I racconti del Motel, la storia di Giulietto e Romea

I racconti del Motel, la storia di Giulietto e Romea

Capitolo settimo

Giulietto e Romea produssero dei documenti fasulli ma falsificati per risultare integerrimi. Non citiamo i nomi, ma possiamo dire che lui, Giuletto, faceva parte della Buon costume, mentre lei, Romea, era una “privata” al soldo dei Servizi, con licenza di farsi i cazzi degli altri dalla A alla Z, soprattutto quelli garantiti dalla legge sulla privacy.  Insistettero per avere una camera sulla stesso piano di “quelli là, non per altro, ma non abbiamo mai visto una portata di ostriche da mezza tonnellata e magari… [rossore diffuso…] ne freghiamo un paio.”

Ingenui, proprio come piacevano a lui: “Nessun problema. Voi affacciatevi al passaggio del Tir, il cameriere provvederà a rilasciarvi l’omaggio, vino compreso. Tanto paga Allegro! A proposito, servono preservativi?”

“No, grazie. Il nostro è un investimento a breve scadenza: un bel maschietto con tanto di matrimonio riparatore. Tutto calcolato.”

“Deliziosi. Vi do la camera di fronte.”

In una normale intercettazione di spionaggio  con strumenti in grado di catturare anche una grattata di culo, la missione di Giulietto e Romea non avrebbe dovuto incontrare difficoltà.  A condizione che “quel corridoio” non diventasse un transito da Stazione centrale.  Un casino della madonna, perché i “loggisti” della Scala avevano saputo della presenza della “Divina”; gli “aficionados “del Cubo di Rubik proprio lì stavano preparando il loro primo congresso nazionale; e l’impresa di pulizia che doveva rimettere ordine  alla baraonda non aveva alcuna intenzione di perdere l’appalto, se era il caso, anche con arbitrarie intrusioni, magari sul più bello.

Alla coppia di sbirri, per quanto improvvisata, apparve immediatamente chiaro che in simili condizioni era impossibile operare. Di comune accordo decisero di attendere un’occasione più propizia e nel frattempo tesero l’orecchio per il cogliere il passaggio delle vivande: cogliamo almeno questa possibilità di svago rigenerante. Si trattava comunque di stabilire come passare il resto della serata. Niente di meglio che un film alla televisione: “Va bene per la tv, ma sull’altro canale c’è la partita.” Ne scaturì un diverbio piuttosto acceso, immediatamente raccolto dal personale di servizio ai corridoi e riferito al direttore. Questi li avvisò: va bene che l’amore non è bello se non è un po’ litigarello, però le loro intemperanze stavano andando oltre righe. Sentite scuse, non accadrà più. Seguirono muti la partita di calcio, come aveva stabilito fin dal principio Romea.

Beppe Cerutti

 

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