaggio a un quartiere della città, uno dei più caratteristici e popolari, a due passi dall’Adda, famoso per la presenza di numerosi barcaioli e delle lavandaie. Due figure importanti per la storia di Lodi, volutamente riprese da Lamparelli anche nell’etichetta dell’amaro.

Così scrissero sul Corriere della Sera. Ebbene, Graziano Pavesi, Deus Ex machina del GastroPub di Territorio, Tarantasio Stube di Crespiatica, non ha perso tempo e ha inserito, l’amaro lodigiano, nell’offerta del suo locale. Chapeau!

stefano mauri

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