Il paese è allo sfascio… e io mi sento in colpa

Il paese è allo sfascio… e io mi sento in colpa

Senza incipit.  Mi sento in colpa verso i miei genitori che hanno dedicato la loro vita a far crescere questo Paese e adesso sono ai margini a vederlo morire. Mi sento in colpa verso i miei figli, perché se sono fortunati si troveranno solo macerie su cui ricostruire.

Penso a mio padre, che se pagava per dimenticanza una bolletta un giorno in ritardo si vergognava come fosse un ladro, a lui che ha lavorato per cinquant’anni e che si è trovato a fare i conti ogni mese con la misera pensione degli artigiani. Penso a quando lo scorso novembre, il giorno prima di affrontare un rischioso intervento la sua preoccupazione era che mi ricordassi di andare a pagare entro i termini nel suo Comune di origine il costo (esagerato) per la riesumazione dei resti dei suoi genitori. E penso a quando mentre lo operavano, la madre del ragazzo trentenne con cui divideva la stanza, mi ha raccontato le parole che mio padre le aveva confidato quella mattina: “Stia serena per suo figlio, ho appena detto al Signore che se proprio vuole prendersi qualcuno oggi, si prenda me“.

Verso  lui e verso tutti i nostri nonni, genitori, che hanno fatto grande questo Paese, io provo vergogna: per il silenzio con cui accetto di vederlo cadere in rovina, per l’egoismo di vivere ancora una situazione fortunata e per la vigliaccheria di nascondermi in un “tanto io cosa ci posso fare”.

Mi sento colpevole. Siamo colpevoli.

Barbara Locatelli

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