Il Tennico del Crema 1908, “Fiaschi” e “lanterne” (gli Scorbutici sul caso Pierina)

Il Tennico del Crema 1908, “Fiaschi” e “lanterne” (gli Scorbutici sul caso Pierina)

Al Bar Sport nessuno si meravigliava se qualche avventore, magari un po’ carburato, prendeva fiaschi per fischi, ma già la questione si complicava un attimino quando al posto delle lanterne si vedevano le lucciole. Tra questi ultimi visionari rientrava il signor SìPerò, acquisizione recente ma non praticante effettivo, anche se aveva impiegato poco tempo per meritarsi la qualifica di spacca marroni incompetente su tutto, a partire da come ci si deve allacciare le scarpe.

Considerando che la città è piccola, e noi “snasazziamo” dappertutto, di lui sappiamo che venne adocchiato dalla signora Serafina circa quarant’anni prima: “Uno così non lo trovo più!” Nelle passeggiate festive, fin dai tempi in cui giocavano ancora a briscola con le passioni, lui si era autonominato capocomitiva: sempre un passo avanti, con le mani incrociate dietro la schiena, sdegnoso delle vetrine e con un filino di puzza sotto il naso. Comportamento che a lei piaceva, perché fintanto che il marito sollevava polvere ignorata dagli altri passanti, trovava il tempo per rifarsi la vista sulle piccole tentazioni. I lenzuoli, per esempio: belli, bellissimi, “ma figurati se metto nel letto una simile raffinatezza con quello smorfioso. Però quella camicetta lì, sono qui caro, appena dietro a te, me la compro, o sì che me la compro.”

Appariva nei giorni di mercato insieme alla moglie, ma siccome continuava imperterrito a precederla, ben presto si accorse che non ne avvertiva più la presenza dopo le prime bancarelle. “Ho nuovamente perduto la mia signora, così ne approfitto per sorbire un buon Lugana e magari scambiare quattro chiacchiere”, così andava ripetendo fin dalla prima volta che mise piede al Bar Sport, cercando con lo sguardo la presenza dell’erudito Ragionier Nemo, verso il quale manifestò da subito la tendenza a montargli sulle castagne. Forse affinità elettive. La cosa non dispiacque agli habitué perché, come è risaputo, un po’ di sana concorrenza non guasta mai e vedere lo Scorbutico numero due perdere le staffe era sempre una gran goduria.

Ora successe che quella mattina i soliti sfaccendati si stavano dannando l’anima per le disastrose prestazioni della squadra, reduce da tre sconfitte consecutive. L’ordine del giorno comprendeva inoltre la valutazione tecnica della prossima avversario, vale a dire l’Orsa Trismoka e, tra le varie ed eventuali, il pandemonio che proprio in quei giorni infuriava a proposito del progetto di recupero della Pierina predisposto dalla società nerobianca, ma accantonato dalla sindaca dopo alcune (fin troppo) “spigliate” giravolte. L’argomento tenne subito banco, anche perché ai più risultava ostico il concetto di “rilevanza emblematica”, ma che ciò nonostante diede la stura a una sequela di considerazioni piuttosto aggrovigliate. Naturalmente i presenti sostennero la dura presa di posizione del Presidente, tra i cui meriti vi era anche quello di aver risollevato il brand della società; il Ragionier Nemo disse proprio così, brand, e anche branded goods. Mal gliene incolse, perché proprio in quel momento fece la sua apparizione il signor SìPerò, che in quanto ad anglofilia… mollalo.

Va da se che tutti s’aspettavano che il nuovo venuto, come suo solito, prendesse “fiaschi” per “lanterne” e invece… Disse, a mo’ d’introduzione: “Bisogna innanzi tutto sapere che brandy è l’abbreviativo di brandewine, cioè vino cotto, bruciato.” Ci fu la caccia alla sedia, perché il seguito meritava un posto in prima fila. “Come ha giustamente sottolineato Aldo Gabrielli, linguista di fama e autore del Dizionario dello stile corretto – aggiunse inorgoglito l’oratore, che sentiva di avere in pugno la platea – il termine venne fatto proprio da quei furbacchioni di francesi, prima con brandevin e poi con brandi, che suona più sintetico ed efficace.” Applauso e nuovo giro. “Ora noi sappiamo che in sostanza si tratta di acquavite, ma il termine ci allontanerebbe dal nostro dire, perché i simpatici cugini d’Oltralpe a un certo punto, correva il 1948, dissero che solo l’arzante prodotto in Francia poteva chiamarsi Cognac, definendo così con precisione cosa s’intende per branded goods, da cui il brand del quale ci stiamo occupando. Grazie.”

Stupore e incredulità lasciarono il passo ad un ulteriore e prolungato applauso, cui si unì anche il Ragionier Nemo che però, per non essere da meno, disse: D’ora in poi il brand degli Scorbutici sarà Yes we can, the President for Mayor of Crema!”

Il signor SìPerò venne ufficialmente invitato all’appuntamento domenicale.

Beppe Cerutti

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