La dimenticata storia dei Dicono di Mal di Schiena riemerge dalla rete

La dimenticata storia dei Dicono di Mal di Schiena riemerge dalla rete

Capita che cercando una cosa se ne trovi un’altra. Così ho trovato la storia di uno dei gruppi più demenziali di Crema. Un gruppo però composto da grandi musicisti che cercarono a cavallo tra gli anni ’90 e 2000 di essere un po’ gli Elio e le Storie Tese della Città Giocattolo senza riuscirci. Parliamo dei Dicono di Mal di Schiena (e già il nome). Partiamo dai nomi dei componenti del gruppo e di chi gli è gravitato attorno: Vincenzo Alghisio, Sabine Gatti, Uberto Bellodi, Filippo Riboni, Marco Moschetti, Filippo Guerini e Ruben Gardella.

Gente che poi negli anni a seguire avrebbe fatto cose decisamente più “alte”. Ma si sa alto e basso si toccano. Il gruppo nasce nell’aprile del 1998. E ancora non ha un nome. Gardella è il primo batterista ma se ne va prima che la formazione prenda l’assetto definitivo. Arriva alla batteria Marco Moschetti.

Nell’estate del ’99 la band ha una formazione stabile e inizia a girare per feste all’aperto facendo qualche concerto. Me lo ricordo. Erano piacevolmente sconcertanti. Penso che basti citare i titolo dei brani per capirlo. Io ricordo il delirante: Il signor Arpini non l’ha mai accompagnato a casa nessuno. Alla fine del 1999 registrano il loro primo e unico disco, che si intitola Primocidi. Riceve anche una recensione da Rockit (che si trova ancora in rete, QUI) che sostenzialmente stronca l’opera. Ecco il testo integrale della recnesione:

Mah, più che un album mi sembra uno sketches d’appunti questo “primocidì” dei Dicono Di Mal Di Schiena (arghh che nome!!!), quartetto dalla ridente cittadina qual’è Crema. Un taccuino d’appunti nel senso prendere tutto ciò che piace e infilarcelo dentro (in un improbabile cocktail dagli ingredienti + disparati, da Elio e le storie tese ai Sonic Youth ) senza un filo conduttore comune, o un’idea “forte” a tenere incollato il tutto. Così è sfilacciato, scostante, troppo dispersivo e quindi inevitabilmente noioso. Leggetevi i titoli e capirete tutto quanto. Canzoni lunghissime che rallentano, poi ripartono, poi si nevrotizzano quel tanto che “serve”, pseudivagazioni noise x completare il tutto, cantato cantilenante vagamente teatrale (bella comunque la voce di Sabine). Delle 6 canzoni l’unica degna di nota è l’ultima, Una meravigliosa storia d’amore : tormentato duetto tra le 2 voci maschio/femmina ad alto tasso di rabbia e autoironia (?) (peccato la chiusa in una perfetta quanto inutile coda strumentale lunghissima. Dura 9’27 !!!). Sono così i Dicono Di Mal Di Schiena. Autodefiniscono la loro musica “liscio metallizzato”, che è anche poetica e attraente come mix, ma oggi alla prova dei fatti il risultato è molto meno intrigante delle premesse. Vedremo fra un po’ cosa salta fuori. Mettiamoci lì e aspettiamo. Tanto tempo ce n’è (forse)

Nell’anno del signore 2000 l’attività è bella ricca. Partecipano a Cantiere Sonoro e arrivano in finale (con brano sul CD conpilation della manifestazione), partecipano a Music in progress e arrivano terzi (e la fonte che ho trovato dice che alla proclamazione ci furono mugugni per la cosa). Il genere musicale, come ricorda anche Rockit, era liscio metallizzato.

La fonte racconta anche cosa avevano fatto i musicisti prima di arrivare q questa band. Ci dicono che le due menti del gruppo furono Vincenzo Alghisio e Sabine Gatti. Alghisio, ci dicono, fondatore di un power trio con Umberto e Ugo bellodi chiamato Sabbioni (questi mi mancavano giusto). Sabine Gatti ci dicono membro di female punk band come: Plugs e i Marlin Phoenix, le seconde le ricordo. I tempi degli Hellekin Mascara sono da venire.

