Il caso Bonaldi/Inzoli e tutti i rischi dell’uso avventato dei nuovi media

Il caso Bonaldi/Inzoli e tutti i rischi dell’uso avventato dei nuovi media

Una volta nelle redazioni dei giornali oltre al piombo per la composizione delle pagine c’erano i piedi di piombo. I detti dei vecchi redattori che invitavano gli scalpitanti novellini a cercare conferme su conferme alle loro notizie. I virgolettati di ferro, i parrebbe e i condizionali. Era il giornalismo democristiano delle veline e della calma.

Un giornalismo finito nel dimenticatoio nell’era dei social network. Lo vediamo tutti i giorni. Lo abbiamo raccontato già in altri casi, vedi il caso Salvini che insulta Pino Daniele. Tutti abbiamo a disposizione la rete, buttare nel mare magnum dei social network una opinione tagliente è facile, immediato, basta un attimo di rabbia. Basta cliccare sul tasto condividi per far diventare virale una bufala.

Ma qui di bufala non si parla. Il caso don Mauro Inzoli al convegno sulla famiglia tradizionale è reale, ed è pure diventato nazionale stamattina con un sacco di paginate nella cronaca nazionale dei giornali. Insomma un “prete pedofilo” come viene definito dalla stampa, che si presenta ad un convegno per la famiglia… un bello scherzo da prete. Infatti in tutte le foto che circolano in rete Inzoli ridacchia sempre, come se fosse stato ben consapevole che sarebbe bastato un attimo per far esplodere il caso.

Ma non facciamo dietrologia e veniamo alla Città Giocattolo e alla passione smisurata per la rete dei nostri politici. Tutto inizia nel pomeriggio. Un post sulla bacheca del sindaco Stefania Bonaldi scatena il putiferio. Va all’attacco del Nuovo Centro Destra il primo cittadino, NCD reo di averla attaccata con una lettera congiunta sul caso moschea.

La notizia finisce sulla stampa locale. Ma qualcuno inizia a dire. “Sicuri che sia lui?”. Il dubbio attanaglia anche il sindaco che trova una foto dove la persona in questione si vede meglio. “Oh cazzo, o Inzoli è invecchiato di colpo o ho preso una cantonata”, pensa il sindaco. Frettolosa smentita, cancellazione del post e nuova bagarre. Se non fosse che intanto a livello nazionale la stampa si stava muovendo. E in tarda serata arriva la conferma. Si era lui. Arriva così la contro smentita della Bonaldi. A questo punto eravamo tutti stremati.

Questo in breve il caso che ha scosso la solitamente sonnacchiosa domenica sera cremasca (dove al massimo si scannano per il calcio). Ci abbiamo scherzato su parecchio con tre post sempre più deliranti e commenti in cui consigliavamo al primo cittadino di spegnere lo smartphone e andare a letto. Ma occorre fare delle considerazioni serie. Innanzi tutto sull’utilizzo che tutti, come si diceva all’inizio, facciamo della rete.

Ora. Ieri sera ci siamo alla fine davvero divertiti tutti, presumo in fondo anche il sindaco che ha tenuto sveglia la stampa locale fino a tarda ora (hanno una certa età sia clemente) e alla fine aveva pure ragione. Condividiamo le parole di sdegno con cui ha chiuso la serata. Ma lo svolgimento è stato un disastro per lei.

Ha commesso più di un errore nella gestione della cosa. L’uscita così feroce avrebbe dovuto farla solo dopo aver avuto la certezza matematica della cosa che andava affermando, se proprio da personaggio pubblico e politico voleva togliersi questo sasso dalla scarpa. Ci stava farlo, ma sarebbe arrivato qualcun altro a dichiarare la cosa e avrebbe potuto riprenderla senza avere la maternità della cosa. Sarebbe stato più facile defilarsi. Da buon vecchio politico Bordo, ci pare di capire, l’ha fatta appurare ai giornalisti nazionali, poi a certezza acquisita ha postato.

Ma torniamo al sindaco. Al primo dubbio è arrivata una frettolosa smentita e la cancellazione del post. Ecco, non avrebbe dovuto cancellare il post, e anche attendere un po’ per la smentita. Ma è facile parlare poi, direte. La velocità della rete, la voglia di anticipare tutti, trae in inganno le redazioni dei giornali veri. Figuriamoci un singolo cittadino, ancorché un primo cittadino, sottoposto a mille pressioni tutti i giorni, e la Bonaldi di pressioni ne ha addosso da un po’, a ragione o meno.

Scherzando abbiamo scritto che adesso i suoi le commissioneranno il profilo Facebook. Magari non si arriverà a tanto. Ma moderare un po’ la compulsività delle uscite non sarebbe male, per il suo bene. Ora sindaco, per chi fa della narrazione della vita cittadina una professione, o una passione come per noi di Sussurrandom, avere amministratori come lei è una manna. Almeno non ci si annoia mai e c’è sempre da scrivere. Ma davvero stia attenta.

La rete è un’arma a doppio taglio. Spesso aiuta a vedere la vera faccia delle persone. Mille volte abbiamo visto uscite triviali poi frettolosamente smentite, o tuttalpiù risolte con una dimissione forzata dell’oscuro consigliere comunale che credendo di essere una persona comune mandava a fanculo l’immigrato, l’avversario, il Papa, salvo poi finire sui giornali.

E cancellare non serve. Qui torniamo al secondo errore di ieri. Perché spazzare via una prima uscita con una discussione che era seguita? Tanto c’è sempre qualche screenshot, una copia cache, qualcuno che ha salvato. Spesso parare il danno aumenta il danno stesso. Lo abbiamo detto anche a chi in seconda serata suggeriva la cancellazione anche della smentita.

Serve conoscere le logiche e soprattutto le tecniche della rete. Qui vorrei spendere due parole su un altro caso, passato un po’ inosservato ma sintomatico. Due associazioni locali nei giorni scorsi sono state taggate nelle loro pagine Facebook a video pornografici. Nessuna colpa se non imbarazzo perché il tag appare sulle bacheche degli amici.

Ho letto in un caso una lunga lettera comunicato per spiegare cosa era successo, nell’altro addirittura l’intenzione di chiudere il profilo. Sarebbe bastato conoscere le impostazioni sulla privacy di Facebook per sapere che ci può regolarle in modo che il tag per apparire debba essere moderato e permesso dall’interessato.

Ergo non è il mezzo che ha dei problemi sono i guidatori. Il mezzo è un mezzo tecnico che ha migliaia di risvolti, tecnici e sociali. Ha facilitato la circolazione delle notizie ma come per ogni mezzo, ancorché nuovo e a diposizione di tutti, ha un sacco di incognite e trappole.

Ecco chiudo con un consiglio. Sarebbe bello a fianco dei corsi di aggiornamento su cose ormai obsolete, o approfondimenti assurdi, mettere per le figure pubbliche anche un minimo di formazione obbligatoria sull’utilizzo dei nuovi media. Responsabilità, modi, tecniche. Eviteremmo tanti casini no?

em

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