Il Tennico del Crema 1908, un viaggio in Purgatorio

Il Tennico del Crema 1908, un viaggio in Purgatorio

“I ragazzi hanno dimostrato di avere le palle di granito, ma non è bastato. Sono stati fregati dal fondo sintetico, ché sul piano del gioco li abbiamo inchiavardati per bene per tutto il campo.” Onore al merito ma magra consolazione. Calvo Pépàsh rilesse per l’ennesima volta la citazione pubblicata sul sito ufficiale della società alle 15,38 (ora legale anche sul meridiano di Greenwich), del 30 marzo 2015: “Siamo all’inferno adesso signori miei. Credetemi. E possiamo rimanerci, farci prendere a schiaffi, oppure aprirci la strada lottando verso la luce. Possiamo scalare le pareti dell’inferno un centimetro alla volta...In questa squadra si combatte per un centimetro, in questa squadra massacriamo di fatica noi stessi e tutti quelli intorno a noi per un centimetro, ci difendiamo con le unghie e con i denti per un centimetro, perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri il totale allora farà  la differenza tra la vittoria e la sconfitta…” Così avrebbe parlato Al Pacino, interprete del film “Ogni maledetta domenica”, diretto da Oliver Stone nel 1999.

“Solo che oggi è sabato”, ebbe a cavillare un paio di ore prima il Ragionier Nemo, ché gli prendeva la mosca al naso ogni volta che sentiva minacciata la propria posizione di primo della classe. Non poteva tuttavia negare che il recupero esterno contro il forte Rigamonti (partita rinviata il passato inverno a causa delle neve) veniva a collocarsi in un momento delicato per i colori nerobianchi: squadra un poco smarrita e aggancio ai play off sempre più difficile. Di ciò l’erudito scorbutico era consapevole, ma per non essere da meno dei “solòni” di via Di Vittorio, si sentì in dovere di rimarcare il concetto ricorrendo a un incipit di caratura universale: “Nel mezzo del cammin di nostra vita/ ci ritrovammo per una selva oscura,/ ché la diritta via ai play off era smarrita.”

Uccello del malaugurio.

Insomma, come già in altre occasioni, all’interno del Bar Sport regnava un clima di scoramento prossimo alla rassegnazione: i granata de Castignàt avevano vinto per tre a due e adesso di sogni non ce n’erano più: un altro anno di purgatorio: “Per correre miglior acqua alza le vele/ ormai la navicella del mio ingegno,/ che lascia dietro di sé mar sì crudele…”

Una condizione psicologica collettiva che non garbava affatto al Barista, impegnato a lanciare occhiate di fuoco al menagramo diplomato alle scuole serali, però poco efficaci: “Se quello lì crede di farsi bello con le citazioni, allora cito anch’io” e intanto andava almanaccando finché mise insieme un petiputpurì di saggezza popolare che declamò tutto d’un fiato: “Su con la vita, che la speranza è l’ultima a morire e un bicchiere di vino fa buon sangue, due è meglio, tre canta che ti passa e quattro on’àlegrîa de lüs e de colôr.”

“Così parlò Zarathustra”, aggiunse gelido il Ragionier Nemo. Venne centrato da un bicchiere in puro cristallo di Boemia: “Tanto era l’ultimo del servizio da dodici”, disse il Barista. Gli Scorbutici presenti approvarono.

Beppe Cerutti

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