Bellodi invece già “se la tirava” con le partecipazioni per dire al Gruppo di Musica Estemporanea diretto da Enzo Rocco. Riboni aveva fatto parte niente meno dei Wild Breed di Massimo Zucca (questo è stato il filo). Moschetti aveva militato nei Krosmos, Guerini nei Darsana e in tribute band dei Pink Floyd.

Capitolo testi. La fonte riporta il testo di Fastidiosòdio (sono un pessimo elemento), scritto da Umberto Bellodi, con tanto di chiave di lettura per conprendere il testo. E qui vale la pena di riportare integralmente.

 

 

La mosca l’ha respinto nel nulla

L’amo scalare spinto nel nulla

Intra vortici colorati in bianco

 un cancello scalpita alla mia pressione

Battendo sul selciato la mia rabbia sfugge dalle dita dei piedi

E il tonfo ricarica la mia testa pesante

Grugnito intralcia la respirazione

 cadenzata ormai riduce

 a stomachevole il pasto delle dodici

Brusca frenata prude nelle orecchie interferendo con il mare sintetizzato di conchiglia

Fischio

 sottilissimo, ultrasonante, mi impedisce di trovare la frequenza nella testa

Mi impedisce di trovare la frequenza nella testa

Ma il rombo del sole si sforza di penetrare

 la nube e di perforare

 e dona apatia ed odio sociale

Fischio

Mi impedisce di trovare la frequenza nella testa

 

Parafrasi e note al testo

Il testo e la musica di questo brano hanno due origini distinte nonostante facciano capo allo stesso autore.

La musica (Sono un pessimo elemento) risale al Marzo 1997 e fu composta da Umberto Bellodi in occasione della bocciatura all’esame di guida per il conseguimento della patente B. Il testo (Fastidiosòdio) è stato scritto un anno più tardi durante uno snervante viaggio sul terrificante autobus Locale Crema-Milano su cui l’autore salì a causa di un clamoroso ed irreversibile errore di valutazione dovendosi recare all’Università degli Studi. Il Locale Crema-Milano è tristemente famoso per gli innumerevoli paesi dell’Interland che attraversa, impiegando sulla distanza di 40Km lo strabiliante tempo di un’ora e venticinque minuti contro i 45-50 minuti del Diretto. Testo e musica furono riuniti e arrangiati nell’Aprile1998.

  • Fastidiosòdio è una parola inventata derivante dalla crasi di diversi termini: fastidio, fastidioso, odio, Dio, parole-chiave per la descrizione dell’allucinante esperienza del viaggio sul locale.
  • L-A-M-O-S-C-A-L-(h)-A-R-E-S-P-I-N-T-O-N-E-L-N-U-L-L-A All’inizio della stesura del testo, il proposito dell’autore era quello di far passare il tempo cercando insiemi di lettere che, raggruppate diversamente, potessero dare origine a più frasi di senso compiuto…essendo il compito troppo arduo, i primi due versi della canzone sono gli unici ottenuti con questo sistema e sono stati orgogliosamente conservati.
  • Vortici colorati in bianco Rappresentano le ripetitive post-post-neo-barocche inferiate bianche dei cancelli di Spino d’Adda, a metà strada tra Crema e Milano.
  • Il tonfo E’il termine più gentile possibile per la descrizione del rivoltante transito dell’autobus sugli innumerevoli dossi artificiali.
  • Testa pesante Immancabile auto-citazione.
  • Grugnito intralcia la respirazione cadenzata L’autore, in quell’occasione, era persino tartassato da un fastidioso raffreddore e dal temibile “naso chiuso”.
  • Mare sintetizzato di conchiglia In una situazione allucinante come quella di questo drammatico viaggio, il romanticismo di questa definizione è vero e proprio eroismo che descrive così il fruscio che percepisce l’orecchio sfiorando il vetro lercio dell’autobus.
  • Ma il rombo del sole si sforza…odio sociale E’ una poetica descrizione meteorologica del tempo variabile; l’annotazione letterario-scientifica sfocia in uno sfogo soffocato dall’ansia.
  • In breve: il Locale Crema-Milano è all’origine del malessere esistenziale dell’uomo, e scusate se è poco.

Emanuele Mandelli

 

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