Il Tennico del Crema 1908, Cazzo, le traverse!

Il Tennico del Crema 1908, Cazzo, le traverse!

El màgàsinêr del Crema 1908 era stato insignito del titolo onorifico di Gran Catechizzatore: aveva il diritto di parola solo in occasione delle partite giocate fuori casa, visto che gli Scorbutici si erano dimostrati allergici alle trasferte; il suo compito era quello di illustrare le caratteristiche delle squadre avversarie non visibili brevi manu. Era sempre preparato e vagamente ricordava Girolamo Savonarola: “Intanto alzi la mano chi sa come si chiamano gli abitanti di Sarnico.” Nessuno ebbe il coraggio di palesarsi. “Gnorânt! Qüèj de Sàrnech i se ciàma sarnicesi. Ma non è finita, perché il loro santo patrono l’è San Mauro abate, uno che ha camminato sulle acque.

Ve lo lascio immaginare, visto che andiamo a giocare sul lago d’Iseo, sponda bergamasca. Aggiungo, a monito di voi tutti, otri piene di vino e di nefande polpette, che da quelle parti c’è anche la Sarneghéra, una roba di acqua e vento modello tempesta, che parte proprio dalla ridente località nel periodo aprile-luglio e poi a settembre, ma quando si tratta di futbòl stanno mica troppo lì a guardare i mesi. Meditate, o miscredenti.”

“Certo che quando el màgàsinêr ci mette del suo non scherza mica: un raffreddore lui lo fa diventare una polmonite”, disse il Benito mentre trafficava con una radio malandata e gracchiante: Radio Pechino, Radio Honolulo, Radio Vladivostok e anche Radio Patagonia Libera, ma dall’Iseo neppure un radioamatore. Cazzo, quando si dice la sfiga! Prova con Internet!

Oèi bèlo! Primo, non sono dell’Inter e, secondo, so bèl nét perché me sgüri cont el pòmes, la lesîva e, al bisôgn, anca cont el sàòn. Te capìt?!”

“Bambini, eterni bambinoni”, pensò Calvo Pépàsh mentre scorreva i dati del tabellino sorseggiando il classico Vov alla pesca: “L’è dûra, dûrisima e se ghè la Sarneghéra ghè sarà bisôgn de giügâ el primm têmp cônt el vent dedree del cüü.”

Verso la fine del primo tempo il Benito riuscì a captare un segnale proveniente da un sommergibile russo, che dalle acque del lago d’Iseo seguiva la partita a quota telescopica. Riuscì a capire che stavano 1 a 1, anche perché la radiocronaca, molto disturbata, era in cirillico: “Comunque giochiamo alla grande.”

Abbandonate le preoccupazioni, il Calvo si lasciò prendere un poco la mano e anche la bocca: due panini con salame a grana grossa, senza aglio, e una caraffa di quello buono. Trascinato dall’entusiasmo sbiascicava a bocca piena frasi ermetiche: “Sòtt a s’cèpàcàsüü.” Ma che cazzo sta dicendo? “Avanti a bandiere spiegate”, spiegò il Ragionier Nemo.

Il boccone gli finì nella strozza quando dal’anfibio giunse la notizia che capitan Cantoni aveva sbagliato un rigore; seguì un principio d’indigestione: “Le traverse ci negano il sogno!” A quel punto si perse il collegamento radio. “Perché?!” urlò Calvo Pépàsh disperato.

“Pare che aerei dell’aviazione militare svedese stiano sorvolando la zona alla ricerca di un sommergibile russo fuori rotta.”

Beppe Cerutti

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