La mia esperienza in Terra Santa, con i più cari auguri di Buon Natale a voi tutti

La mia esperienza in Terra Santa, con i più cari auguri di Buon Natale a voi tutti

“…Dio è presso di noi nella persona di un bambino che ha la nostra vita nella Sue mani. Il mondo può essere rinnovato solo a partire dall’impossibile. Chi di noi celebrerà bene il Natale? Colui che, finalmente, deporrà, davanti alla mangiatoia, ogni violenza, ogni apparenza, ogni onore, ogni presunzione, ogni arroganza, ogni ostinazione. Colui che starà dalla parte degli umili e considererà grande solo il Dio-con-noi. Chi nel bimbo dentro la mangiatoia vedrà la gloria di Dio proprio nell’umiltà…”.

(Dietrich Bonhoeffer)

Con l’augurio – che rivolgo anzitutto a me medesimo – di riuscire a vivere, più che la magia del Natale, l’autenticità del Natale cristiano.

Antonio Agazzi

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Ho avuto il privilegio di partecipare a un Pellegrinaggio di nove giorni in Terra Santa, lo scorso Settembre, onorando una promessa formulata al Parroco della Cattedrale di Crema, Don Emilio Lingiardi, nei giorni in cui mia madre si stava spegnendo: è stata un’esperienza così ricca di stimoli che non riesco a non consigliarla; e non solo a chi fosse sospinto da motivazioni religiose: oltre alle ragioni della fede, ci sono tanti altri aspetti, storico-culturali, geo-politici, socio-economici, naturalistici che rendono il “viaggio” assolutamente unico.

Impagabile, tuttavia, rileggere e rimeditare i passi dei Vangeli non solo davanti agli affreschi delle Basiliche che li rievocano ma, soprattutto, nei luoghi in cui gli eventi documentati sono accaduti: mi sono portato a casa la convinzione che le corrispondenze storico-archeologiche e geografiche siano tali da rendere difficile il mettere in dubbio la storicità di Gesù; si potrà, al limite, continuare a non credere che sia il Figlio di Dio fatto Uomo, il Cristo della Fede, ma la fondatezza del racconto degli Evangelisti, ai miei occhi, è risultata confermata.

Anche spiritualmente, formidabile leggere le Beatitudini sul Monte da cui Gesù le ha proclamate – e con di fronte il Lago di Tiberiade! -; rinnovare le promesse battesimali immergendosi nelle acque del Giordano; passare tra le pianure che ispirarono le parabole di Gesù – quelle del buon seminatore, del grano e della zizzania -; ammirare i ‘gigli del campo…che vestono meglio di Salomone’;

riconoscere il sicomoro…di Zaccheo; attraversare i deserti, in particolare quello maestoso e roccioso della Giudea, leggendo la parabola del buon samaritano – ‘un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico…’ – e comprendendo tanti riferimenti di Gesù – ‘vai via che mi sei di scandalo (‘scandalon’ era la pietra d’inciampo, quella che impediva il passaggio, … metaforicamente … l’essere di ostacolo a Gesù nel compimento del proprio ‘cammino’, della volontà del Padre) -;

visitare la ‘Grotta del latte‘ (dove la Sacra Famiglia deve aver vissuto per almeno due anni e dove Gesù, quindi, fu allattato), fatta di pietra bianca toccando la quale ci si…infarina (e quando Gesù parlava di ‘lupi travestiti da agnelli’ aveva in mente i lupi che, sfregando il pelo contro tale pietra, si imbiancavano); a Beth Sahour (Casa dei Pastori) rintracciare, dentro la Grotta, delle piccole grottine – le cosiddette mangiatoie – in cui venivano deposti gli agnellini e i neonati, pare anche uno…eccellente; incontrare degli arbusti, provvisti di lunghe spine, da cui, presumibilmente, si ricavò un ‘casco’ che insanguinò il volto di Gesù sulla croce (la corona di spine);

visitare il Cenacolo e cogliere, anche in tal caso, la coincidenza con quanto descritto nei Vangeli (‘una sala al piano superiore’ dove il Maestro desidera ‘mangiare la Pasqua’); imboccare la Via Dolorosa per un’indimenticabile Via Crucis biblica, che ci ha fatto ripercorrere la Passione di Cristo fino al Calvario; visitare il ‘lithostrotos’, ovvero il cortile del Pretorio dove Gesù fu processato da Pilato, calpestando una pavimentazione su cui anche Lui camminò;

