I racconti del Motel, tutta colpa dell’architetto

I racconti del Motel, tutta colpa dell’architetto

Capitolo sesto

L’architetto che aveva progettato il Motel sull’autostrada era un personaggio di scarse ambizioni ma dotato di grande senso pratico:  vuoi un cubo sull’autostrada? Vedere i tuoi soldi e io te lo faccio. A proposito, si tratta di una donna, ma siccome scrivere sul biglietto da visita architetta le sembrava una cosa troppo giunonica , del resto non corrispondente alla realtà né per le dimensioni né per le inclinazioni,  lasciò perdere le tolleranze espresse dall’Accademia della Crusca. Sui biglietti da visita rimase la dicitura al maschile: architetto.

Per vie traverse venne a sapere che là dentro a volte succedevano cose strane e, soprattutto, che a frequentarlo vi erano anche alcune sue vecchie conoscenze. Incuriosita, decise di andare a vedere. Alla reception disse che aveva un appuntamento con un cliente, incontro di studio per la realizzazione di una villa in stile gotico urlante con fabbrica incorporata. Visto che l’addetto al bancone manifestò stupore, spiegò che si trattava di un progetto rivoluzionario, una via di mezzo tra il Duomo di Milano e il Lingotto di Torino. Il nome, però, non risultava tra i clienti. “Impossibile, si tratta di un tipetto esuberante e sempre allegro. Di cognome fa Carminati.” “Capito, si tratta di Allegro Carminatus.” Quando le rotelle di due cervelli si mettono a girare contemporaneamente è un brutto segno.

“Perché si fa chiamare a quel modo?”

“Questa tipa non me la racconta giusta”, meglio telefonare al direttore.

“Mio Dio!” esclamò il direttore. Mollò in fretta e furia la “coperta” che a quel modo si pagava il diritto di frequentare l’ambiente  e un minuto dopo era nella hall del Motel costruito sull’autostrada.

“Architetto, che piacere rivederla. Di passaggio?”

“Clienti, caro direttore. Clienti eclettici.”

Il sospiro di sollievo del direttore si tramutò in un catarroso colpo di tosse quando apparve Allegro Carminatus : “Mariolin, è una gioia rivederti.”  Al suo fianco, algida, pattinava Ekaterina Kattacikova; distaccata ma con gli occhi che brillavano diabolicamente. Anche quelli di Mariolin l’architetto sprizzavano scintille. Allegro, poi, trasudava sperma: “Direttore, provveda per il servizio in camera. Inizieremmo con una mezza tonnellata di ostriche e un fiume di Chablis.”

“Signor Allegro, mi raccomando: l’arredamento e la tappezzeria.”  Mariolin ed Ekaterina si presero per mano e al direttore ciò parve di buon auspicio. Certe lussurie non hanno bisogno di fragore, preferiscono i languidi sospiri, i sussurri. E Allegro si sarebbe fatto delle ricche pugnette. Rivolse dunque l’attenzione a una giovane coppia che s’affacciava al banco delle registrazioni: “Finalmente un paio di orfani che non desiderano altro che farsi un paio di scopate senza tanti fronzoli”.  Era contento per come le cose si stavano mettendo e a Giulietto e Romea fece anche uno sconto. Servizio bar escluso, naturalmente.

Beppe Cerutti

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