Il Tennico del Crema 1908, sòtt a cüü biôtt, voce del verbo banzai

Il Tennico del Crema 1908, sòtt a cüü biôtt, voce del verbo banzai

“Il messaggio mi sembra chiaro: non bisogna assolutamente tirare i remi in barca, ma ancora una volte e nonostante i rovesci, sòtt a cüü biôtt.” Così parlò Calvo Pépàsh ai suoi Scorbutici, ormai rassegnati a un altro duro anno di purgatorio. In verità quello diramato dalla società all’indomani della pure onorevole sconfitta patita dai nerobianchi per mano (ops, per piede) del Rigamonti Castegnato, che in pratica segava brutalmente la speranza di accedere ai play off, più che un messaggio sembrava un’esortazione, diremmo quasi un accorato sermone. Alcuni però vollero vedere nell’aforisma preso a prestito dal filosofo inglese Anthony Clifford Grayling, anche un velato ammonimento: “Guârda bên che se te set mînga sâvi, te castìghi.”

“Ma insomma, che cazzo avrebbe detto questo perfido figlio di Albione?” chiese a gran voce il Benito.

“Leggo, anzi no. Ràgionàtt, declama tu, che per queste cose sei il più meglio.” Lusingato, Nemo dapprima si schermì, poi si schiarì le corde vocali e partì in quarta col pistolotto: “Ci vuole solo coraggio, o forse buon senso, per capire che le lezioni migliori sono di solito le più dure; e che spesso fra queste ultime c’è la sconfitta. A loro volta queste riflessioni inducono a pensare che l’unico vero fallimento stia, in realtà, nel permettere alla sconfitta di avere la meglio su di noi. Firmato Facebook, 7 aprile 2015, alle ore 9,55 circa.”

“Cazzo, più chiaro di così?! Al presidente gli girano le balle e se in queste ultime partite non tirano fuori gli attributi lui li manda tutti a ranare. Màgàsinêr compreso.” Quest’ultimo prese cappello e se ne andò sbattendo la porta: “Vado allo stadio, ché il dovere mi chiama; tse, ma chi crede di essere quello lì?!”

La vittoria giunse propizia come un brodino caldo. Una prestazione soddisfacente, addirittura volitiva e all’insegna del pungere pungere pungere e pungeremo (“La squadra c’è, non ci sono dubbi, anche se gli manca un filino di non so che cosa”, argomentarono i cattedratici del capello spaccato in quattro); servì a scongiurare la crisi ch’era nell’aria ma non ad allontanarla. Come si dice, aleggiava. Infatti i cronisti d’assalto presenti allo stadio notaro che il presidente, sia pure sorridente, indicandoli a dito uno per uno, chiamò a sé tutti i membri del consiglio direttivo, l’allenatore e anche el màgàsinêr. “Gatta ci cova”, disse il decano dei giornalisti sportivi con la solita puzzetta da nato imparato. Cosa successe in quelle poche ore seguenti alla partita non è dato sapere, ma la pentola bolliva e il brontolio si era sparso ai quattro angoli della città, tranne che al Bar Sport. Lì dentro ci si limitava a commentare a caldo l’esito della partita, con le solite scontate recriminazioni di chi non è mai contento: “Sì però… Sarebbe stato meglio che avessero segnato cinque gol, magari sei per mettere al sicuro il risultato” e via dicendo.

Finché rientrò el màgàsinêr, sgravato dai compiti d’ufficio, per altro assolti con assoluta diligenza, ma un poco rintronato dal cazziatone presidenziale: “L’unica cosa che ho capito è che per potenziare la squadra adesso si guarda al mercato del Sol levante. Pare che da quelle parti lì ci abbiano preso gusto a prendere a calci il pallone fin di già da subito alle scuole elementari, comprese le ragazze, che anche loro prima d’iniziare la partita gridano banzai.”

“E cosa mi significa quella parola lì?”

Sòtt a cüü biôtt.

Fu tutto un compiaciuto stropicciarsi di mani: “Bene bene benissimo. Il settore giovanile nipponico è in forte espansione, come dimostrano in non pochi calciatori che giocano o hanno giocato in seria A. Bene benone benissimo. A questo punto il nostro compito è quello di fornire adeguate indicazioni alla società per una oculata campagna acquisti. Diamoci da fare.” Ai voti e hip hip hurrà, con grande soddisfazione del Barista il quale però, forse per un eccesso di zelo, ma probabilmente perché di calcio continuava a non capirci un accidente, ma ugualmente convinto che comunque non si potesse prescindere dai suoi suggerimenti, collocò accanto all’immagine del presidente una prima selezione di atleti giapponesi con tanto di didascalia (“Consigli per gli acquisti”) che destò forti perplessità anche tra i profani del primo caffè mattutino.

Beppe Cerutti

 

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