Il Festival di Sanremo secondo Monsieur Antonio Bozzo, giornalista cremasco d’adozione…  

Il Festival di Sanremo secondo Monsieur Antonio Bozzo, giornalista cremasco d’adozione…  

“Non ho l’età per amarti”, cantava dal televisore in bianco e nero (lo erano tutti, allora) nella grande cucina, dove trovavano posto, quelle sere speciali, anche i vicini che ancora non possedevano il piccolo schermo. Forse mia madre aveva preparato chiacchiere o latte dolce da mangiare, non ci giurerei. Era il 1964. Sanremo esisteva già da 14 edizioni. Ma per me, dodicenne, quello fu il primo festival. I precedenti li avevo sentiti, con la vaga attenzione del bambino, alla radio: non avevamo ancora la tele, come a quei tempi chiamavamo il totem che illuminava i tinelli di luce azzurrognola. Gigliola Cinquetti non aveva l’età per amarmi, e io neppure, ma di lei mi invaghii perdutamente. La veronese con i denti da coniglietto, nata cinque anni prima di me, vinse Sanremo; un po’ lo vinsi pure io, in compagnia con milioni di italiani ammaliati dalla giovanissima cantante. Ne sono passati di Festival, ma il mio “Sanremo zero” mi accompagna tuttora. Anche adesso che per scelta non ho la televisione, mi limito a spiare qualche programma sui dispositivi digitali. Gigliola Cinquetti ha poi avuto l’età, ma non l’intenzione di amarmi (me tapino!). Il suo imprinting canoro mi accompagnava anche quando a Sanremo mi recavo per lavoro: passavo al Festival qualche giorno per TV Sette, supplemento del Corriere della Sera di cui ero responsabile. Ronzavo in sala stampa e all’Ariston per prendere contatti, pensare servizi, accordarmi per fotografie, annusare l’aria, raccogliere pettegolezzi, rimandare a successivi incontri milanesi. Trovavo il tempo, mentre le ugole combattevano sul palco, di scappare a Mentone, con l’amico giornalista Franco Corazzi (ora non c’è più) per mangiare una montagna di coquillage in un posto che sapeva solo lui. I miei Sanremo sono stati quelli tra 1995 e 2004, un secolo fa. C’ero quando vinsero i Jalisse – conduttori Bongiorno, Chiambretti, Valeria Marini – nel 1997. Data che Antonio Ricci – il signore sì, che se ne intende – considera spartiacque tra Sanremo classico e moderno. Ma non mi sembra il caso adesso (stasera inizia il quarto festival di Amadeus, il primo di Zelensky ridotto a letterina manco fosse una ragazza pon-pon di Gerry Scotti) di praticare pittoresche e ampollose critiche televisive, che lasciamo volentieri all’insuperabile e inossidabile Aldo Grasso. Buon Festival a tutti, amici vicini e lontani.

Così postò via social Monsieur Antonio Bozzo, giornalista e opinionsita che sa scrivere e comunicare…

sm

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