La pagina Facebook Quel che non sapevi ricostruisce la storia del Lago Gerundo

 

Guardi un campo di mais tra Lodi e Cremona e pensi: niente.

Piatto, anonimo, uguale a mille altri nella pianura lombarda. Invece lì sotto, fino a pochi secoli fa, c’era un lago.

Non uno stagno. Un lago da 180 chilometri quadrati — più grande dell’intera superficie urbanizzata di Milano. Si chiamava Lago Gerundo, si estendeva tra Bergamo, Lodi e Cremona, e in certi punti arrivava a 25 metri di profondità.

E c’era anche il drago.

Lo chiamavano Tarantasio. Era un serpente mostruoso, dicevano, con un alito capace di uccidere i bambini. La leggenda era radicata così a fondo nel territorio che ancora oggi alcuni stemmi araldici della zona portano tracce di quel mito.

Ma Tarantasio non era fantasia pura.

Le paludi del Gerundo erano reali, vaste e letali. Le esalazioni gassose delle aree stagnanti ammazzavano davvero — bambini, anziani, bestiame. Il drago era il modo in cui la gente del Medioevo spiegava qualcosa che non capiva ma che vedeva ogni giorno: persone che si ammalavano e morivano vicino all’acqua.

Aspetta.

Sotto quelle stesse acque, gli archeologi hanno trovato un mondo intero. Strade romane, palafitte, piroghe monolitiche datate tra il 400 e il 750 d.C. Un’ara dedicata a Mefite — la dea romana delle paludi — rinvenuta a Genivolta e conservata al Museo di Cremona. Secoli di vita umana, sommerse e dimenticate.

Il lago scomparve nel XIII secolo.

Non da solo: lo fecero sparire i monaci cistercensi, con un lavoro di bonifica durato generazioni. Il colpo finale arrivò nel 1220 con la costruzione del canale Muzza, che deviò e addomesticò le acque dell’Adda, prosciugando quello che restava del Gerundo.

Dove c’era il drago, oggi crescono mais e soia.

La pianura lombarda che tutti attraversano in autostrada senza guardarla — quella pianura lì — è costruita sopra un lago scomparso, sopra leggende medievali, sopra strade romane e piroghe altomedievali. Tutto sepolto sotto 45 centimetri di torba e secoli di memoria corta.

In breve:
Il Lago Gerundo copriva oltre 180 km² della pianura lombarda ed era profondo fino a 25 metri.
Il drago Tarantasio della leggenda locale aveva una base reale: le esalazioni delle paludi erano davvero letali.
I monaci cistercensi lo prosciugarono nel XIII secolo con il canale Muzza; sotto ci sono strade romane e piroghe del 400-750 d.C.

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