Il Fausto Bertinotti ciellino è la chiara sconfitta di una sinistra lontana dal popolo

Il Fausto Bertinotti ciellino è la chiara sconfitta di una sinistra lontana dal popolo

Ha scelto la città di Cremona, dove era stato invitato per la presentazione di un libro, Fausto Bertinotti, ex leader di una rifondazione comunista mai avvenuta, per ufficializzare il fallimento del comunismo italiano elogiando, in contemporanea, il movimento ciellino, formazione religiosa nella quale l’ex leader maximo di noialtri ecco ha ritrovato un popolo, quel popolo tradito, illuso, cavalcato, munto, abbagliato e alla fine abbandonato dalle varie sinistre nazionalpopolare.

E la mancanza di una vera, moderna, socialdemocratica, proiettata in avanti, che guardare sempre indietro appunto abbaglia, sinistra italiana si sente e peserà assai (in negativo), nel lungo periodo, sulle sorti del nostro paese. E’ più o meno dalla metà degli anni Ottanta che l’equazione costruttiva, osmotica, popolo – comunismo iniziò a vacillare, prima offuscata dal populismo, poi annegata in un mare inquinato da burocrazia, malapolitica, tafazzismo, demagogie, esasperazioni e trovate strampalate più o meno varie, con Bertinotti, lui che poteva e doveva svoltare, sempre più vicino al salotto di Porta a Porta, ai salotti fashion romani, ai poteri forti e patinati e sempre meno presente nei mercati popolari, nelle fabbriche, tra la gente comune. E questa frattura (orchestrata e a che titolo da qualcuno?), questo forte, insanabile contrasto tra le persone e i politici che avrebbero dovuto rappresentarli ha giovato prima alla Lega Lombarda di Umberto Bossi, poi alle correnti di Di Pietro, poi ai Girotondini, poi ai Grillini e poi ancora agli Arancioni.

Nel frattempo, l’anima popolare, cornuta, mazziata, ma non fessa, disamorata della politica, non va più a votare, tantomeno si smuove per una consultazione referendaria strampalata sulle trivelle, insomma non si sente, non ci sentiamo rappresentati. Dulcis in fundo, la parabola discendente, la deriva del comunismo, sfociata nel fallimento ufficiale decretato dall’oggi mistico Bertinotti, ecco vagamente potremmo accostarla all’imborghesimento, nel senso peggiore del termine, del sindacato, organizzazione questa rimasta all’antico quando il mondo del lavoro invece si è trasformato, anzi si è rivoluzionato. Sì c’era una volta la sinistra, c’era, perché no, pure la destra, ora ci restano i mancini, i sinistri e i destrini; con il popolo divenuto perlopiù gregge.

Stefano Mauri

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