Il Tennico del Crema 1908, la bastonata delle Furie Rosse

Il Tennico del Crema 1908, la bastonata delle Furie Rosse

Dopo l’espulsione per frazionismo della corrente cabalistica facente capo alla Marazzi&Accoliti, espulsione stabilita secondo quanto previsto dal ‘centralismo democratico’ (“Fatti e non pugnette”), Calvo Pépàsh e il Ragionier Nemo ripresero in mano la questione Aurora Travagliato, prossima avversaria casalinga del Crema 1908. E lo fecero proponendo una mozione d’ordine (“Tutti gli Scorbutici saranno presenti allo stadio”) che però, nonostante la segretezza del voto, non ebbe un gran successo: elettori avanti diritto, tutti i cittadini di Crema di comprovata fede nerobianca. Votanti: lasciamo perdere. Esito dello spoglio: “Sì” 2; “Non posso” 1; “Forse” il resto. In altre parole: urne deserte.

“Va be’, cazzo – disse il barista -, ma voglio credere che non sarete certamente voi ad abbandonare la squadra.” E fu così che, loro malgrado, tornarono a riflettere sui numeri, questa volta nudi e crudi. Punti in classifica, partite vinte, perse o nulle, reti fatte e subite: “I numeri sono a nostro vantaggio – disse Calvo per iniettare un po’ di ottimismo – e poi…” Avrebbe voluto aggiungere “giochiamo in casa”, ma visti gli esiti della consultazione di cui sopra, si trattenne per non amareggiare ulteriormente l’assemblea, di suo già depressa dopo l’opaca prova fornita in Val Camonica: “Faremo sentire la nostra voce alla Società.”

In risposta alle perplessità inoltrate nelle sedi deputate, la Società rispose con una nota laconica: “Siamo consapevoli del momento non favorevole, ma intendiamo prendere il diavolo per le corna”. La sfumatura relativa al simbolo sociale dei Traaiàt non venne colta ma in compenso sorse una indignata protesta: “Non è il diavolo bensì il toro che si prende per le corna”. Con ancor più raffinato sense of humour, la Società rispose: “Ops… Sorry”.

Sorry un cazzo!” sbottò Benito, l’unico che aveva votato “Forse”. “Ci stanno prendendo per il culo. O si ricomincia a vincere o il Mister dovrà vedersela con noi, gli Scorbutici della prima ora.” Tutto ciò accadeva il 24 ottobre 2014, Giornata mondiale dedicata alla pasta. Il barista, che per ovvie ragioni aveva votato “Non posso”, colse le attese dell’assemblea per preparare quattro spaghi al pomodoro (olandese) con “yerba buena” e crostacei dell’Ikea. L’attesa fu snervante e non soltanto per gli spaghetti, comprati all’acciaieria di Cremona, ma soprattutto per la consapevolezza che le Furie rosse sarebbero scese al Voltini decise a vendere la loro Aurora al Diavolo. Aveva ragione. Con questa sottile e allusiva finezza linguistica Calvo Pépàsh si addormentò sotto il tavolo, da dove venne rimosso il 26 ottobre alle ore 13,30: “Colpa del cambio orario”, disse. Il Benito lo guardò con disgusto.

Alle ore 18 del 26 ottobre il Bar Sport ribolliva di sdegno e Calvo Pépàsh si sentì in dovere di prendere la parola: “Non vi è dubbio che abbiamo contribuito a smuovere la classifica” (fischi), “anche se le avverse circostanze ci lasciano fermi al punto di prima” (voce dal fondo: “Cazzo dici, se nel primo tempo il portiere avversario non si è neppure guadagnato il minimo di paga sindacale, sembrava un turista!”)

“Si ma nel secondo tempo… Almeno tre palle gol… Circostanze avverse…”

Abbiamo la merda alle caviglie, stabilirono gli avventori. Provvedere.

Beppe Cerutti

 

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