La moschea non si fa più e la minoranza perde l’arma migliore. L’amministrazione abbozza ma sotto sotto è contenta

La moschea non si fa più e la minoranza perde l’arma migliore. L’amministrazione abbozza ma sotto sotto è contenta

La notizia è calata su questo quieto giovedì (quasi) estivo come una bomba. Quattro anni di gran casino per fare la moschea e poi tutto sembra sfumare nel nulla. La comunità islamica non ha i dindi. Inammissibile al bando che era stato pensato per far partecipare proprio lei. Fioccano i commenti e i comunicati stampa. Il primo a sollevare qualche legittimo dubbio e a fare della sana dietrologia è Antonio Agazzi. La sua tesi è semplice. La moschea si farà. Non ora. E’ una tregua da campagna elettorale. Ecco il suo comunicato:

E così la Comunità islamica di Crema, unica partecipante al bando, non ha fornito le garanzie economiche e bancarie necessarie. Ragion per cui la Commissione di valutazione ha bocciato il progetto. Il sindaco Bonaldi se la cava dichiarando che non ripresenteremo il bando…”durante questo mandato”. E’ un Sindaco non rieleggere: diversamente, ai Cremaschi…più nessuno leverà il Centro Culturale Arabo, su area pubblica, in Via Milano! I soldi c’erano, per lo meno 400.000 euro, come da dichiarazioni ai media del responsabile della Comunità islamica di Crema.) A me pare tutta una colossale presa in giro; e il Sindaco Bonaldi, la Sua Giunta, la Sua Maggioranza…che figura ci fanno? A chi han dato credito, per quattro anni nel corso dei quali hanno irresponsabilmente diviso la città, accusando la Minoranza praticamente di tutto? Ma le cose staranno davvero in questi termini o è solo una tregua preelettorale, una manovra, un diversivo, per non danneggiare oltre misura la ricandidatura di Stefania Bonaldi, agevolarne la rielezione, e poi, nel corso dell’eventuale secondo mandato, portare a casa il Centro Culturale Arabo? In questa penosa vicenda a latitare è stata la…trasparenza. Un po’ di chiarezza male non farebbe. Ricordo, inoltre, che continua a pendere sulla deliberazione adottata il 23 Luglio 2015…il mio ricorso al TAR, come in Comune sanno bene, visto che stanno resistendo, a spese dei cittadini-contribuenti, mentre io, ovviamente, spendo del mio… Sarà comunque difficile far dimenticare quattro anni incentrati su tale obiettivo, con il corredo di polemiche, accuse e cattiverie all’indirizzo di chi si è assunto – io ne sono orgoglioso – il compito di tutelare la sicurezza e la qualità della vita dei propri concittadini.

A seguire per la minoranza arriva il comunicato di Laura Zanibelli:

La notizia che l’unica richiesta per la costruzione di un centro culturale arabo in via Milano fosse giudicata non ammissibile dalla commissione comunale per mancanza di garanzie bancarie era nell’aria, dopo le notizie pubblicate a mezzo stampa. Ora è confermato. Che ci venga a fare le solite lezioni l’assessore alla partita è veramente curioso. Senza nessun percorso condiviso e costruito in città, per 4 anni ci hanno imposto loro regole solo allo scopo di dare spazio alla comunità islamica. Cosa mai negata nelle dichiarazioni, persino in consiglio comunale. Sono arrivati a costruire un bando che se fosse stato aperto veramente a tutte le confessioni religiose sarebbe stato sicuramente scritto differentemente; in realtà in certi suoi punti rasentava l’offesa nei confronti delle istituzioni religiose tutte, come abbiam fatto notare anche nelle nostre proposte di emendamenti. E ora ci dice che noi abbiamo urlato sul nulla! Bene allora ci dica cosa è costato ai cittadini tutto questo “nulla”, dall’ iniziale variante di PGT fino alla chiusura odierna. Purtroppo in questi 4 anni l’unica cosa di cui possono parlare è della divisione che son riusciti a costruire nella città, e non mi riferisco a cdx e csx, fino addirittura all’interno della stessa confessione islamica. Mai i cittadini di Crema si son trovati a manifestare pubblicamente, in vario modo, a favore o contro temi di questo genere, fino a quando si son trovati la giunta Bonaldi al governo. I cittadini di Crema son sempre stati aperti e rispettosi di chiunque, come dimostrano i lunghi anni di convivenza e progettualità costruite. Senza dietrologia di sorta, non è certo un caso se altri bandi son stati rifatti a breve distanza e questo già è dichiarato che non si rifarà. Un’ altra volta la dimostrazione di un pessimo modo di governare, anzi di non saper governare.

Le tesi della minoranza fanno sollevare il sopracciglio a Matteo Piloni che affida la sua risposta a Facebook.

Capisco il nervosismo del centrodestra cremasco. L’unica cosa di cui hanno parlato (il luogo di culto) per quattro anni oggi viene meno in quanto non è stata dichiarata ammissibile la proposta presentata. Sia chiaro: non riproporremo alcun bando. Non per convenienza o altro. Semplicemente abbiamo sempre agito con coerenza e linearità. Chi ha partecipato non aveva determinati requisiti. Punto. Ore la stesse persone che hanno urlato sul nulla per quattro anni, sputando veleni, lo faranno anche nei prossimi giorni, immaginando strategie, interpretazioni e dietrologie varie, non avendo null’altro di cui parlare. Al contrario, noi di cose di cui parlare e di fare ne abbiamo, eccome.

Secondo il nostro Stefano Mauri con questo commento Piloni rivendica la bontà della cosiddetta questione Musalla che non si farà e si chiede: e ora che fine farà la variante ad hoc prevista dal piano regolatore? A me sembra più che prenda le distanze, come a dire: quello che dovevamo fare lo abbiamo fatto. Siamo apposto.

Su una cosa ha di certo ragione Agazzi. Non si riparlerà di moschea prima del post elezioni del 2017. In fondo questa cosa fa davvero comodo alla maggioranza. Disinnesca la più grande fonte di polemiche del centro destra e quieta un po’ gli animi esagitati in città. Alle elezioni manca un anno. L’elettore medio, si sa, si scorda delle cose in sei mesi. Ergo per la fine dell’anno questa cosa sarà un pallido ricordo. Sono pronto a scommettere che il tema della sicurezza diventerà un tema portante per centro sinistra. Le prime avvisaglie c’erano già state con la querelle legata ai varchi elettronici. Bisogna quietare l’opinione pubblica.

Emanuele Mandelli (with Stefano Mauri)

 

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