Il Tennico del Crema 1908, da solo o accompagnato?

Il Tennico del Crema 1908, da solo o accompagnato?

“Finalmente la Befana s’è portata via tutte feste e noi possiamo rimetterci a lavorare seriamente, perché il positivo ripristino muscolare dei nostri ragazzi nell’amichevole contro la Soresinese non deve lasciare spazio a facili ottimismi. Ricordatevi sempre che le aquile non si occupano delle mosche!” Così parlò Calvo Pépàsh ai suoi Scorbutici, che annuirono convinti perché da sempre impressionabili se messi di fronte a dotte citazioni. “Ciò che aspetta i nostri ragazzi è l’insidiosa trasferta nelle feconde terre della Franciacorta, signoreggianti nei vini e fiera dei suoi gonfaloni fra i quali freme al vento, indomito e orgoglioso, quello di Cazzago San Martino, nella fattispecie l’insubrico vessillo della frazione Pedrocca, 6,2 chilometri dal comune di riferimento. Vado bene, Ragionier Nemo?”

“Capo, le masse sono ipnotizzate!”

Salvo un giovanotto distinto ma dall’aria contrariata, che appoggiato al bancone sorseggiava un succo d’ortica con seltz e corretto con Denim, il famigerato deodorante che il Barista usava esclusivamente per celebrare l’anniversario di matrimonio.

Se ne avvide l’oratore che aggiunse parole d’incitamento: “Se la trasferta è insidiosa, ciò non significa che sia proibitiva. Del resto i numeri lo dimostrano, a cominciare da quelli della classifica, che ci danno avanti ai rivali di ben cinque lunghezze. Dico bene, Ragionier Nemo?”

“Vede, Capo, il problema è ben altro… O me sciagurato, non vorrei finire col commettere una sciocchezza! Ho bisogno del vostro aiuto, perché il Crema 1908 si rifiuta di far giocare mio figlio in prima squadra. Certo, è un po’ bizzoso come tutti quelli della sua età, ma è un talento naturale, giuro. Che coltivo giorno dopo giorno.”

“Ma se è così bravo come dice, perché…”

“Perché? Perché quelli non capiscono un cazzo di calcio, ecco perché. Che importanza vuoi che abbia se il ragazzo ha solo diciotto mesi?!”

“Questo qui va affanculo da solo o lo dobbiamo accompagnare noi?” disse il Benito soffiando dalle narici alla maniere di un toro bravo.

Ma la mente diabolica di Calvo Pépàsh si era già messa in moto e in men che non si dica il fanatico genitore venne messo alla porta con una pacca sulle spalle: “Tranquillo, ci penso io.”

Pensieri troncati sul nascere, perché di lì a pochi minuti giunse una telefonata da parte di una signora che si presentò quale moglie dell’idiota testé licenziato nonché madre dell’ignaro pargolo: “Se pensa di trasformare mio figlio nella mascotte degli Scorbutici, rivestito di panni e cuffia di lana con i colori della società, magari tenuto al guinzaglio come un cagnolino da esibire allo stadio… Ebbene se lo tolga dalla testa! O mio figlio gioca con la maglia numero dieci, o altrimenti ci rivolgeremo alla concorrenza!”

Beppe Cerutti

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