Il Tennico del Crema 1908, tornano le salite

Il Tennico del Crema 1908, tornano le salite

Sconfortato dallo sconfortante sconforto che regnava tra gli Scorbutici della prima ora, Calvo Pépàsh sorseggiava uno speciale intruglio composto per un terzo da peperone distillato e in ugual misura da acqua di Colonia e sciroppo filosofico. Meditava attorno a uno dei grandi interrogativi del pensiero accademico: “Secondo la teoria eliocentrica, che cosa troviamo al centro dell’universo?” “Dipende dalla giornata e da cosa s’intende per centro”, mormorò.

Gli “ultrà” del Bar Sport, dopo essersi cullati nel sogno del sorpasso, recriminavano rimestando nel cestone delle occasioni perdute, ma il cazzotto ricevuto faceva male, perché i valcapedini (da Valcapedio, ‘gnorante!) della Grumellese, dopo lo scivolone casalingo della precedente domenica, s’erano dati una registrata alle valvole e al Voltini si erano cuccati i fatidici tre punti. Mai come per l’occasione la teoria eliocentrica aveva rivelato, almeno in parte, cosa si prova a trovarsi col culo per terra. Niente di compromesso, sia ben chiaro, ma l’ascesa alla vetta tornava a farsi dura, soprattutto sotto l’aspetto psicologico.

Calvo Pépàsh prese in considerazione quest’ultimo elemento perché, anche se non lo avrebbe mai ammesso pubblicamente, sapeva di appartenere alla schiera dei “fatal cabalisti”. Chiamò a raccolta i fedeli per catechizzarli all’ottimismo: “Abbiamo già avuto modo di riflettere sul pendolo della Storia e ciò che temevamo non è accaduto: abbiamo perso, è vero, ma non abbiamo pareggiato e ciò significa che non esiste più la possibilità che si ripeta il filotto della lunga teoria di pareggi consecutivi, che tanto ci fece incazzare nel girone d’andata. Dunque, abbiamo buoni motivi per guardare con fiducia al futuro.”

“Sarà…” disse il Benito.

“Come teoria matematica mi pare un po’ debole”, aggiunse il Ragionier Nemo.

Beppe Cerutti

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