15 Ott 2026, Gio

La musica è finita: non si suona più è le città muoiono. Ma perché?

Il quotidiano Il Cittadino di Lodi ha dato notizia ieri della chiusura dello storico locale Km298. Uno degli ultimi locali della vicina Lodi che proponeva musica dal vivo. E nel farlo ha pubblicato un articolo esplicito: A Lodi si suona sempre meno: che fine hanno fatto tutti i locali della musica live?

Un discorso che potremmo proiettare anche su Crema. Una cosa che a un distratto osservatore potrebbe farse scattare questo ragionamento: beh è la domanda e l’offerta, se alla gente non frega di una cosa allora non la si fa più. Ma vi assicuriamo che non è così.

Da fruitore e alle volte anche da organizzatore e realizzatore di musica o spettacoli dal vivo posso assicurarvi che la musica dal vivo continua ad avere un pubblico, continua a smuovere interesse, continua ad essere un bel gancio per portare le persone nei locali.

Qui entra in campo il mio amico Andrea Spinelli, che da appassionato ma soprattutto anch’esso da organizzatore ed esecutore molto più di me, ne sa. Sono 20 e passa anni che si sbatte e ha visto cambiare la situazione di anno in anno. Il buon Andrea ha pubblicato un lungo post che cerca di dare una spiegazione al fenomeno. Andiamo a vedere:

Spiegone semplice semplice diviso in punti.

1 – 120€ di SIAE + 150/200€ di service audio + costo della band + cibo e beveraggio band e fonico

2 – Leggi stringenti su orari , zonizzazione acustica con livelli incomprensibili tipo 65 decibel cioè il rumore di due persone che parlano vicino o di una strada poco trafficata

A fronte di questi due punti l’incasso del locale dev’essere almeno di 1000€ per andare a pari, i musicisti dovrebbero suonare per 50/70€ a testa tenendo conto delle loro spese che sono: corde, pelli della batteria, sala prove, viaggio ecc

Per farla più semplice ancora il discorso è sempre lo stesso, vado dal gestore del locale a chiedere di suonare e la domanda che mi pone è la solita: quanta gente mi porti? Ci abbiamo ironizzato tutti. Anche su tutti i discorsi tipo: ti pago in visibilità… Eppure possiamo davvero condannarli? Dico i gestori dei locali che non fanno più suonare le band di base, che al massimo ci provano con le cover band, o le tribute band o peggio ancora le party band?

Li abbiamo sempre condannati dicendo che la musica si paga. Ma alla fine tocca cercare di capire cosa sta succedendo. Andrea rincara la dose con un ragionamento che apre ad altri orizzonti interessanti. In realtà la musica dal vivo continua in qualche modo ad esserci, soprattutto d’estate. Dove? Ma alle manifestazioni legate ad iniziative benefiche, parrocchie, enti…

Ma perché? Ovviamente perché queste realtà godono, giustamente, di agevolazioni che permettono di abbattere i costi come la Siae agevolata, il fatto che chi lavora a queste feste sono i volontari della parrocchia o della associazione che quindi non si hanno costi di personale, le agevolazioni per l’approvvigionamento di cibo e beverage. Ma anche il fatto, ad esempio, che gli sponsor locali tendono ad agevolare e ad appoggiare le iniziative del territorio.

Che sono tutte cose giuste ma che tendono a livellare verso il basso le aspettative e la proposta culturale. Il risultato finale è sotto gli occhi di tutti. I locali chiudono, i centri storici si svuotano la sera perché non ci sono iniziative e le poche che ci sono castrate da assurdi regolamenti, i bar storici chiudono o vengono presi in gestione da realtà che non hanno interesse a rianimarli. Tutto questo abbatte l’indotto.

Chiude Andrea:

Meno locali, meno gente in giro, meno soldi , meno giro economico ma soprattutto MENO CULTURA. Più macchinette, più bar di cinesi, più maranza, più micro criminalità.  Ecco come muoiono le città.

E fino a qua analisi spietata di quello che sta succedendo. Si può fare qualcosa? Certo. Ma bisogna avere la voglia di farlo e anche la giusta mentalità. Le soluzioni sarebbero già tutte in quello che abbiamo scritto fino a qua allora? Diamo anche ai privati un po’ di agevolazioni e via?

Troppo facile. Qui vi faccio un esempio aziendale. Se in un gruppo di lavoro hai 5 pesi morti e 2 fenomeni non è facendo diventare pesi morti i due fenomeni che livellerai le cose e otterrai uguaglianza. Così facendo livellerai verso il basso e ti troverai a fallire e in più a rovinare anche chi lavorava bene. Occorrono delle politiche di livellamento si, ma verso l’alto.

Non sta certo a me dire come e quando attuarle e come farle. Ma smettiamola di dire che la gente non vuole pagare per la musica, che la musica non tira, che alla gente non frega nulla. Perché non è vero. Se proponi cose di qualità con la corretta organizzazione e i servizi ben strutturati le persone reagiscono. Sono reduce da una serata al Mantova Summer fest. Guardando il numero di eventi che una città come Mantova propone nel corso dell’anno c’è da rimanere e bocca aperta. Decine di concerti di grandi dimensioni per tutto l’anno a cui a cascata si uniscono come indotto centinaia di altre manifestazioni. Perché è ovvio: gente porta gente, interesse genera interesse.

La nostra città sta avendo la fortuna di avere per esempio un indotto turistico che nessuno si sarebbe mnai aspettato per l’eco lunghissima Di CMBYN. Ma pochissime realtà hanno saputo adeguarsi e prendere al balzo la cosa. Poche realtà private, un po’ la Pro Loco.

E’ tempo di fare delle scelte di campo. Anche per gli enti. Scegliere chi vale la pena di spingere e supportarlo come si deve. Meritocrazia. Va bene cercare di fare lavorare tutte le mille realtà che ci sono sul territorio. Ma alcune vanno aiutate a crescere. Soprattutto se si stanno impegnando a restituire al territorio quello che ricevono.

Non è un reato capitale aiutare anche le realtà commerciali, agevolare i gestori con un po’ di flessibilità sugli orari. Non sarebbe un dramma riformare la Siae sulla scorta di come funzionano queste realtà nei paesi del nord. Insomma, se vogliamo che le nostre città vivano dobbiamo aiutarle a vivere. Altrimenti possiamo chiuderci tutti in casa a guardare dalle persiane chiuse le vie vuote della nostra città.

emanuele mandelli

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