La comunicazione social questa sconosciuta ovvero: quali sono gli ami a cui abbocchiamo più volentieri?

La comunicazione social questa sconosciuta ovvero: quali sono gli ami a cui abbocchiamo più volentieri?

Ma quanto impattano davvero i social network sulla comunicazione? Soprattutto su quella istituzionale? Domanda da un milione di dollari a cui probabilmente non proverò neppure a dare una risposta in questo scritto. Di certo oggi tutta la comunicazione, da quella personale a quella istituzionale passando per quella commerciale, viene veicolata sui social in un flusso continuo di informazioni che si annullano tra loro per la mole enorme di stimoli che ci vengono proposti.

È davvero difficile che qualcosa che scorriamo nella timeline del nostro social preferito ci rimanga in mente, tanto da farci interagire con la fonte dell’informazione o tanto da farci compiere un’azione che sia più incisiva da quella di apporre uno stanco like al post. Per riuscire ad uscire da questo seminato occorre qualcosa che vada più in la di ciò che ci aspettiamo.

Ma cosa è che ci aspettiamo quando scorriamo la timeline del nostro social? Di essere informati? Di sapere come stanno gli amici? Di cogliere opportunità sociali? Direi seconda domanda da un milione di dollari a cui non proverò a dare risposta. Cosa mi aspetto io per dire? Di non incappare in troppi post di persone che ritengo (o forse ritenevo) degne e che condividono per l’ennesima volta del senatore Cirenga e del suo fondo per parlamentari che toglie soldi ai malati di Sla (la mamma di tutte le fake news che periodicamente torna come un focolaio). All’inizio cercavo di dire ai suddetti che era una fake news, ma la risposta standard alle notazioni è tipo: “sempre a fare il saccente, quello che conta è il principio”. Ma il principio di che?

Questa cosa poi è degenerata incredibilmente negli ultimi due anni con la discesa in campo delle truppe cammellate di chi crede che dietro la pandemia ci sia la qualunque del complottismo internazionale. Ma mi sto allontanando da quello che volevo dire. Si perché volevo solo fare una notazione su un fatto minore laterale legato alla campagna elettorale per le elezioni amministrative della mia città, che stanno scaldando i motori, ma che non hanno ancora tirato fuori un tema polposo per le discussioni con i candidati che fanno di fair play facendosi gli auguri dai rispettivi opposti schieramenti e con le scatole, le liste, che sono molto più accurate e imbellettate del contenuto delle scatole, le idee, che ancora latitano sul tappeto. Se non forse per generiche dichiarazioni di intento che sono ai livelli delle dichiarazioni delle aspiranti miss che vorrebbero la pace nel mondo.

Insomma tutto e il contrario di tutto sui massimi sistemi. L’unica notazione degna di nota è che ad ora su 5 candidati in campo, tutti quelli principali ormai si sono schierati, magari arriverà qualche minore dell’ultima ora, non c’è una donna candidata. Si va bene la mia città esce da 10 anni di amministrazione a guida femminile. Ma rimane comunque sintomatico che non ci sia una donna in campo a questo giro. Anche perché fino a poche settimane fa addirittura pareva che potesse prospettarsi una sfida tutta al femminile, insomma le voci quello dicevano. Ma poi…

Ecco torniamo all’inizio della riflessione. Una privata cittadina, si certo conosciuta a livello sociale ma mai presente in politica, l’altra sera ha pubblicato sul suo profilo privato un post evidentemente ironico in cui notava questa anomalia e avanzava, ventilava, buttava li insomma, l’ipotesi di candidarsi. Con chi? Come? Perché? Non si sa. Ebbene la privata cittadina si è trovata a rispondere a parecchi commentatori che commentavano a favore, o contro la sua decisione, e questo va bene, sta nel gioco e ancora sta dentro al perimetro del social.

Certo, andando a confrontare il numero di interazioni del suo post con i post di alcuni dei candidati messi nello stesso momento, ci si stupisce a vedere che il post della privata cittadina stava ricevendo molto più interesse. Ma il bello arriva quando la privata cittadina deve smentire in un paio di telefonate dei media locali la sua intenzione e spiegare che si trattava solo di provocazione. Ultimo step di questa riflessione il mazzo di fiori recapitato a casa, quindi sfondando la quarta parete che divide social dà vita privata, da un ammiratore sconosciuto che dichiara tutto il suo entusiasmo in caso di candidatura.

Alla fine di questa piccola parabola non voglio dare risposta alla domanda da un milione di dollari su quanto davvero contano i social sulla comunicazione. Anche perché dipende appunto da cosa vogliamo comunicare. Ma soprattutto da come vogliamo e sappiamo farlo. La considerazione è che il linguaggio dei social media è ad oggi ancora sconosciuto a tanti professionisti della politica e del sociale che passano il tempo a riversare in rete informazioni formattate e poste in modo che a nessuno venga davvero voglia di approfondirle. Saranno tutti impegnati ad abboccare alla provocazione, per quanto intelligente, del momento.

Bruno Mattei

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