“Breve storia sull’esercizio della prostituzione a Crema negli ultimi 500 anni.
Le prime notizie sulla prostituzione a Crema risalgono al periodo della dominazione veneta: è del 1468 la prima delibera che recita (trascrizione fedele del testo)… ‘Fu presa parte di rimovere le meretrici dal Ghirlo ed assegnarli un altro loco più remoto’. Il Ghirlo comprendeva parte delle attuali vie Cavour e Matteotti. Evidentemente la delibera non ebbe seguito, infatti appena due anni dopo nel 1470 una nuovo atto stabilì che… ‘Si proibisce alle meretrici, che stiino di giorno ne pubblici lochi del Ghirlo, ed in quelli di Porta di Serio’. Nel 1496 nuova delibera che introduce una disposizione molto particolare: ‘Siano obbligate le meretrici, et donne inoneste allorchè vanno per Crema et suo territorio, a portar un velo giallo su la testa , o nelle spalle , in pena’. In quell’epoca il colore giallo assume la qualifica di stigma per le prostitute e per gli Ebrei, condizione che durerà per questi ultimi fino alla seconda guerra mondiale. Nei secoli seguenti la prostituzione in città venne in qualche modo tollerata e regolamentata anche a causa delle numerose caserme presenti in città. Nel 1915 con lo scoppio della prima Guerra Mondiale la città sebbene distante dal fronte fece da retrovia e la presenza delle truppe e di un ospedale militare portò al proliferare dei postriboli che secondo che una relazione del medico addetto ammontavano addirittura a tredici dislocati in via Civerchi (addirittura 5), via Riva Fredda , via Borgo S.Pietro (2), eccetera. Negli anni trenta la situazione si ridimensionò con tre “Casini” ufficiali : Via Riva Fredda, il più rinomato Vicolo Sala, via Valera (infima categoria). Nel 1958 con la legge Merlin si pose fine definitivamente all’attività legale delle ultime due “Case di Tolleranza”restate attive.
Molto interessante tutta la documentazione ed il carteggio relativo alle autorizzazioni o revoche delle licenze e soprattutto alle motivazioni di tali atti .
Tutta la documentazione come solito proviene dall’Archivio Storico Cittadino. Le fotografie degli edifici provengono dalla raccolta Perolini del Museo Civico”.
Così via social ha postato Alberto Tuzza: ricercatore, esploratore e bella persona del fare. Particolare non indifferente: Alberto si muove da volontario, animato solo dalla passione.
stefano mauri





