Il Tennico del Crema 1908, alla pugna (playoff conquistati)

Il Tennico del Crema 1908, alla pugna (playoff conquistati)

Sotto le malandate ma ancora rosseggianti mura venete, nei pressi della clinica veterinaria, era schierato l’esercito cremino*. Calvo Pépàsh si apprestava a passare in rivista i paladini, ben sistemati con armi per l’ultima pugna e bagagli ai piedi, perché non si sa mai come vanno a finire certe cose. Ognuno degli intrepidi scorbutici era rimasto fermo sulle proprie posizioni nel caso la quadra non fosse riuscita ad accedere ai play off. Il Ragionier Nemo aveva in tasca un biglietto aereo di sola andata: destinazione Nicaragua; il Benito aveva ricuperato un vecchia tenda da campo per accamparsi alla Colonia Seriana, almeno fino al termine dell’estate; il Barista, invece, meditava di organizzare una super lotteria con premi ricchissimi, allo scopo di compensare i mancati introiti nel caso di emigrazione di massa degli Scorbutici; infine il condottiero, che serbava tra le sue cose il compromesso di prenotazione presso la Pensione Edelweiss di Bordighera che, a dispetto del nome, assicurava una magnifica “vista mare”; l’unico senza valigia era il magazziniere, al quale era stato rinnovato il contratto con un leggero ritocco allo stipendio: al ribasso, perché sospettato di spionaggio ai danni della società; obtorto collo, sarebbe dunque rimasto al suo posto, almeno per la prossima stagione.

Calvo Pépàsh dissimulava turbamento ed emozione. All’inizio della storia surreale che poi avrebbe dato vita alla costituzione dell’agguerrito manipolo di irriducibili aveva testualmente affermato: “A noi il Real Madrid ci fa una pippa.” Vedere primo capitolo. Sostenitore juventino che per simpatia cromatica aveva sposato la causa cremina (bianconeri o nerobianchi, i colori sono sempre uguali), adesso si ritrovava le merengue in semifinale della Coppa dei campioni (il termine Champions league non gli riusciva di pronunciarlo correttamente). Dunque preoccupazione più che giustificata. L’emozione derivava invece dal fatto che, per arringare i suoi, stava per sparare un’altra di quelle monumentali cazzate con le quali contava di passare alla storia. Infatti disse consapevolmente: “Il futbòl non è un’opinione ma una scienza a geometria variabile. E ora, miei prodi, tutti allo stadio Voltini!”

Incredula per la fantasmagorica puttanata testé udita, la truppa girò i tacchi e si diresse come al solito verso il Bar Sport: “La prima consumazione è a gratis”, aveva promesso il Barista. Per scaramanzia il locale era stato accuratamente blindato e nessuna comunicazione esterna era ammessa. Un cliente ritardatario, di quelli che rinnovano l’abbonamento settimanale alla corriera sempre alle domenica pomeriggio, manifestò a gran voce tutta la sua contrarietà: “Grandissime teste di cazzo, ma perché non siete andati allo stadio, che ce l’avete qui a due passi!” Risposta corale: “Grandissima testa di cazzo sarai tu, che vieni a rompere i coglioni sempre all’ultimo momento. E poi allo stadio non ci lasciano entrare perché dicono che meniamo sfiga. E adesso sparisci!” “E invece no, perché io conosco il risultato e ve lo dico solo se mi fate entrare, anche se manca un quarto d’ora alla fine”. Otto, forse dieci mani sollevarono in un baleno la saracinesca e il malcapitato venne trascinato dentro a viva forza: “Parla adagio e con molto tatto, perché potrebbe succederti di tutto!” “Va bene, però voglio comunque l’abbonamento.”

“Vedremo.”

“Il-Cre-ma-sta-vin-cen-do–per-per-quat-tro-a-ze-ro-e-si-qua-li-fi-ca-ai-pla-y-o-ff-ff-ff.”

Calò un eterno attimo di silenzio, durante il quale il latore della notizia cercò di rifugiarsi in un angolo. Il Barista, però, lo prese per la collottola con energia: “Se è vero, questo è un abbonamento semestrale a gratis e ti fermi a festeggiare con noi.” Brevi manu gli porse un fiasco di vino: “Adesso bevi!” In un sol fiato mandò a garganella quanto neppure il più scafato degli Scorbutici sarebbe riuscito a fare. Dopo l’efficace tirone, indubbiamente di suo gusto, diede anche l’elenco dei marcatori: “12′ pt Baresi, 38′ pt Belleri, 19′ st Pagano, 21′ st Marchesetti.”

Di lì a poco giunse la conferma e si scatenò il finimondo.

“Nonostante le congiunzioni astrali ci penalizzassero, la squadra è stata più forte dell’oroscopo e il risultato parla chiaro: un’autentica prova di forza. Dunque, come già ebbi a dire poc’anzi sotto le rosse mura venete**, siamo pronti alla pugna, perché ora andiamo incontro all’estasi della gloria.” In mezzo a quel casino nessuna aveva capito un cazzo, ma tutti applaudirono fino a notte inoltrata.

Beppe Cerutti


*Che Italo Calvino e il Cavaliere inesistente (Incipit: “Sotto le rosse mura di Parigi era schierato l’esercito di Francia”) mi perdonino per il sacrilego saccheggio.
**Lo so, sbagliare è umano, perseverare è diabolico.
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