Il tennico del Crema 1908, bisogna pungere… e pungeremo

Il tennico del Crema 1908, bisogna pungere… e pungeremo

In attesa della partita. Oèi, com’è che non posso entrare allo stadio perché sono sottoposto al Daspo, punto primo. E punto secondo, che cazzo vuol dire ‘sta roba qui?

È un acronimo.

Ossignur, se lo viene a sapere il signor SìPerò siamo belli che arrangiati un’altra volta.

Tranquillo, è a Novosibirk e sappiamo che sta bene: lo ha raggiunto la moglie, che adesso si fa chiamare Katiuscia e si spaccia per una casalinga sovietica con il lancia razzi incorporato.

Meglio così, ma ‘sto Daspo, oltre che acronimo, che cosa mi rappresenta?

Significa Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive. A noi lo hanno rifilato per la storia dei moschetti e il Benito è ancora dentro per accertamenti, perché i “pulotti” vogliono sapere dove nasconde le armi.

Ma quali armi, che il Benito l’ultimo moschetto l’ha mollato alla fine della guerra quando era ancora piccolino. Glielo aveva regalato uno della Rsi, ché se lo beccavano i partigiani gli facevano il culo come un colapasta. Ma ‘ndemm!

Questo non è vero! Quello là volevano soltanto spaventarlo un poco. Robetta.

E come?

O bella, fucilandolo.

E tu come lo sai?

Me l’ha raccontato mio zio buonanima, ché il moschetto glielo ha fregato lui e al Benito gli ha anche allungato uno sberlone.

Ma va un po’ cosa mi dici mai?! Cosicché se ai “pulotti”, per caso, gli girasse il “birlo” di farti una visita… Confessa. Dov’è il moschetto, in cantina o nell’armadio? Noi stiamo qui a menarcela con il Daspo e chissà quali atroci torture sta patendo il Benito. Vergognati. Dov’è?

Nel tirètt in bàss del càntàrâ de la mèa nôna, avvolto per bene con la carta stagnola e tenuto al riparo dal freddo con una copertina di lana. Su nel solaio.

In quel mentre apparve il Benito, canticchiando e fresco come una rosa: “Ma mi, ma mi, ma mi, quaranta dì, quaranta nott.. sbattuu de su, sbattuu de giò.. mi sont de quei che parlen no!”.

Aggiunse il liberato: “Dalla gabbia allo stadio il passo è breve e le voci esterne al catino sono contraddittorie: tempo nuvoloso con minaccia di pioggia, anzi piove, campo in condizioni che è dura per tutti. Facciamo il punto. Mancano cinque partite al termine, più il recupero, 18 i punti in palio: per centrare i play off bisogna portarli a casa tutti, o quasi: carta canta, c’è un cazzo da fare e quelli là in campo devono smetterla di fare i fighètti. Bisogna pungere, pungere e poi ancora pungere. E pungeremo! Giusto?”

“È giusto quello che stavo per dire”, aggiunse Calvo Pépàsh, che aveva riacquistato colorito in viso. “Dalle ultime notizie ricevute, stiamo benino di salute. Anzi, anche un po’ di più. Barista, un Lugana con sciroppo di mirtillo e un’Alka Seltzer!”

Il risultato finale confermò che le “esortazioni” erano state raccolte: “I bàgàîn g’han càpî l’àntîfona “sublimovale” del müschètt e i g’han spungiüü el cüü a la granda, che per cüntâi ghe vœûr ona fâbrica intera de gügìn. Sês pàpîne a sêro”, disse il Barista intonando il celebre motivo OooOee OooOee.

“Abbiamo punto, e pungeremo ancora”, aggiunse trionfante il Benito fissando negli occhi Calvo Pépàsh.

Il Ps che segue non si riferisce alla Pubblica sicurezza; trattasi bensì di un banale Post scriptum a latere, in forma di cronaca, che testimonia del furioso cazziatone che il Benito riversò su Calvo Pépàsh. Il documento è conosciuto da pochissimi eletti.

“Oèi te, vieni un po’ qua un minuto. Mi hanno fatto un paiolo così perché lo sanno tutti che ho un moschetto da “collezione” modello 91/38 Ts. Ma nel canterano della tua nonna che cazzo ci tieni?”

“91/41 in dotazione agli alpini in Russia, funzionante.”

“Cazzo, allora non te l’ha raccontata giusta e io da tuo zio ho preso una sberla a gratis. Bel pirla che sei!”

“Però tu avevi in mano un moschetto.”

“See, quello in dotazione ai Balilla, di legno, buona per la stufa, però quella di tua nonna. Tutti uguali voi.”

“Attento a come parli, nostalgico incompiuto!”

“Attento a te, bieco erede di Erode e antropofago d’infanti!”

Eccetera eccetera.

Ma che cazzo succede la dentro?

Niente, le solite divergenze.

Beppe Cerutti

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