La caramella di Stradivari ha una forma davvero particolare

La caramella di Stradivari ha una forma davvero particolare

Da qualche settimana nella home page di Sussu campeggia un banner, lo potete trovare in basso a destra, che pubblicizza un particolare concorso. Ma di che si tratta? Sapete che quando si parla di una delle tre T che caratterizzano il capoluogo di provincia (già ma esistono ancora le province?) noi ci buttiamo immediatamente nella discussione. Per spiegare di cosa si tratta lasciamo la parola a chi meglio di noi sa raccontare la cosa.

LA  CARAMELLA   DI   STRADIVARI

Il romanzo precedente dell’autore, “De Nimbo”, raccontava la storia di un libro enigmatico e proibito e di un ragazzo la cui vicenda è in realtà un singolare racconto di formazione, nel contesto dell’Italia, ricca di misteri, del Cinquecento.

La storia di Martino è anche la storia di una ascesi esoterica e mistica.

Con “La  Caramella di Stradivari”, si passa dal turbolento, sontuoso e drammatico romanzo di Martino, al nostro secolo.

Si passa da un inventore eretico e metafisico ad un pasticciere dei nostri giorni, incredibilmente creativo ed inventivo, carnale ed un po’ gaglioffo, ma, a sua volta e a suo modo, profondamente visionario e metafisico.

Nel nuovo romanzo la vicenda è strutturata su più livelli: quello della narrazione romanzesca e delle creazioni estetico-culinarie-musicali, sempre più ardite e fantasiose.

Protagonista è il signor Linder, un magico Pasticcere trapiantatosi non a caso dall’Austria nella carnale Cremona, la città così orgogliosa delle sue tre T (Torrazzo, Torrone, Tettazze) e così predisposta all’incontro turbinoso con un personaggio misterioso e gaudente.

Ma c’è anche un terzo livello, sotteso e segreto, che ispira le creazioni del Linden e le costruzioni narrative di  Gordon Bloom. Si tratta della dimensione esoterica che scaturisce non da pratiche ascetiche o da spiritualismi disincarnati, bensì dalla sperimentazione avventurosa di dolci sempre nuovi (il cui culmine è rappresentato dalla “Caramella di Stradivari”), tali da stimolare ad esperienze di gusto così intense da diventare anche esperienza estetica, estasi musicale e, infine, esaltazione erotica.

Ed è, infatti, il corpo, il corpo sessuato, la materia alchemica prediletta dalle magie culinarie perpetrate da Linden. Così l’austriaco arriva, nelle sue sperimentazioni, agli estremi di una sfrenata onnipotenza della fantasia, che sarà poi causa della rottura della sua iniziale idilliaca comunione con la procace Cremona, nella quale il grande pasticciere finirà per seminare gelosie e invidie, che lo costringeranno alla fuga verso nuove patrie e nuove avventure.

Quello che colpisce del libro non è solo la stupefacente e fantasmagorica inventiva del narratore, ma, anche e soprattutto, il suo totale dominio sul racconto e la qualità della sua scrittura.

Talora asciutta e sintetica, ma più spesso trasfigurata da accensioni immaginose in una sorta di barocco sontuoso e musicale.

Ma mi chiedo: c’è una filosofia nei romanzi di Gordon Bloom?

Direi proprio di sì, ricordando il platonismo di Martino e la sua immersione nel magismo ermetico ed astrologico del Cinquecento.

Tale magismo è ancora presente nella storia di Linden, dove però si caratterizza nei termini di un vitalismo carnale, in cui l’apertura esoterica e metafisica anziché librarsi verso l’alto (come nel romanzo precedente, in cui Martino ascende verso il cielo grazie al suo miracoloso aquilone), si immerge nelle profondità telluriche dei corpi e della materia, alla ricerca di un piacere sempre più estremo, ma che è anche ricerca inarrestabile.

C’è, infine, qualcosa di fondamentale che unisce personaggi così diversi come l’etereo adolescente Martino ed il panciuto e godurioso Linden.

Entrambi sono espressione di un individualismo anticonformista e ribelle, che antepone a qualsiasi norma e limite il diritto a fare della propria vita una continua avventura esplorativa.

Credo che  l’autore si riconosca in questo tratto che accomuna i suoi personaggi.

Dunque, cari amici, leggete. Leggete e stupitevi, sorprendetevi, ma, soprattutto, divertitevi.

Secondo  Giacobbi

Psicoanalista, docente della Scuola di Psicoterapia dell’Istituto Minotauro e della Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica di Milano

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