passeggiare, nell’Hortus Gethsemani, tra ulivi bellissimi, otto dei quali – accertamento affidato alla NASA – hanno circa 2.200 anni: quindi Gesù ha camminato tra alcuni di questi esemplari, cui fanno compagnia ulivi molto più recenti, uno da pochissimo piantumato (quello di Papa Francesco), un altro più “adulto” (quello di Paolo VI);

rileggere, la sera, la Passione, nel Santuario dell’agonia di Gesù; celebrare,…a Settembre, la S. Messa di ‘Natale’…nella Basilica della Natività, la S. Messa ‘in coena Domini’…presso il Cenacolino (al Cenacolo – proprietà dello Stato d’Israele – ai cristiani non è consentito, è stato concesso solo a Giovanni Paolo II, il Pontefice con cui il Vaticano ha riconosciuto lo Stato d’Israele), la S. Messa della Pasqua di Risurrezione…nella Basilica del Santo Sepolcro.

Dal punto di vista naturalistico, colpisce come, mentre da noi si persista nel disboscare – andando incontro a pesanti problematiche idrogeologiche -, in Israele si rimboschi, si porti l’acqua ovunque, strappando sempre più terra al deserto – una terra incredibilmente feconda proprio perché non coltivata da millenni – e migliorando il clima. Hanno un profondo rispetto della natura, del ‘creato’ – non praticano la caccia – e della vita – presso di Loro non esiste l’aborto -. La terra è coltivata con cura, ordinatissima che pare ‘pettinata’. Quanto al mare, bellissimo e moderno il litorale di Giaffa ma galleggiare, anche a non volerlo, nel mare più salato del mondo, il Mar Morto, non ha prezzo.

Poi, certo, c’è molto su cui riflettere: nell’approssimarsi a Nazareth, appena scorgi il complesso dei Salesiani, noti che accanto è sorta una Moschea; una clarissa testimonia che, al Suo arrivo a Nazareth, vi era una sola Moschea, ora sono 17. Nella Diocesi, affidata alla cura pastorale del Patriarca di Gerusalemme (comprende Israele, Palestina, Giordania e Cipro), i cristiani – di tutte le confessioni – non arrivano a essere il 2 %: è il dramma della terra in cui Gesù è nato, dove i cristiani sono presenti, in vaste zone, ormai solo grazie agli Istituti religiosi internazionali che accolgono i pellegrini, quando la guerra non ne scoraggia le visite. Francescani, benedettini, carmelitane…custodiscono eroicamente la memoria ma hanno un bisogno immenso dei pellegrini, per ragioni concrete –

i cristiani non hanno proprietà e, quindi, vivono di turismo religioso – e anche per evitare che i luoghi di Gesù vivano il paradosso dell’assenza di cristiani o divengano un Museo, come temeva già Paolo VI, forse il Pontefice più ricordato in Terra Santa, il primo a visitarla, il protagonista dello storico incontro a Gerusalemme con il Patriarca Atenagora I, il 05 Gennaio 1964.

Impressiona la Sinagoga frequentata da Gesù…divenuta ‘Moschea bianca’…; è comunque una costante, direi è ‘programmatico’ che le chiese cristiane siano ‘tallonate’ puntualmente da moschee e minareti. Non diversa la situazione a Betlemme, che pure, per la prima volta, ha un Sindaco donna e per giunta cattolica: qui la presenza cristiana era, un tempo, considerevole; oggi i cristiani sono circa 10.000, i musulmani più di 20.000.

La situazione politica e militare non aiuta, in particolare i cristiani, a immaginare qui un futuro per i propri figli e chi può si trasferisce: molte le costruzioni lasciate a metà; dal canto Loro, i giovani ebrei, pure stanchi di vivere una quotidiana “precarietà”, sacrificherebbero un po’ di terra per vivere come i giovani di tutto il mondo.

Chissà, essendo il futuro dei giovani…Il rapporto con l’Islam, tuttavia, comincia a preoccupare anche gli ebrei, i quali temono che venga meno l’equilibrio attuale: le famiglie musulmane sono numerose, quelle ebraiche più o meno come le nostre. La convivenza è oggi aiutata dal fatto che tutti conoscono entrambe le lingue, ebraica e araba, il che rende controllabile la predicazione nelle Moschee. Pur stretti nella tenaglia di Islam ed Ebraismo, religiose e religiosi cristiani operano instancabilmente, a beneficio di tutti indistintamente, gestendo Scuole, Ospedali, Case di Riposo di elevato livello qualitativo.

Interessante, al riguardo, il modo con cui lo Stato, in Israele, si rapporta con le Scuole, gli Ospedali, le Cliniche, le Case di Riposo…private, di matrice religiosa: eroga il 60 % del Loro bilancio, in periodi – rari – in cui cala la spesa militare…arriva anche al 66 %; in Palestina, al contrario, nessun contributo; in Italia ci attardiamo ancora a discutere ideologicamente sul ‘senza oneri per lo Stato’.

