Il Kremasc virus spaventa Cremona e i sindaci vengono isolati dall’incontro Area Vasta peggio che se fossero appestati

Il  Kremasc virus spaventa Cremona e i sindaci vengono isolati dall’incontro Area Vasta peggio che se fossero appestati

Mortificati, per chi usa il linguaggio delle persone educate. Incazzati neri, per chi preferisce andare giù piatto. Inutile addolcire la pillola: i sindaci della delegazione  cremasca, che venerdì pomeriggio, a Cremona, hanno incontrato  il sottosegretario  regionale Daniele Nava,  sono stati trattati con quella disponibilità di facciata, peggiore di un vaffanculo riservato ai rompicoglioni, espressione poco raffinata ma eccellente per comprendere il contesto.

Stefania Bonaldi (Crema), Aldo Casorati (Casaletto Ceredano), Giovanni Calderara (Agnadello), Antonio Grassi (Casale Cremasco Vidolasco), Walter Raimondi (Pieranica), Maria Luise Polig (Pandino), Pietro Rossi (assessore di Palazzo Pignano),  Ernestino Sassi (Ricengo), approdati nel capoluogo provinciale per testimoniare – unicamente con la loro presenza –  il dissenso per l’esclusione di  un rappresentate dell’Area omogenea cremasca, o comunque, del sindaco di Crema, dal Tavolo di confronto sulla questione dell’Area vasta, sono stati trattati nel modo utilizzato dai cittadini per i villici  che, nel passato, si recavano nella metropoli.

O, in alternativa, alla stregua di questuanti petulanti e noiosi che chiedono al signorotto di turno un favore. Nulla da eccepire sull’aspetto formale dell’incontro: per opportunità politica campagnoli e questuanti sono stati ricevuti dal sottosegretario e ascoltati. Molto da ridire sul luogo, sul modo, sul clima.  La delegazione  è stata mantenuta a distanza dalla sala  del Tavolo istituzionale  e dirottata in  piccionaia, al primo piano, della sede della Regione a Cremona.

E’ stato evitato qualsiasi contatto della delegazione con i partecipanti  al Tavolo di confronto. Di fatto, è stato creato ‘un cordone sanitario’, che ha isolato i sindaci, portatori del pericolosissimo e contagioso Kremasc virus. Ultimo arrivato nella famiglia dei Filovirus – quella di Ebola –  il Kremasc virus provoca anch’esso emorragie, nel senso che si muove per togliere un territorio da un altro e aggregarlo ad un terzo, sconvolgendo lo status quo ed equilibri consolidati e ritenuti immodificabili.

Per addolcire l’operazione isolamento, caffè per tutti e gentilezza in abbondanza. Verrebbe da dire: aho, ma non siamo venuti giù con la piena del Serio. Sindaci di campagna, ma non fessi. E poi perché evitare il contatto con gli altri membri del Tavolo di confronto? Con tutto il rispetto degli invitati, non si trattava del vertice del G8 e la delegazione cremasca non era composto da antagonisti e le borse non contenevano molotov. Suvvia, meno prosopopea e più elasticità. Meno formalismi e più politica. Meno parole e più ascolto. Meno maschi alfa è più disponibilità.

Stefania Bonaldi, ha illustrato a Nava i motivi della presenza della delegazione cremasca a Cremona e del documento approvato la settimana scorsa dall’assemblea dei sindaci. Nava, abbronzato ed elegante, camicia con monogramma e polsini slacciati, orologio giusto, giacca perfetta e scarpe di prima qualità, cartella non dozzinale, un mix tra l’uomo Vogue o GQ e il Jason Bourne di Matt Demon, ha spiegato con  piglio manageriale che non era possibile accettare i cremaschi al Tavolo di confronto.

Se avesse derogato alla norma avrebbe dovuto comportarsi nello stesso modo per molte altre realtà.  Il sottosegretario, di fretta perché atteso al desco che contava,  ha sottolineato  che il Tavolo di confronto al quale si accingeva a partecipare era un ‘prologo’.  Tranquilli,  non sarebbe scaturita  alcuna decisione, dimenticando che, da che mondo e mondo,  il prologo è la pietra angolare delle storie. Da lì si dipana il resto del racconto.  Nava ha poi assicurato la presenza dei cremaschi ai prossimi tavoli istituzionali. Prima di concludere ha lanciato un avvertimento: guardate che Lodi ha scelto la città metropolitana.

Passaggio  considerato dalla delegazione una provocazione e inteso come un invito a lasciare perdere la possibilità d’intesa con il territorio in riva all’Adda,  pietra tombale dell’ipotesi Crema-Lodi.  All’incontro in piccionaia  era presente anche Gianni Rossoni, senza fascia da sindaco, particolare giustificato dal fatto che al successivo Tavolo di confronto lui avrebbe partecipato in rappresentanza dell’Anci.

Esatto, ma di sopra, in isolamento, era il sindaco di Offanengo. Se i particolari contano, è giusto notare che quando una squadra scende in campo, i giocatori indossano tutti la stessa maglia.  A completare il quadro c’erano  il parlamentare Franco Bordo e il consigliere regionale Carlo Malvezzi, presidente della Commissione affari istituzionali. Fine.

Titoli di coda. «La storia siamo noi, nessuno si senta offeso siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo. La storia siamo noi attenzione nessuno si senta escluso». Con buona pace di Nava e degli altri che stanno nella turris eburnea e vogliono  inglobare Crema e il Cremasco con Mantova.

Antonio Grassi

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