Il tennico del Crema 1908 e le sudditanze cromatiche

Il tennico del Crema 1908 e le sudditanze cromatiche

Calvo Pépàsh e i suoi scorbutici chiamarono a rapporto el màgàsinêr. Il tema era scottante: che cazzo è ‘sta polemica? Tra comunicati e contro comunicati non ci abbiamo capito una beata sega: sembra una partita di ping pong! “Una congiura”, rispose l’interrogato, e aggiunse: “I tecnici del Comune hanno fatto sapere che il Voltini non è in grado di reggere due partite consecutive, perché con lo schema di gioco applicato da noi, che è il 339, l’erba poi ha bisogno di sabbiature.”

“Fermo lì, cacciaballe, il 339 o è un prefisso telefonico o noi giochiamo in troppi.”

“Si vede che capisci una sega di futbòl. Se il mister applica il sistema catalano del tiki taka, cioè possesso palla a oltranza e per linee orizzontali, i ragazzi vanno di qui e di là dappertutto, quindi ci si confonde sul numero dei presenti in campo e va a finire che, quando giocano sulle ali estreme, calpestano l’aiuola anche sui calci d’angolo. Te capìt?”

“No.” Ma il sostegno alla squadra, “autoesiliatasi” al Bertolotti, non sarebbe mancato: “Perché nelle cose ci vuole disciplina e solidarietà, cazzo! Gli Scorbutici saranno presenti.”

Oddio…

Al lünedî de sira a gh’è el film a la tele…”

Al lünedî l’è el prîm dì de làorâ…” Ma cazzo sei pensionato!

Te ghe resôn, ma l’è la memôria che la pêsa…”

Me a son sogètt a distûrb a l’uretra, e côme la ghe dìs la dotorêsa, la principiante umidità ottobrina potrebbe causarmi fastidi al pisàtôj.”

Siete un manipolo di cagoni. E tu, Benito, ultimo mio scorbutico del tavolo verde?

“Noi della prima ora non siamo mai mancati agli appuntamenti con la storia. Saluto al ….”

A la brîscola, scorbàtt, che hai tirato quella sbagliata.

Fu così che presero possesso degli spalti, il rosso e il nero, insieme ad altri mille tra indigeni e bresciani de trügna dûra. Benito con una preoccupazione (“Calvo, ci manca la coppia dei difensori centrali.” “Me debôn?! E a cosa servono?”) ma entrambi con un fremito al cuore: giocare contro le maglie granata del Rigamonti, per chi ne sa di storia, non è come dirlo.

“Tè, Benito, ma il Toro, quello là, dove c’era dentro anche il Mario di Castegnato, l’hai mai visto giocare?”

“Ostia… no. A Crema lo leggevamo sui giornali. E tè?”

“Io sì e al Filadelfia, perché sono nato a Torino, ma ero talmente piccolo e il mio papà talmente juventino, che così non ho capito un cazzo. O meglio, a furia di ‘suggerimenti’ da tirarmi viola le orecchie sono diventato un gobbo convinto.”

“Altri tempi, grande squadra…”

E intanto sul campo… Avvio spumeggiante dei nostri, modello calcio champagne, ma poi i granata ci sgasano le bollicine e al riposo siamo sotto di un gol con pieno demerito. Una roba de càràgnâ. Va un po’ meglio nella ripresa, né vero, ma per fare il pari l’arbitro ci deve dare una mano: due espulsi tra i castegnatesi, che s’incazzano come delle bisce e, seppur in inferiorità numerica, ci fanno ancora tremare il culo. La sostanza è questa: loro giocano in verticale, noi ci abbiamo le frecce di segnalazione a destra e a sinistra.

“Oèi Pépàsh, se andiamo avanti così guarda che mi dimetto da scorbutico…”

“Allora, punto primo: in applicazione delle direttive che governano il centralismo democratico, tè di dimetti soltanto se ti dimetto io, e allora passerai delle meravigliose settimane bianche a Novosibirk. Punto secondo: tè della psicologia del calcio capisci una pippa, sei fermo agli esercizi ginnici della gioventù del Littorio. Perché giocare contro i colori granata l’è sempre una terribile soggezione interiore e ti devi concentrare. Tè prova a pensare se i ragazzi, al posto della maglia nerobianca, fossero scesi in campo con una maglia bianconera a strisce verticali… Eh!? Come dire… Hanno sofferto di un complesso di sudditanza cromatica inversamente proporzionale e si sono desconcentrati subendo l’iniziativa dell’avversario. Te capìt? ”

“Ooh, come no, e intanto ci va a ramengo la classifica. E domenica prossima, contro la prima in classifica, come la mettiamo?”

“Benito, ti ho mai parlato della storia del Sol del’avvenire?”

Beppe Cerutti

 

 

 

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