Il Maestro Loris Braga, Chapeau, racconta le sue giornate da volontario sull’ambulanza in questi giorni duri da emergenza coronavirus

Il Maestro Loris Braga, Chapeau, racconta le sue giornate da volontario sull’ambulanza in questi giorni duri da emergenza coronavirus

Le giornate di turno in ambulanza sono lunghe e faticose. La mascherina opprime e respirare diventa impossibile. La visiera, la cuffia, gli occhiali appannati, la tutona, i doppi guanti, l’odore di alcool per il continuo uso del disinfettante mani… già è faticoso normalmente occuparsi di una persona che non sta bene, con queste precauzioni è ancora più difficile. Si arriva stremati ed alla fine di ogni servizio si cerca di respirare una boccata di preziosa aria fresca prima di ripartire subito per il servizio successivo. Ieri, durante uno di questi servizi, siamo arrivati da una paziente che non stava bene. Al nostro arrivo, tre bambini con la mamma giocavano nel cortile di questa casa e ci hanno salutato calorosamente, nonostante il nostro arrivo in sirena. Ci siamo dovuti trattenere qualche minuto per accertarci di tutti i parametri, parlare col medico curante, spiegare ai parenti gli accorgimenti da tenere, comunicare con la nostra Centrale Operativa. Alla nostra uscita abbiamo trovato questo. Ed in quel momento non ho saputo trattenere una lacrimuccia, nascosta fortunatamente dalla mascherina.
> Queste cose fanno dimenticare tutta la fatica e tutta la stanchezza di queste giornate.

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