Dalla questione religiosa a quella politica, annosa: il rapporto tra lo Stato d’Israele e l’Autorità Nazionale Palestinese. Eloquente, in merito, la nostra visita alla Custodia di Terra Santa. L’economo, Padre Ibrahim ci dice: “le guerre sono fatte da molte persone che tra Loro non si conoscono e si massacrano, nell’interesse di poche persone che tra Loro si conoscono e non si massacrano”. Non sono molto fiduciosi: “qui domani è sempre peggio rispetto a ieri”.

Ma ci tengono a dire che ciò riguarda la ‘guerra quotidiana strisciante’ tra coloro che lì vivono; i pellegrini – fondamentale risorsa per Loro – non corrono rischi: verissimo, ripetutamente abbiamo passato il confine tra territori israeliani e palestinesi (non hanno territori uniformi e distinti ma confini che si incrociano a macchia di leopardo, il che ostacola i palestinesi nell’attività commerciale, impedendone benessere e sviluppo), mai una volta ci è stato chiesto il passaporto; la diffidenza è tra di Loro. Il dramma vero è a Gaza, non nei luoghi santi: ingente la quantità di morti, feriti, persone rimaste menomate, senza tetto, con Hamas – pare – in difficoltà, essendo la gente stanca di una vita…senza futuro.

Il soggiorno prolungato a Gerusalemme Ti fa capire il resto: per esempio che una simile città rappresenta un unicum, non potrà mai essere la capitale di uno Stato – ancorché gli Stati insistano a contendersela -, essendo evidentemente il cuore interreligioso dell’Umanità’ ed esigendo conseguentemente uno status internazionale, come già aveva compreso, nel ’44, Pio XII.
Si intuisce anche la forza vera dell’ebraismo: un popolo che prega, orgoglioso della propria identità.

Non solo la sera, ma lungo tutto lo svolgersi della giornata, recarsi al Muro…della preghiera – Muro del pianto è definizione impropria e anche offensiva per gli ebrei – è vivere un’esperienza toccante e illuminante: tanta gente, tanti giovani che pregano – leggendo i testi sacri prelevati in loco dalle librerie -, con la voce, con le parole, con i bigliettini lasciati nelle fessure, con i movimenti del corpo.
Da ultimo, due mete irrinunciabili: il Museo della Storia dell’Olocausto – lo Yad Vashem – e il Museo del Libro, che conserva i rotoli rinvenuti nel sito di Qumran, nel 1947, e risalenti all’incirca al 68-70 d.c., ovvero alla persecuzione ingaggiata da Tito contro i monaci nisseni.

Nel primo caso, commovente il Children’s Memorial – Memoriale dei bambini -: entri e, nell’oscurità, Ti si staglia dinnanzi una rassegna di fotografie di bimbi; avanzi e il buio si fa più intenso, punteggiato da innumerevoli stelline; una voce narrante elenca nomi, età e nazionalità delle piccole vittime del sonno della ragione incuneatosi, a un certo punto, nella Storia dell’Umanita’. Esci e pensi, inevitabilmente, all’assurdità e alla sfrontatezza delle teorie negazioniste. Consigliabile una sosta anche all’annesso Giardino dei Giusti delle Nazioni: un albero per ogni giusto, ovvero per ogni non ebreo che ha salvato un ebreo.
‘Chi salva una vita salva il mondo intero’, dice il Talmud.Al Museo del Libro, invece, si vive una commozione differente, ammirando, nelle vetrinette, i rotoli di Qumran – sia i papiri, scritti su una sola facciata e più fragili, sia le pergamene, compilate su ambedue i lati, tirate e sgrassate -: le scritte, ancora nitide e comprensibili, si sono fatte beffa del tempo e sono pervenute fino a noi.

E siccome a custodirle furono sei giare, il tetto dell’edificio del Museo – costantemente innaffiato dall’acqua, per assicurare una temperatura idonea al prezioso materiale – è appunto a forma di giara.
Non solo i rotoli ma la prima Bibbia di Aleppo, le…Tavole della Legge, insomma gli albori della civiltà.

Mi fermo qui, avendo cercato di comunicare, in parte, la miniera di motivi per cui vale la pena di regalarsi una simile esperienza, almeno una volta nella vita: in cima a tutti, il fatto che tra le tante missioni in giro per il mondo, i cristiani dovrebbero riscoprire l’importanza, forse il primato, di una terra di missione particolarissima, quella di Gesù.

Antonio Agazzi

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