La radicalizzazione dello scontro mi ha fatto venire voglia di Pentapartito

La radicalizzazione dello scontro mi ha fatto venire voglia di Pentapartito

C’è una memorabile scena in Fantozzi subisce ancora, terzo film della saga del ragioniere più amato d’Italia, in cui il buon Ugo, in vista delle elezioni, si mette in malattia per seguire tutte le tribune elettorali e decidere chi votare. Scorrono i volti dell’epoca: Marco Pannella, Giovanni Spadolini, Ciriaco De Mita, Enrico Berlinguer, Pietro Longo, Giorgio Almirante, Bettino Craxi e Giulio Andreotti. Tutti fanno proclami in un sottile e pacato politichese aumentando la confusione dell’elettore. Tutti sembrano avere ragione.

Andando ancora più indietro nel tempo, alle elezioni politiche del 1953, ci si può imbattere per la prima volta nella teoria degli opposti estremismi. Una raffinata teoria di politica che in maniera occulta screditerebbe le forze estreme, a destra e sinistra, per raggruppare consensi al centro. Una strategia che si dice sia stata cristallizzata da Saragat in occasione del delitto Annarumma, nel 1969.

Comunque sia in Italia dal 1947 al 1992 hanno governato ininterrottamente i partiti del cosiddetto Pentapartito, ovvero: Democrazia Cristiana, Partito Socialista Italiano, Partito Socialista Democratico Italiano, Partito Liberale Italiano, Partito Repubblicano Italiano. Sembravano immutabili. La tranquillità della melassa centrista viene efficacemente ironizzata da Francesco Guccini nel brano La Genesi, contenuto in Opera Buffa del 1973, in cui Dio sostiene di essere socialdemocratico e di avere come slogan: avanti al centro contro gli opposti estremismi.

Ma c’è una data che forse segna l’inizio di tutto. Della fine del centro. Possiamo fissarla simbolicamente il 17 febbraio del 1992. E’ una mattina gelida. Davanti al Pio Albergo Trivulzio una volante della Polizia preleva Mario Chiesa, esponente di spicco del Partito Socialista a Milano. In tasca ha una bustarella da sette milioni di lire. E’ l’inizio di Mani Pulite. Un ciclone che spazza via la politica Italiana come l’abbiamo conosciuta dal 1947 al 1992.

Un processo che arriva a conclusione drammaticamente in un’altra data storica: il 30 aprile del 1993. Lo scandalo ha travolto Bettino Craxi, colui che fino a qualche mese prima sembrava essere un credibile statista farà la fine che tutti sappiamo. Quel giorno all’uscita dall’Hotel Raphael a Roma una folla inferocita gli lancia monetine e urla cose terribili, la più leggera è: Bettino il carcere è vicino.

Erano anni che “la gente” non faceva politica in modo così attivo e virulento. Oggi è “la gente” a dettare l’agenda ai partiti e ai loro leader. Non ci sono più quei leader seri da Tribuna Elettorale, che paiono seri padri di famiglia. La virulenza dei pensieri si è radicalizzata. Conquistare consensi si deve partendo dalla pancia della “la gente”. Il gentismo è quasi una corrente filosofica.

La Lega in questo è stata sempre molto avanti. Ha iniziato a cavalcare il malcontento delle persone sin da subito. Dieci anni prima di Mani Pulite, la data di nascita è 10 marzo 1982. Ma è con l’elezione di Umberto Bossi in senato del 1987 che si capisce che siamo già oltre la Prima Repubblica. Dagli al terrone, dagli al centralismo romano, dagli all’albanese. Gli slogan di allora sembrano lontani oggi che Matteo Salvini fa quello che neppure i più intransigenti difensori della patria-famiglia fecero negli anni ’70.

La moderazione politica è andata del tutto persa. Anche nei nostri politici, si quelli della Città Giocattolo. Ieri il caso su Facebook è stato l’attacco di Emanuele Coti Zelati, Sel, ad Antonio Agazzi, FI. Il buon Lele, come si faceva chiamare quando si presentò alla città come prodotto della società civile moderata, (avete scordato il comitato Leleggiamoci? E il delirante inno Meno male che Lele c’è? Ve li ricordo io) ha preso e ha messo alle strette Agazzi (l’iper moderato cattolico, fino al 2012, poi il fustigatore della giunta Bonaldi iper radicale nel discorso moschea). La richiesta? Dissociati da quello che i tuoi lettori dicono sulla tua bacheca riguardo ai musulmani e all’odio razziale.

Una discussione andata avanti a colpi di commenti per alcune ore con un fronte compatto di persone a chiedere ad Agazzi di dissociarsi dai commenti sulla sua bacheca con la domanda ripetuta: stai con Salvini o stai con la Caritas? (si parlava della protesta dei profughi). Tra parentesi, intanto a Roma il deputato di Sel Franco Bordo (il sorridente signore che alle feste estive del partito sta al forno delle pizze) presentava l’ennesima interrogazione parlamentare contro Casapound, come se fosse il problema primario del territorio.

Insomma l’estrema radicalizzazione dello scontro, su un lato o l’altro della barricata, sembra essere la strada da seguire. La tribuna sociale permanente dei social network poi permette di vomitare cose 24/7 su tutto e tutti. Che gli scontri politici a suon di pacati e ragionati comunicati di quando ho iniziato a scrivere, 1997, sembrano essere un duello in punta di fioretto. Oggi la clava è il metodo migliore contro gli avversari e per trovare consensi. Se la usano tre moderati come Agazzi, Coti Zelati e Bordo figuriamoci tutti gli altri.

Rivoglio il Pentapartito. Non so dove potrà portare tutto questo abbaiare. A livello cittadino le elezioni del 2017 sono lontane e se adesso il clima è questo… Ci vorrebbe qualcuno che abbassi la voce ed i toni ed inizi a fare più che a proclamare. Ma forse gli abitanti della Città Giocattolo non sono più preparati, o non sono ancora pronti, per questo. In fondo è molto più divertente stare su Facebook con la bava alla bocca ad attaccare tutto e tutti.

Emanuele Mandelli

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