“Pochi cremaschi conoscono il motivo che ha portato alla decisione di ricostruire la chiesa a un livello superiore rispetto al piano stradale; infatti, per accedere all’interno è necessario percorrere una scenografica doppia scalinata.
La chiesa di S. Giacomo è stata ricostruita più volte e ha subito notevoli modifiche nel corso delle varie epoche, ma la sua particolarità è quella di essere stata per secoli il luogo dove venivano seppelliti i cadaveri provenienti dal vicino ospedale. I corpi venivano inumati in genere senza cassa, calati dall’alto attraverso botole che si trovavano sul pavimento, dove esistevano vani adattati a sepolcreto. Questa pratica restò in vigore fino alla fine del 1600, quando il parroco Don Dornetti riuscì a imporre all’Amministrazione dell’Ospedale di spostare all’interno della zona ospedaliera il luogo di inumazione, accampando ragioni igieniche ben prima dell’editto napoleonico di Saint Cloud.
Infatti, ogni volta che si doveva provvedere alla triste incombenza era necessario scoperchiare una di queste botole (e ciò avveniva almeno 100 volte in un anno). In chiesa si diffondeva ‘un fetore che impedisce i divini Offizi’ e che rendeva inagibile il luogo per giorni, come scriveva il vicario generale. Si tenga presente che il sepolcreto confinava con la Roggia Rino, per cui il percolato filtrava inquinando le acque del rio, che venivano normalmente utilizzate a valle della chiesa per lavare i panni e per altri usi domestici, creando così una pericolosa fonte di contagio (fino alla seconda metà del 1800 a Crema erano ricorrenti e cicliche le epidemie di tifo e colera).
Dopo l’ultimo rifacimento della chiesa nella prima metà del 1700, si decise di sigillare i sepolcri innalzando il livello del pavimento rispetto al piano stradale con la costruzione delle due scale di accesso al tempio. Purtroppo, il rifacimento della pavimentazione avvenuto nel 1955 ha completamente cancellato ogni traccia delle lapidi e delle botole originali.
Come al solito non ho scoperto nulla, semmai ho riscoperto aneddoti interessanti.
Le notizie riportate, infatti, sono tratte in parte dal volume ‘Dalla Domus Dei’ all’Azienda Ospedaliera di Sergio Lini, edito da Regione Lombardia e Azienda Ospedaliera ‘Ospedale di Crema’. Uno di quei volumi, in genere interessanti, che solitamente vengono offerti come strenna natalizia dalle amministrazioni a persone a cui spesso non interessano e che, se va bene, li ripongono in bella mostra in libreria senza neppure aprirli o se ne sbarazzano. Alla fine finiscono sulle bancarelle dove, finalmente, trovano qualche appassionato che si prende la briga di leggerli, come il sottoscritto”.
Così ha postato via social l’appassionato ricercatore Alberto Tuzza. Ah … grazie per le sue belle riscoperte… da libro.
stefano mauri





