Il Tennico del Crema 1908, Machiavelli

Il Tennico del Crema 1908, Machiavelli

A volte succede che le assenze risultino molto più vistose delle presenze. Nel nostro caso la “contumacia” era quella del Grande timoniere, il cui ritratto collocato sopra la macchina moka express aveva lasciato il posto a uno sbiadito mezzobusto vagamente rinascimentale. Un cambiamento inaspettato, che colse di sorpresa anche gli avventori saltuari, quelli, per intenderci, che di solito comprano il biglietto per la corriera e bevono un caffè di corsa. Tutto sommato, un siparietto simpatico: alla legittima richiesta di chiarimenti, il Barista rispondeva scuotendo il capo sconsolato, ma con l’aria sorniona di chi la sa lunga: “Sai com’è, scherza con i fanti ma lascia stare i santi.” Una litania alla quale faceva da contraltare la filastrocca altrettanto scontata: “E quello lì che ha preso il posto del Gittì (Grande timoniere, ndr) chi è?

“Niccolò Machiavelli.”

“Nicomacchia chi?!”

Nella realtà era corsa voce che i legali della Società avessero pronta una lettera di diffida nella quale, tra l’altro, si evidenziava il pericolo di alimentare il culto della personalità, ipotesi decisamente contraria ai principi fondamentali che animano tutta la dirigenza nerobianca, magazziniere compreso. Nell’insieme una storia abbastanza complessa e che le voci di corridoio avevano contribuito a ingarbugliare ancora di più. In sostanza sarebbe successo che il Presidente, incazzato per l’arbitraggio scandaloso (tre rigori negati, ndr), si fosse messo alla caccia del direttore di gara per svitargli la testa dal busto; nonostante venisse bloccato dai più stretti collaboratori, la eco dell’insana intenzione giunse fin dentro l’angusto stanzino della giacchetta nera. Bisognava dunque girare la frittata e lì per lì venne messo in atto il cosiddetto piano B: il Presidente si era precipitato per tentare di placare l’ira funesta del màgàsinêr (che, per inciso, ha lo stesso cognome del Capo) deciso a fare giustizia sommaria con le proprie mani.

Per la verità la storia è un poco traballante, perché il presunto assatanato domenica scorsa era assente giustificato: Carnevale in piazza con i nipotini. Però tutti sanno che è una colonna degli Scorbutici e allora ecco l’idea di scaricare le responsabilità sulla ciurmaglia del Bar Sport. Insomma, un gran bel casino, in ragione del quale, adesso, sopra la macchina del caffè troneggia il ritratto di Niccolò Machiavelli.

“Nicomacchia chi?!”

Nel frattempo Calvo Pépàsh, incurante delle sottigliezze diplomatiche, non perdeva d’occhio il tabellino: “Niente è perduto, almeno per la piazza d’onore, ma domenica prossima bisogna svangarla con i tosti dell’Aurora Travagliato i quali, noblesse oblige, quando vedono bianco e nero, o nero bianco, che cromaticamente è poi la stessa cosa, diventano diavoli boreali. Direi che si tratta di una situazione intricata, quasi machiavellica.”

“Macchia che?!”

Beppe Cerutti

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