Human factor, siamo delle bestie e non abbiamo capito un cazzo

Human factor, siamo delle bestie e non abbiamo capito un cazzo

Alura. “Uscire dal pantano delle lotte intestine”, le cose che “non vogliono essere un esercizio intellettuale ma un modo per approfondire quanto accade” e via dicendo. Parole prese dall’inaugurazione della mostra voluta dal gruppo consiliare di Sel per lanciare il progetto Human factor. Le hanno pronunciate il sindaco Bonaldi, che nei comunicati Sel continua a chiamare la sindaca (continueremo a correggerlo perché non ci piace), e il deputato Franco Bordo.

La mostra di foto di Giuseppe Morandi è anche bella, nulla da dire. Ma sinceramente del collegamento tra le immagini di Dio sul tetto e i nuovi angeli (in sala Agello fino al 4 ottobre) e i diritti solidali “un modo di intendere la politica che mette al centro l’individuo in quanto persona e lo fa indagando, attraverso diverse forme di espressione culturale, come esso emerge dalla realtà”, parole dal comunicato, non abbiamo capito il percorso.

Spiace citare ancora una volta la Casalinga di Voghera di Alberto Arbasino, o quella di Treviso di Nanni Moretti genialmente citata nel film Sogni d’oro assieme al bracciante lucano (ma ci starebbe anche il contadino di Poggio Versezio, geniale sketch televisivo di Raimondo Vianello) ma sa capes an cazo. La media degli abitanti della città giocattolo se ne fotte di questi sfoggi culturali e prosegue ad andare a comprare il salva. Infatti all’inaugurazione della mostra c’erano i soliti noti dell’intellighenzia (si scrive così? boh poi controllo) e nessun altro.

Bruno Mattei

 

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