La Città Giocattolo risana i conti con la Tsis, tassa sugli insulti al sindaco

La Città Giocattolo risana i conti con la Tsis, tassa sugli insulti al sindaco

La sindachessa scendeva dalle scale a chiocciola del municipio della Citta Giocattolo imprecando: “chiamate Feltrino e ditegli che lo voglio qui subito per una intervista che smentisca ogni cosa detta fino ad ora sulla possibilità di concedere un’area alla chiesa dei Pastafariani”.

Subito scattò la telefonata al direttorissimo di GiocattoliToday. Ma il telefono squillava a vuoto. Feltrino era uscito per una volta dalla redazione non solo per andare a comprare il pane come era solito fare attorno alle 12 ma per un servizio giornalistico. Toccava per forza. Quel giorno inaugurava Immondi d’acciaio, l’annuale festival dei siderurgici brutti che si teneva nella Città Giocattolo e che aveva comprato un bel po’ di spazi pubblicitari su GiocattoliToday.

Alla sindachessa non restò quindi che chiamare l’addetto stampa che sonnecchiava nel suo ufficio e vergare un piccato comunicato minacciando ritorsioni, “per ogni insulto scovato sul web dieci cittadini a caso sarnano costratti a pagare la Tsis, la tassa sugli insulti al sindaco”.

L’addetto stampa per una volta non dormiva ma era intento a consolare il Giovane Giovane: “mi prendono in giro perché ho chiuso al traffico il centro per poter giocare a palla”, si lamentava, “adesso gli faccio gli scherzi telefonici ai cattivoni”, e chiamava i numeri delle redazioni dei giornali mettendo giù non appena dall’altra parte rispondevano.

Un suono sinistro irruppe nel silenzio dell’ufficio dell’addetto stampa a interrompere il ticchettio dei tasti del pc, stava cercando di presentare la Tsis come una vantaggio per i Giocattolesi. Era l’inaugurazione del festival Immondi d’acciaio, lo si faceva storicamente con una colata d’acciaio in ricordo dei fasti industriali passati della Città Giocattolo. Una bella colata d’acciaio in pieno centro storico su cui venivano cotte le salamelle, che non possono mai mancare a questi eventi.

Feltrino era estasiato. Avrebbe vergato uno dei suoi pezzi epici in cui con aggettivi preso a caso dal dizionario dei sinonimi e contrari che teneva sulla scrivania avrebbe magnificato la bellezza del bagliore dell’acciaio, che era simile al bagliore dei soldini dell’inserzionista. Tutto questo sarebbe stato sufficiente per evitare di parlare della Tsis.

Mirko Treviglio

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